Antisemitismo (con polemica) al 25 aprile di Milano? La versione diversa del Laboratorio Ebraico Antirazzista: “Noi accolti con applausi e affetto”
Da Delrio a Crosetto. Fioccano da ore sulle agenzie di stampa accuse di antisemitismo per la pesante contestazione alla Brigata Ebraica avvenuta al corteo del 25 aprile a Milano. Un fuoco incrociato proveniente da diversi schieramenti. Si parla di razzismo, estremismo e odio verso la stella di David. La versione però traballa di fronte a un altro racconto, quello degli esponenti del Laboratorio Ebraico Antirazzista e della rete Mai più indifferenti-Voci ebraiche per la pace. Il loro cordone, che non ha fatto certo mistero dell’identità ebraica, non solo non ha ricevuto critiche ma è stato accolto con entusiasmo e serenità da chi era in piazza.
“Non abbiamo avuto bisogno di alcuna protezione” scrivono sule loro pagine social. “Non abbiamo ricevuto una parola fuori posto ma anzi moltissimi applausi e saluti affettuosi dai presenti”. I due gruppi erano presenti alla manifestazione con due striscioni. “Ebree ed ebrei contro il fascismo in ogni tempo e in ogni luogo”, e “Cessate il fuoco, voci ebraiche per la pace”. Nessuna bandiera nazionale, mentre nello spezzone contestato c’erano quelle israeliane e statunitensi.
I partecipanti assicurano di non essersi mai sentiti minacciati o a rischio. Ieri come gli anni precedenti. La manifestazione per la Liberazione, “è stata anche stavolta un nostro spazio, sicuro, probabilmente perché le sensibilità e gli ideali che ci muovono – a prescindere dalla nostra identità, che sia religiosa, culturale o familiare – sono perfettamente compatibili con il senso di ciò che è stata la Resistenza: una lotta per la pace, per i diritti di tutte e tutti, per l’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo e suprematismo”.
Fondato nel 2020, il Laboratorio Ebraico Antirazzista riunisce giovani ebrei italiani che si oppongono alle politiche del governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese in Cisgiordania e a Gaza. Non negano la presenza nella società dell’antisemitismo ma rifiutano la strumentalizzazione politica fatta per silenziare e squalificare le proteste contro Netanyahu e dei suoi alleati. Negli ultimi due anni, come altri gruppi di ebrei per la pace sorti soprattutto negli Stati Uniti, hanno promosso eventi e manifestazioni per chiedere il cessate il fuoco nella Striscia e denunciare i crimini di guerra dell’esercito di Tel Aviv. Una delle ultime campagne promossa insieme a Voci ebraiche per la pace, vuole denunciare la “complicità e l’indifferenza del governo italiano e dell’Unione Europea nei confronti del genocidio del popolo palestinese di Gaza”.
Il Lea si è trovato più volte in contrasto con le dichiarazioni della Comunità ebraica, in particolare quella di Roma e Milano. Le posizioni sono molto distanti. Dopo la manifestazione di ieri il presidente della Comunità milanese, Walker Meghnagi, ha accusato l’Associazione di partigiani di aver “organizzato l’allontanamento della Brigata perché sin dall’inizio aveva detto no agli ebrei al corteo. Le bandiere di Israele? Nessuno aveva detto di non portarle”. Erano accompagnate da una gigantografia di Trump e i vessilli del principe iraniano Reza Pahlavi. Nel gruppo della Brigata ebraica c’era anche Eyal Mizrahi, il presidente dell’associazione Amici di Israele, finito al centro delle polemiche per la famigerata frase “definisci bambino” rivolta a Enzo Iacchetti in diretta tv.