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Addio Ranieri, Gasp è il nuovo re: la gloria effimera di Roma e il rodeo dei Friedkin | Il commento

Il tecnico che ha salvato il club un anno fa viene buttato giù dalla torre: piena fiducia all'allenatore, nonostante gli scarsi risultati sul campo. E si parla ancora del ritorno di Totti, il Godot de Noantri
Addio Ranieri, Gasp è il nuovo re: la gloria effimera di Roma e il rodeo dei Friedkin | Il commento
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A Roma, che il 21 aprile ha festeggiato i suoi 2779 anni di storia, esiste solo una cosa eterna: lei stessa. Il resto non è noia, come avrebbe detto Franco Califano, ma polvere, trascinata dagli eventi. La parola fine del rapporto dell’AS Roma con Claudio Ranieri, in un secco comunicato di 89 parole, è l’ennesima dimostrazione di quanto sia effimera la gloria nella Città Eterna. L’uomo che un anno fa risollevò la squadra scivolata ai margini della zona retrocessione grazie alla scellerata scelta di affidarne la guida a Ivan Juric, fino a sfiorare la qualificazione in Champions, è stato “dimissionato” da Dan e Ryan Friedkin due settimane dopo la famosa intervista rilasciata dal senior advisor prima del match contro il Pisa. Ranieri, esasperato dopo le ripetute lamentele di Gian Piero Gasperini, quella sera mise a nudo i problemi di rapporto con l’allenatore, derubricato a quarta scelta dopo il rifiuto di altri candidati. Il consigliere speciale dei Friedkin puntualizzò che tutte le operazioni di mercato erano state controfirmate e avallate dal tecnico. Una difesa, quella di Ranieri, rivolta alla tutela della rosa e del lavoro svolto entro il perimetro del fair play finanziario dal direttore Frederic Massara, candidato alla prossima uscita dirigenziale.

In queste due settimane, complice il tam tam di alcune radio, una parte della tifoseria si è schierata pro Gasp e ha preso le distanze da Ranieri, fino ad arrivare al punto che la Roma ha preteso di non inquadrare sui maxischermi l’ormai ex senior advisor in occasione del match contro l’Atalanta, nel timore di una ingenerosa bordata di fischi.

Nell’inevitabile gioco della torre, i Friedkin hanno scelto Gasperini. La Roma da oggi è sua, dalla squadra alla scelta degli uomini che dovranno occuparsi del calciomercato. Una presa di posizione di assoluta fiducia, nonostante i risultati ai limiti del fallimentare di questa prima stagione all’ombra di Gasp: eliminazione al primo turno di Coppa Italia, addio all’Europa League agli ottavi, sesto posto in campionato, 15 sconfitte in 44 partite, media-vittorie del 52,27%. Un cammino di alti e – soprattutto – bassi, in cui la gestione dei cambi è apparsa spesso discutibile – vedi le partite decisive contro la Juve in campionato e contro il Bologna in Europa League –, segnato da continue frecciatine rivolte contro la dirigenza e dai rapporti non proprio idilliaci con alcuni giocatori, fino agli scontri con lo staff medico.

Ranieri era stato chiaro la scorsa estate: la Roma ha le mani legate per almeno due sessioni di mercato. Come spesso accade, nel viavai delle operazioni sono stati commessi errori: alcuni innesti hanno funzionato – Wesley, Malen e Ghilardi -, altri no – Ferguson, Tsimikas, Zaragoza, in parte El Aynaoui -. Si poteva fare meglio, sicuro, ma anche Gasp avrebbe potuto fare meglio nella gestione della rosa. Certe volte bisogna essere realisti e allargare i propri orizzonti: vedi Maurizio Sarri sull’altra sponda del Tevere, con una Lazio costretta a non operare nel mercato estivo, ma trascinata in finale di Coppa Italia.

L’addio di Ranieri e le chiavi in mano consegnate a Gasp rappresentano l’ennesima rivoluzione dell’era-Friedkin. Si ritorna alla casella di partenza, esattamente al 2020, quando la famiglia texana rilevò il club da James Pallotta. La Roma non partecipa alla Champions dalla stagione 2019-2020 e nonostante tutto, già si parla del rinnovo del contratto per il trio dei giocatori che ha segnato l’era del sesto posto: Mancini, Cristante, Pellegrini. Nel frattempo, sono stati messi alla porta un allenatore di fama planetaria come José Mourinho, artefice della conquista della Conference nel 2022; una bandiera come Daniele De Rossi; un totem come Claudio Ranieri. Oggi, dopo l’ennesimo giro di giostra, il nuovo re di Roma è Gasperini. Si parla, ancora una volta, del ritorno di Totti, il Godot de Noantri. Domanda: ma se il vero problema fossero i Friedkin, trumpiani di ferro che vivono il calcio come se fosse un rodeo di cow boy?

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