“La fine di un regno”. Con queste parole il rifugio francese Tonga Terre d’Accueil ha annunciato la morte di Djibo, il leone più anziano d’Europa, “morto all’età inimmaginabile di 27 anni”.
Per la struttura non era solo un ospite, ma una presenza simbolica. Djibo era arrivato nel 2012, quando “era stato sequestrato da un circo e accolto al rifugio con anche la leonessa Yendi, entrambi in uno stato di grande debilitazione”. Una storia segnata fin dall’inizio da fragilità e sopravvivenza. L
e prime fasi non sono state semplici. “Segnato dal suo passato, Djibo si era da subito dimostrato molto diffidente verso gli umani, per poi calmarsi gradualmente nel corso degli anni”. Con il tempo, la diffidenza ha lasciato spazio a una convivenza più stabile, seppur sempre distante. Dopo la morte di Yendi nel 2016, il leone ha condiviso il suo spazio con un’altra leonessa, fino al secondo addio nel 2024. Una vita lunga, ma segnata da continui cambiamenti e perdite.
Negli ultimi giorni la situazione è precipitata. “Fino a metà aprile, Djibo è rimasto in forma per la sua età. Purtroppo la sua salute è peggiorata bruscamente in pochi giorni: non mangiava più e non riusciva più a muoversi. I nostri veterinari hanno così deciso di accompagnarlo con l’eutanasia»”. Una scelta difficile ma necessaria per evitargli ulteriori sofferenze. Resta ora il vuoto in chi lo ha accudito per oltre quattordici anni. Per il rifugio, “la sua presenza e il suo carattere sono stati parte integrante della nostra vita quotidiana”.
La longevità di Djibo un caso raro
La sua longevità resta un caso raro: in natura i leoni vivono mediamente poco più di un decennio, mentre anche in cattività superare i vent’anni è eccezionale. I 27 anni di Djibo diventano così un’eccezione statistica, oltre che una storia di sopravvivenza fuori scala.
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