Dietro alle transenne che circondano il palco, in prima fila, un gruppo di ragazze inquadrate dalle telecamere canta a piena voce il ritornello di “New York”. Sugli spalti due fidanzati se lo urlano addosso. Tommaso Paradiso, invece, resta immobile a godersi il momento, il microfono rivolto verso il pubblico. Forse, basterebbe questo semplice quadro a descrivere il legame che, negli anni, il cantautore romano è riuscito a costruire con i suoi fan. La gente che ha amato i Thegiornalisti e alterna in cuffia l’aria di festa di “Riccione” alle melodie spaccacuore di “Tutte le notti” e “Dr. House”.
Abbigliamento minimalista con maglia e pantaloni neri, mercoledì 22 aprile, Paradiso è tornato a esibirsi per l’ottava volta in carriera all’Unipol Forum di Milano. Un traguardo che ha celebrato con due ore di live senza ospiti (una rarità al giorno d’oggi) e una scaletta che ha messo insieme il suo repertorio presente e passato. Dai brani più intimi come “Tra la strada e le stelle” a quelli più festaioli, fino al mix di soul, spaghetti western e pop vintage di “La luna e la gatta”. “Che belle facce, grazie di essere qui nonostante il traffico e la design week”, ha esordito dopo aver aperto lo show con “Sensazione stupenda”. Per poi entrare, con “Lasciamene un po’” e “Fine dell’estate”, nel vivo di una playlist indie-pop cantata da giovani coppie, ma anche famiglie e comitive di amici millennial e gen Z.
L’artista ha spesso dialogato con i fan, introducendo le canzoni con ironia e attraverso alcuni aneddoti. “Pensate, adesso durante i concerti prendo i sali minerali, è un miglioramento della mia vita. Tempo fa invece ho scritto questo brano che inizia con il verso ‘Vorrei morire brillo’”, ha scherzato prima di “Sold out”. Nelle canzoni più emotive, è emersa la sua cifra stilistica principale. “Blu ghiaccio travolgente” è stata una dedica a due persone presenti tra il pubblico. “Ho letto questo messaggio che mi hanno mandato, è una storia particolare che non divulgherò per tatto. Ma voglio dedicare questa canzone ad Alessandra e Greta e a chi non c’è più nella loro vita”. Per “Questa nostra stupida canzone d’amore”, con il finale ripetuto più volte in acustico, Paradiso ha chiesto di illuminare il Forum con le torce degli smartphone: “Ho inventato io questo momento con le vostre luci, sono un po’ come Pippo Baudo”. Il climax è arrivato verso la fine dello show, con la sanremese “I romantici”, “che di solito è per mia moglie e mia figlia, ma stasera la dedico a Davide Simonetta, con cui l’ho scritta”, “Non avere paura” e “Felicità putt*na”.
Durante le due ore di concerto, l’artista è anche sceso dal palco a cantare insieme alle prime file del parterre, tra abbracci, cartelloni e palloncini a forma di cuore. Ha alternato la sola voce a tratti in cui ha suonato chitarra e tamburello, accompagnato da una band affiatata di sette musicisti e due coriste “che hanno avuto offerte miliardarie. Ma io li ho pagati di più”, ha ironizzato. Ad applaudirlo anche i colleghi Calcutta e Brunori Sas “in memoria del vecchio indie”, il produttore Juli e “quel figaccione di Olly”, tutti accolti dal boato del pubblico. Alla fine de “I nostri anni”, una presa di posizione implicita sul momento che stiamo attraversando: “Saranno pur anni di me*da, ma la storia cambierà”. Chiusura affidata a “Completamente”, diventata quasi un inno, e “Non mi va”.
Il cantautore romano proseguirà il suo tour oggi a Torino, per poi toccare Bologna, Padova, Firenze e Napoli, prima di esibirsi nei principali festival estivi.
(Ph. Elisabetta Lazzè)