Il Perù sospende l’acquisto di 24 jet dagli Usa e Washington li minaccia: “Useremo ogni mezzo per tutelare i nostri interessi”
L’amministrazione Trump prende di mira il Perù, minacciando di “usare tutti gli strumenti a disposizione” per “tutelare” gli interessi di Washington nel Paese. La ragione: il presidente ad interim, José Balcázar, ha sospeso l’acquisto di 24 F-16 Block 70 (Lockheed Martin). L’operazione era stata concordata con l’ex-presidente José Jerí, rimosso dall’incarico il 17 febbraio e sotto processo per corruzione. Per Balcázar l’operazione, dal valore di 3,5 miliardi di dollari, comporta un “indebitamento molto consistente per il Paese”. Il presidente – il cui mandato scade a luglio – ha rinviato la decisione al prossimo governo che nascerà da “un’elezione e dalla volontà dei cittadini” e avrà quindi la legittimità per “occuparsi di temi di questa portata”. Balcázar ha ribadito che “non c’è un contratto firmato” e “nemmeno un cronoprogramma” che illustri i passaggi dell’acquisto.
Se ne discuterà in Consiglio dei ministri che “nei prossimi giorni” dovrà prendere una decisione. Di qui la reazione scomposta dell’ambasciatore Usa a Lima, Bernie Navarro, su X: “Se trattate in malafede con gli Stati Uniti e boicottate gli interessi statunitensi siate certi che, come rappresentante dell’amministrazione Trump, userò tutti gli strumenti a disposizione per tutelare e promuovere la prosperità e la sicurezza del nostro Paese e della regione”. Interpellato dalla stampa, Balcázar ha sostenuto che l’ambasciatore Usa “non è ben informato” sui motivi reali della sospensione dell’acquisto. “Vorrei parlare con il presidente Trump e spiegargli la situazione”, ha rilanciato il capo di Stato peruviano, denunciando che “non è consono l’atteggiamento di un ambasciatore intento a imporre una compravendita” a un Paese terzo. E ancora: “Il rinvio del contratto non dovrebbe comportare alcun rischio per la tenuta dei rapporti bilaterali”.
Secondo il giornalista di inchiesta Ángel Páez la sottoscrizione dell’accordo era prevista venerdì. Di qui la presenza dei rappresentanti della stessa Lockheed Martin, giunti a Lima la scorsa settimana. L’acquisto è stato oggetto di critiche, poiché il costo finale – 3,5 miliardi di dollari – supera di gran lunga l’importo approvato dal Parlamento peruviano. Gli accordi Usa-Perù prevedono anche l’investimento di 1,5 miliardi per la costruzione di una base navale nella località portuale di El Callao. Il Perù è stato inoltre designato alleato principale esterno della Nato in America Latina.
Sulla vicenda è intervenuto anche il candidato ultraconservatore Rafael López Aliaga che si è fatto portavoce delle istanze Usa intimando Balcázar di onorare “gli accordi in essere per l’acquisizione degli aerei F-16”. López ammonisce che l’eventuale inadempimento avrebbe “gravi conseguenze commerciali e di sicurezza“, implicando “ostacoli migratori per i peruviani negli Stati Uniti”.
Al centro del dibattito rimane la necessità di sostituire le vecchie flotte di Mirage2000 e MiG-29. “Rallentare l’ammodernamento della flotta lascerebbe il Paese in svantaggio, a livello logistico e tecnologico rispetto ai vicini della regione”, sostiene l’associazione di Ufficiali generali e ammiragli del Perù. Altre pressioni giungono anche dalla Camera di commercio di Lima per la quale “la sospensione indefinita” dell’acquisto degli F-16 potrebbe “indebolire l’immagine del Paese”, aumentando “l’incertezza” degli investitori. Tuttavia il Perù ha anche altre urgenze in termine di servizi essenziali, infrastrutture e sicurezza cittadina (tema al centro della recente campagna elettorale). Il Paese attraversa anche una difficile impasse dopo il voto del 12 aprile. Il conteggio è fermo al 94%, con Keiko Fujimori in testa (17%) e Roberto Sánchez e Rafael López, entrambi attorno al 12%, che si contendono il secondo posto per il ballottaggio. Il conteggio è fermo, causa diverse irregolarità, con almeno 5mila verbali ora in fase di verifica. I risultati definitivi arriveranno a metà maggio e il nome del prossimo presidente sarà noto il 7 giugno, al secondo turno. “Non si era mai verificato un ritardo del genere”, ha dichiarato Roberto Burneo, presidente del Jurado nacional de elecciones. Nell’attesa il Parlamento si propone come l’ultimo residuo di governance in un Paese allo sbaraglio. “Le parole dell’ambasciatore rappresentano una chiara ingerenza in decisioni sovrane”, ha denunciato la deputata Silvana Robles. È d’accordo Guido Bellido che ha “energicamente” respinto il “tono minaccioso” e “altisonante” del diplomatico di Washington. Altri parlamentari contestano la “mancanza di trasparenza” nel “processo di selezione” per l’acquisto dei velivoli statunitensi.