Mondiali, Azzurri ripescati? La BBC: “La Fifa non farà nessuno scambio con l’Iran”. L’iniziativa di Zampolli un’altra figuraccia per il calcio italiano
L‘Italia del calcio si è già abbastanza svilita sul campo, con la disfatta in Bosnia che è costata l’assenza dal terzo Mondiale consecutivo. Non aveva bisogno di un’altra figuraccia. Invece deve “ringraziare” Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Donald Trump, che ha pensato di sfruttare la tragedia di una guerra in corso per provare a garantire alla Nazionale azzurra un posto immeritato alla prossima Coppa del Mondo, al via a giugno tra Usa, Canada e Messico. L’Italia al posto dell’Iran: una proposta tanto imbarazzante quanto sconclusionata, che infatti è stata già rispedita al mittente. La Bbc, citando sue fonti, ha riportato la secca smentita della Fifa, che non ha in programma e non ha intenzione di sostituire la Nazionale di Teheran con gli Azzurri.
“Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali”, ha detto Zampolli al Financial Times. L’inviato speciale di Trump è al centro delle cronache grazie al servizio di Report, intitolato La guerra di Epstein, che parla di un patto tra lui e Melania Trump in relazione proprio ai rapporti tra il tycoon, la First Lady statunitense e il finanziere pedofilo. Zampolli ha minacciato “azioni legali” contro la trasmissione diretta da Sigfrido Ranucci. Non solo: secondo il New York Times, la sua ex Amanda Ungaro –madre del loro figlio 16enne e arrestata per frode negli Usa – è stata deportata in Brasile dall’Ice proprio su pressione di Zampolli.
L’inviato speciale di Trump si sarebbe occupato del dossier Mondiali all’interno di un suo piano per “riparare i legami” fra il presidente Usa e la premier Giorgia Meloni, dopo gli attacchi di Trump al Papa per la guerra in Iran. Da quando l’attacco di Israele e Usa a Teheran ha provocato lo scoppio della guerra in Medioriente, si parla dell’ipotesi di non vedere la Nazionale iraniana ai prossimi Mondiali, visto che dovrebbe giocare proprio negli Stati Uniti. Il regime aveva inizialmente annunciato il boicottaggio, poi la federazione nazionale aveva proposto alla Fifa lo spostamento delle partite in Messico o Canada. Ipotesi rispedita al mittente. Trump non si è mai espresso chiaramente sulla questione. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, sì.
“La squadra iraniana verrà sicuramente“, ha detto Infantino la settimana scorsa a Washington, ribadendo la linea dell’ottimismo portata avanti da settimane. “Speriamo che per allora, naturalmente, la situazione sia pacifica. Ciò sarebbe sicuramente d’aiuto”, aveva aggiunto. “Ma l’Iran deve venire, se intende rappresentare il proprio popolo. Si è qualificato, vuole davvero giocare e deve giocare”, aveva sottolineato. Per Infantino questo è il primo Mondiale a 48 squadre, da lui fortemente voluto. I rapporti di affari e amicizia con Trump sono smaccati, ma il presidente Fifa sulla presenza dell’Iran ci si gioca la faccia.
Sugli possibili scenari in caso di assenza della Nazionale di Teheran si è letto di tutto in queste settimane, soprattutto perché il regolamento Fifa permette di prendere qualsiasi decisione. The Athletic aveva perfino paventato l’idea di un super–playoff a cui avrebbe partecipato anche l’Italia. Ad oggi però l’ipotesi più concreta è che l’Iran giocherà i Mondiali. E nel caso questo non dovesse accadere, Infantino chiamerebbe un’altra Nazionale della Confederazione asiatica, per non rovinare quei delicati equilibri geopolitici che gli hanno garantito l’egemonia sul mondo del pallone. Ma non è nemmeno questo il punto.
Il calcio italiano e la Nazionale sono ancora alle prese con le macerie dell’eliminazione in Bosnia. La lotta per la presidenza della Figc si sta trasformando nell’ennesimo esercizio di potere interno al sistema. Il gruppo azzurro è da ricostruire, a partire dal prossimo commissario tecnico, con la flebile speranza che nel frattempo dai giovani possa arrivare nuova linfa. In questo scenario, tutto deve sperare l’Italia tranne che ottenere una qualificazione a tavolino, frutto del ranking Fifa (siamo al 12esimo posto, il più alto tra le squadre escluse dai Mondiali) e di un passato glorioso che non riusciamo più a onorare. Speculare sulle disgrazie altrui e sugli effetti correlati di una guerra devastante per giocare la Coppa del Mondo, significa raschiare oltre il punto più basso della storia del nostro amato pallone, che abbiamo già toccato più volte negli ultimi anni.