Lufthansa taglia 20mila voli per la crisi carburante, ma WizzAir rassicura: “Eccesso di allarmismo, scorte fino al 2027”
La crisi dello Stretto di Hormuz e l’aumento dei prezzi del carburante costringono Lufthansa a tagliare. Martedì la compagnia tedesca, leader europea dei trasporti aerei e proprietaria di Ita Airways, ha annunciato la cancellazione di 20mila voli a corto raggio programmati tra maggio e ottobre. L’obiettivo, come si legge nella nota del gruppo, è di ridurre i consumi a causa dei conflitti in Medioriente. Secondo le stime di Lufthansa la misura consentirà di risparmiare circa 40mila tonnellate di jet fuel nei prossimi mesi. I primi 120 voli sono già stati cancellati e riguardano partenze programmate fino alla fine di maggio.
I tagli riguarderanno solo i collegamenti di CityLine, la divisione regionale della compagnia. La sua chiusura, che era già prevista da mesi, è stata solo anticipata. Da tempo in perdita, CityLine paga il prezzo del caro carburante e dei continui scioperi che hanno inciso sull’operatività. Ai circa duemila dipendenti, con una flotta di 27 aerei, è stata proposta una ricollocazione nelle altre società del gruppo. Nonostante il ridimensionamento, Lufthansa ha assicurato comunque di avere scorte sufficienti per tutta l’estate, anche se la compagnia sta rivedendo la programmazione dei voli di medio raggio, con eventuali aggiornamenti attesi tra fine aprile e inizio maggio. Si allunga così la lista di linee aeree costrette a tagliare, come la scandinava Sas che ha cancellato mille partenze ad aprile o l’olandese Klm che ne annullerà 160 a maggio.
Un’apparente crisi dei trasporti che però sembra non toccare la low cost ungherese WizzAir. “C’è un eccesso di allarmismo” noi “abbiamo una copertura del carburante (hedging) pari al 70% per i prossimi sei mesi e intorno al 60% fino a marzo 2027“, ha detto a Fanpage il Corporate Communications Manager, Salvatore Gabriele Imperiale. WizzAir infatti “conta oltre mille rotte in più di 50 Paesi ed è fortemente concentrato sull’Europa, che si conferma un mercato stabile e resiliente anche in contesti di crisi”. Come spiega Imperiale, tutte le capacità che prima erano destinate alle aree oggi in conflitto sono state riallocate in Europa. A dover preoccupare “non è la disponibilità del carburante, ma il suo prezzo” il cui impatto però non è uniforme. Nel caso della lowcost, Imperiale non prevede aumenti automatici dei costi né l’introduzione di tasse extra o sovrapprezzi retroattivi.