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Libia, gli esperti Onu: “L’Italia ha violato l’embargo addestrando soldati”. Contestate anche decine di voli militari

Sono due dei rilievi mossi al governo Meloni nel Final Report destinato al Consiglio di sicurezza. Nelle settimane in cui si svolgevano gli eventi, tra la fine del 2024 a l'inizio del 2025, scoppiava il "caso Almasri"
Libia, gli esperti Onu: “L’Italia ha violato l’embargo addestrando soldati”. Contestate anche decine di voli militari
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Un “addestramento di natura militare” terminato il 26 dicembre 2024. Circa 40 voli militari tra la fine dello stesso anno e l’inizio del 2025 sui quali l’Italia “non ha dato spiegazioni“. Sono due dei rilievi mossi al governo Meloni nel Final Report del Panel di Esperti Onu sulla Libia destinato al Consiglio di sicurezza. Nelle stesse settimane in cui si svolgevano gli eventi contestati a Roma scoppiava il cosiddetto “caso Almasri“.

“L’Italia ha svolto una sessione di addestramento militare fornita ad attori armati libici in violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 del 2011“, ovvero l’embargo sulle armi, si legge nel rapporto. Il panel “ha accertato che la missione di assistenza e sostegno bilaterale in Libia ha condotto un corso di addestramento sulle tecniche di combattimento militare” concluso il 26 dicembre 2024, in merito al quale gli esperti hanno richiesto ulteriori informazioni all’Italia senza ricevere “alcuna risposta”. L’addestramento, specifica il dossier, “era di natura militare, pertanto ha costituito una violazione“.

La risoluzione 1970 venne adottata all’inizio del 2011 quando, nel contesto delle cosiddette “primavere arabe” che portarono a cambi di regime in diversi paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, in Libia scoppiarono proteste di piazza contro il governo di Muammar Gheddafi, poi soffocate nel sangue dalle autorità di Tripoli.

L’addestramento criticato dagli esperti delle Nazioni Unite risale al dicembre 2024 e prevedeva un corso sul “metodo di combattimento militare” per 27 allievi ufficiali dell’accademia di Tripoli, organizzato nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia. A condurlo, gli istruttori del Mobile Training Team “Metodo di Combattimento Militare” del Centro Addestramento Paracadutismo e del 184° Reparto Comando “Nembo”, “che hanno addestrato i corsisti all’uso delle tecniche di combattimento corpo a corpo“, si legge nel comunicato ufficiale del ministero della Difesa.

“Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia – ha replicato il ministero degli Esteri -, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative, pur da notificare preventivamente su impulso del ministero della Difesa”. “L’Italia ha risposto alle osservazioni”, prosegue la nota, e “viene chiarito che è stata svolta e viene svolta attività di addestramento a beneficio delle Forze Armate libiche. L’azione, senza fornitura di armamenti, viene eseguita in linea con la ‘roadmap’ delle Nazioni Unite e anche insieme nostri principali partner”. “Lo stesso panel di esperti Onu – conclude la Farnesina – ha ringraziato l’Italia per la visita ispettiva, menzionata nel rapporto, svolta a Gioia Tauro nel maggio del 2025, in cui è stato consentito il più ampio e trasparente accesso, a dimostrazione della nostra piena cooperazione”.

Ma non è l’unica accusa che l’Onu muove al governo Meloni. L’Italia “non ha dato spiegazioni” sulla natura dei voli militari in Libia, una quarantina, a cavallo tra la fine del 2024 e l’inizio 2025, scrivono nel rapporto gli esperti Onu precisando che l’embargo sulle armi non si applica agli aerei militari e alle navi da guerra temporaneamente introdotti nel territorio della Libia, esclusivamente per consegnare beni o agevolare attività altrimenti esentate o non contemplate dall’embargo sulle armi. In questo periodo i voli finiti sotto esame sono stati 124, effettuati da 5 Paesi: Russia, Turchia, Gran Bretagna e Usa, oltre all’Italia. Tutti hanno fornito spiegazioni tranne Washington e Roma, appunto. I voli italiani – si legge nella tabella allegata al rapporto – sono tutti partiti da Pisa, diretti soprattutto a Misurata, ma anche Tripoli e Bengasi.

Sono i giorni in cui in Italia deflagra il caso Almasri. Il 18 gennaio 2025 la Corte Penale Internazionale aveva emesso un mandato d’arresto internazionale d’urgenza nei confronti del generale libico Nijeem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria di Tripoli, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Il 19 gennaio l’uomo viene individuato e arrestato dalla Digos a Torino, dove si era recato per assistere a una partita di calcio. Il 21 gennaio 2025 la Corte d’Appello di Roma ne ordina la scarcerazione immediata a causa di vizi procedurali e della mancata convalida dell’arresto e 24 ore più tardi Almasri viene rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano (su un Falcon 900 dei servizi segreti), atterrando a Tripoli dove viene accolto come un eroe.

Il caso ha rappresentato un grave incidente diplomatico e giuridico per l’Italia, portando al deferimento del Paese presso l’Assemblea degli Stati parte della CPI per mancata cooperazione: nello specifico, a Roma è stata contestata la mancata consegna del generale libico dopo il suo arresto.

(Foto del Ministero della Difesa)

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