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Madre e figlia avvelenate, l’avvocato di Gianni Di Vita: “Nessuna dimenticanza, ricostruzioni precise. Atteso confronto sul tema ricina”

Il penalista smentisce quindi l’ipotesi di vuoti di memoria nella ricostruzione dei fatti e ribadisce che il suo assistito ha elencato con precisione i cibi consumati la sera del 23 dicembre
Madre e figlia avvelenate, l’avvocato di Gianni Di Vita: “Nessuna dimenticanza, ricostruzioni precise. Atteso confronto sul tema ricina”
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“Non esiste alcun tipo di dimenticanza e il mio assistito ha sempre fornito ricostruzioni precise”. È netta la posizione dell’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvenute a fine dicembre a Pietracatella. Di Vita, marito e padre delle vittime, è stato sentito come altre persone, tra cui la figlia maggiorenne, dagli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso per ricostruire quanto avvenuto durante i pranzi e le cene precedenti al Natale. Tra il 23 e il 24 dicembre le due donne si sentirono male e alcuni giorni dopo sono decedute.

Il penalista smentisce quindi l’ipotesi di vuoti di memoria nella ricostruzione dei fatti e ribadisce che il suo assistito ha elencato con precisione i cibi consumati la sera del 23 dicembre, in gran parte avanzi, escludendo anche la presenza di altri alimenti. Secondo la difesa, inoltre, nei giorni festivi alcuni cibi sarebbero stati preparati in casa ma consumati anche in contesti familiari differenti, elemento che renderebbe più complessa la ricostruzione puntuale delle ultime ore. Tutti i cibi presenti nell’appartamento di Pietracatella – dal pesce ai funghi, conserve e altri alimenti – erano stati sequestrati e analizzati dando esito negativo ai vari test compreso quello del botulino. Gli esami tossicologici e microbiologici eseguite allo Spallanzani erano risultati negativi.

Uno dei punti ancora al centro dell’indagine riguarda la possibile presenza di ricina, sostanza altamente tossica di origine vegetale. Su questo aspetto l’avvocato invita alla massima cautela, sottolineando come non vi siano certezze sugli esiti degli accertamenti e sulle fonti delle indiscrezioni circolate. “Non sappiamo a quali esami si faccia riferimento, se a quelli dello Spallanzani, del Cardarelli o ad altri accertamenti”, ha spiegato il legale, ribadendo che il suo assistito non risulta indagato. Secondo indiscrezioni è stata rilevata la positività alla ricina per le due vittime, ma non sui campioni dell’uomo. La figlia maggiore invece non aveva partecipato ai pranzi e cene considerati i possibili eventi dell’avvelenamento.

Intanto, sul piano scientifico, è previsto per un confronto tra la difesa e un tossicologo di alto profilo. Si tratta di una call tecnica utile ad approfondire le caratteristiche della sostanza al centro degli accertamenti e le sue possibili modalità di azione sull’organismo umano. “Non esiste una letteratura ampia e consolidata sugli effetti della ricina sull’uomo”, ha osservato Facciolla, sottolineando la necessità di chiarimenti scientifici che possano supportare anche il lavoro investigativo. Il percorso peritale proseguirà poi il 29 aprile a Bari, dove il medico legale Benedetta Pia De Luca procederà all’esame dei vetrini istologici prelevati durante le autopsie del 31 dicembre. Si tratta della fase conclusiva degli approfondimenti tecnici, che si svolgeranno in contraddittorio tra le parti. L’inchiesta resta al momento a carico di ignoti e prosegue tra verifiche tossicologiche, accertamenti medico-legali e ricostruzioni dettagliate degli ultimi giorni di vita delle due vittime. Sabato poi gli investigatori della Squadra mobile avevano effettuato un ulteriore sopralluogo nella casa di Pietracatella (Campobasso) che è tuttora sotto sequestro.

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