Il mondo FQ

Sánchez con Xi “dalla parte giusta della storia”: da Pechino un segnale a Trump contro la “legge della giungla”

Il premier spagnolo è stato ricevuto dal leader cinese: sul tavolo il deficit commerciale di Spagna e Ue, ma anche il ruolo di Madrid negli equilibri del mondo ridisegnato dalle politiche del tycoon
Sánchez con Xi “dalla parte giusta della storia”: da Pechino un segnale a Trump contro la “legge della giungla”
Icona dei commenti Commenti

La Spagna è con la Cina “dalla parte giusta della storia”. La formula scelta da Xi Jinping per accogliere Pedro Sánchez a Pechino e suggellare rapporti bilaterali “al massimo livello da 53 anni” sottintende i rispettivi significati che i due protagonisti hanno voluto dare al vertice. Perché per quanto si trattasse di un bilaterale, tra il premier spagnolo e il leader cinese c’era un convitato di pietra: Donald Trump. Così, nella Grande Sala del Popolo, riservata dal regime ai principali eventi politici, la voce europea più critica verso Washington è stata accolta e valorizzata dal principale rivale strategico degli Stati Uniti.

In questo passaggio delicato degli equilibri globali – segnato dalle fibrillazioni geopolitiche diffuse causate dalla postura della Casa Bianca a trazione Trump e dal conseguente riassetto delle relazioni tra Bruxelles, Washington e Pechino – la visita del capo della Moncloa non è solo un episodio bilaterale, ma un tassello di una più ampia ridefinizione del posizionamento europeo verso la seconda economia del mondo. E’ stato Sánchez, lunedì, a fissare sul fronte spagnolo ed europeo il punto centrale della visita: lo squilibrio commerciale tra Ue e Cina. Madrid spera di ridurre un deficit più che raddoppiato in quattro anni, che sfiorerà i 50 miliardi di dollari nel 2025, il 74% del deficit commerciale totale della Spagna. Per questo “abbiamo bisogno che la Cina si apra, in modo che l’Europa non debba chiudersi”, ha detto Sánchez, definendo il deficit europeo – che nel 2025 ha toccato i 360 miliardi di euro – “sbilanciato” e “insostenibile nel medio e lungo termine”. Un’apertura al dialogo, dunque, ma con richiesta esplicita di riequilibrio. Un risultato che a fine vertice Sánchez ha rivendicato, annunciando di aver siglato accordi per facilitare l’accesso dei prodotti spagnoli al mercato cinese, promuovere investimenti e progetti nei settori di trasporti e infrastrutture.

Negli ultimi mesi anche Emmanuel Macron ha rilanciato il dialogo con Xi, pur mantenendo una linea di cautela strategica. Ma oltre a ciò i numeri degli europei restano limitati: poche visite, un solo vertice Ue-Cina nel 2025, nessuna vera intensificazione sistematica. Non c’è stata, in altre parole, una corsa europea verso Pechino, ma un cauto riposizionamento necessario a ridurre la dipendenza politica dagli Usa. Una dinamica che va letta alla luce del cosiddetto “effetto Trump”. Il ritorno alla Casa Bianca del miliardario newyorkese ha accentuato l’approccio unilaterale degli Stati Uniti, sia sul piano commerciale sia su quello geopolitico. Dalle pressioni esercitate sugli alleati europei attraverso i dazi alle tensioni sull’uso delle basi militari, Washington ha ridotto il dialogo e gli spazi di coordinamento con l’Europa. In questo contesto, alcuni Paesi Ue hanno iniziato a guardare a Pechino in modo più pragmatico e autonomo.

Così se da un lato il premier spagnolo si pone come interlocutore affidabile per Pechino, dall’altro mantiene una postura europea sul commercio e sulla difesa degli interessi industriali. Ma è sul piano politico interno ed euro-atlantico che la sua posizione assume un significato più forte. Il socialista è stato tra i leader europei più critici nei confronti di Trump e della sua dottrina, opponendosi all’uso delle basi militari spagnole nell’escalation con l’Iran e adottando su un tema sensibile come l’immigrazione un approccio diametralmente opposto anche a quello intrapreso dall’Ue. Proprio mentre si trovava a Pechino, Sánchez ha confermato che il Consiglio dei ministri spagnolo approverà l’annunciato decreto per la regolarizzazione di circa 600.000 migranti, che nel messaggio ufficiale rivolto agli spagnoli ha definito “cittadini“.

Xi ha colto l’occasione per ribadire la convergenza politica con Madrid, rivolgendo a Sánchez un apprezzamento che ha il sapore dell’endorsement per quanto fatto nel nuovo mondo modellato dal trumpismo. “La Cina e la Spagna sono Paesi di principio che agiscono con integrità morale ed entrambi sono pronti a schierarsi dalla parte giusta della storia”, ha dichiarato il leader cinese. E’ un’espressione che Xi ha usato anche in altre occasioni, ma con formulazioni diverse. Cina e Francia “dovrebbero dimostrare la loro responsabilità, sostenere la bandiera del multilateralismo e stare con fermezza dalla parte giusta della storia”, ha detto il 4 dicembre 2025 incontrando Emmanuel Macron. D’altronde la stessa Cina e il Brasile “devono stare risolutamente dalla parte giusta della storia, difendere meglio gli interessi comuni dei due paesi e del Sud del mondo e sostenere congiuntamente il ruolo centrale delle Nazioni Unite e i principi di equità e giustizia internazionale”, ha affermato Xi in una telefonata del 23 gennaio 2026 con il presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva. Questa volta l’affermazione non è un auspicio ma una constatazione che pone Madrid al fianco di Pechino nel “respingere il ritorno del mondo alla legge della giungla“.

Sullo sfondo, resta un dato: la relazione con Pechino rimane complessa, attraversata da interessi economici rilevanti e da profonde divergenze politiche. In questo quadro, la visita di Sánchez rappresenta un segnale: l’Ue cerca spazio tra Washington e Pechino, senza rinunciare a nessuna delle due direttrici ma cercando di ridurre i rischi su entrambi i fronti. Per Pechino è l’occasione per rimarcare che il fronte occidentale è tutt’altro che compatto: un messaggio per il convitato di pietra, Donald Trump.

(foto dal profilo X della Moncloa)

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.