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Domenico Caliendo, l’istanza al gip per analizzare il cuore malato del bimbo. Il nuovo caso di Gioia morta nell’ottobre del 2025

Al centro degli sviluppi più recenti dell'indagine - in cui sono indagati i chirurghi e gli infermieri che operarono prima a Bolzano e poi a Napoli - c'è l’incidente probatorio fissato per il prossimo 28 aprile al Policlinico di Bari. Nel frattempo emerge un’altra vicenda, probabilmente destinata ad aprire un nuovo fronte giudiziario
Domenico Caliendo, l’istanza al gip per analizzare il cuore malato del bimbo. Il nuovo caso di Gioia morta nell’ottobre del 2025
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Un nuovo tassello si aggiunge all’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Tra accertamenti tecnici, nuove acquisizioni investigative e iniziative legali della famiglia, il quadro si arricchisce ora anche di un ulteriore caso che solleva interrogativi sulla gestione clinica in ambito cardiochirurgico pediatrico. Quello di una bimba – nata con una grave malformazione – morta nell’ottobre scorso.

Incidente probatorio e nuovi accertamenti

Al centro degli sviluppi più recenti dell’indagine – in cui sono indagati i chirurghi e gli infermieri che operarono prima a Bolzano e poi a Napoli – c’è l’incidente probatorio fissato per il prossimo 28 aprile al Policlinico di Bari. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha presentato un’istanza al gip chiedendo che, nel corso dell’accertamento, sia presente anche il cuore malato del piccolo Domenico, espiantato prima del trapianto. Secondo il legale, si tratta di un passaggio fondamentale: “È un esame che va fatto perché ci sono degli interrogativi a cui dare una risposta”. L’obiettivo è chiarire in modo definitivo le condizioni dell’organo originario e il loro eventuale peso nel decorso clinico che ha portato al decesso del bambino. Non sono stati esclusi ancora errori anche nella procedura di espianto avvenuto nell’ospedale San Maurizio, dove lavorò l’equipe arrivata da Napoli con un contenitore per il trasporto fuori dalle linee guida e poco ghiaccio. Tanto che fu richiesto al personale di sala dell’ospedale bolzanino che fornì il ghiaccio secco che danneggiò il cuore.

Parallelamente, la Procura di Napoli – con i pm Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci – ha disposto una nuova acquisizione di video e fotografie nell’ambito dell’indagine per omicidio colposo in concorso. Il materiale riguarda in particolare la sala operatoria e sarà integrato da un accertamento tecnico irripetibile, il cui conferimento è fissato per il 16 aprile. Elemento chiave sarà anche l’analisi del cellulare di un operatore socio-sanitario presente durante l’intervento, dal quale verranno estratte informazioni ritenute utili agli inquirenti.

Il nodo degli interrogatori e delle cartelle cliniche

Sul fronte giudiziario, restano sotto osservazione le posizioni del cardiochirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, già coinvolti nel procedimento per presunto falso legato a modifiche della cartella clinica del piccolo Domenico. Non si esclude un possibile rinnovo degli interrogatori preventivi davanti al gip di Napoli, ipotesi che lo stesso Petruzzi ha definito “irrituale”. Secondo il legale, “qualcosa deve essere successo durante gli interrogatori delle scorse settimane”, circostanza che avrebbe spinto gli inquirenti ad approfondire ulteriormente alcuni aspetti, anche attraverso nuove audizioni di persone informate sui fatti, tra cui la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, e alcune perfusioniste dell’équipe cardiochirurgica. La difesa del cardiochirurgo Guido Oppido, primo operatore al Monaldi la mattina del 23 dicembre, ha prodotto un video in cui si vede il cuore battente del bimbo alle 14.34. Secondo le testimonianze del personale presente però il medico avrebbe eseguito la cardiectomia prima che il contenitore con l’organo prelavato a Bolzano fosse aperto, intorno alle 14.18. Una successione temporale fondamentale da chiarire per gli inquirenti.

La trattativa per il risarcimento

Sul piano civile, si avvicina un passaggio significativo: il 4 maggio entrerà nel vivo la trattativa per il riconoscimento di un risarcimento stragiudiziale alla famiglia Caliendo. L’incontro si terrà presso la sede dell’Unità operativa complessa Affari Legali dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’invito al tavolo è stato esteso anche ai medici indagati e all’Azienda sanitaria del Trentino-Alto Adige. Tuttavia, come chiarito da Petruzzi, un’eventuale mancata partecipazione o contestazione di responsabilità non bloccherà il percorso negoziale con la struttura ospedaliera.

Il caso della piccola Gioia

Nel frattempo emerge un’altra vicenda, probabilmente destinata ad aprire un nuovo fronte giudiziario. Si tratta del caso di Gioia, una bambina nata il 5 settembre e morta il 7 ottobre 2025, appena 58 giorni prima dell’intervento su Domenico. La piccola era affetta da una grave malformazione cardiaca congenita, il cosiddetto “truncus aortico”, diagnosticato già in fase prenatale. Dopo la nascita al Policlinico, era stata trasferita lo stesso giorno nel reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi.

Secondo la ricostruzione fornita da Petruzzi – che assiste anche i genitori della bambina – i primi segnali di peggioramento clinico sarebbero comparsi il 12 settembre, con aumento della frequenza respiratoria e segni di tachipnea. Tuttavia, la consulenza cardiochirurgica sarebbe stata effettuata solo il 21 settembre, con decisione di intervento il giorno successivo. “Un atteggiamento attendista immotivato”, sostiene il legale, che ipotizza una correlazione tra il ritardo e la morte della bambina. Secondo la letteratura scientifica citata dalla difesa, un intervento tardivo può aumentare fino a quattro volte il rischio operatorio.

Le criticità post-operatorie

Ulteriori perplessità riguardano la fase successiva all’intervento. Sempre secondo quanto riferito da Petruzzi, non sarebbe stata attivata alcuna procedura interdisciplinare per valutare soluzioni alternative come il trapianto o l’utilizzo di un dispositivo di assistenza ventricolare come il Berlin Heart. Due elementi, secondo la prospettazione difensiva, avrebbero inciso in modo determinante: da un lato la perdita di chance legata al ritardo nell’intervento, dall’altro la mancata attivazione di un approccio multidisciplinare considerato essenziale in casi così complessi. Le due vicende – quella di Domenico Caliendo e quella della piccola Gioia – pur distinte, finiscono così per intrecciarsi in un contesto più ampio di verifiche sulla gestione clinica e organizzativa della cardiochirurgia pediatrica. Da un lato gli accertamenti tecnici e investigativi proseguono per chiarire eventuali responsabilità penali; dall’altro si moltiplicano le iniziative civili per il riconoscimento dei danni. In entrambi i casi, il punto centrale resta la ricostruzione puntuale delle scelte mediche, dei tempi di intervento e delle procedure adottate.

Le prossime settimane, con l’incidente probatorio di Bari, gli esiti delle analisi tecniche e l’avvio della trattativa risarcitoria, si preannunciano decisive per delineare con maggiore chiarezza responsabilità e dinamiche di due storie che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica.

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