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Francesca Fialdini: “Giacomo Bongiorni era un mio compagno di classe. Sapere che è morto a causa di una violenza degenerata, messa in atto da ragazzini è doppiamente doloroso”

Il ricordo della conduttrice sul suo compagno di classe ucciso a Massa. La testimonianza della compagna: "L'hanno pestato a morte"

di Redazione FqMagazine
Francesca Fialdini: “Giacomo Bongiorni era un mio compagno di classe. Sapere che è morto a causa di una violenza degenerata, messa in atto da ragazzini è doppiamente doloroso”

Francesca Fialdini sui social ha commentato la morte di Giacomo Bongiorni, l’uomo aggredito da un gruppo di ragazzi in piazza a Massa, dopo un rimprovero. “Giacomo Bongiorni era un mio compagno di classe. – ha scritto la conduttrice – Sapere che è morto a causa di una violenza degenerata, messa in atto da ragazzini è doppiamente doloroso. Giacomo era un papà, e ha agito in quanto tale oltre che da cittadino”.

E ancora: “Mi chiedo ora dove siano i papà di quei ragazzi e anche dove siano gli altri cittadini, quelli che ci governano pensando che parlare di educazione emotiva a scuola non serva a nulla. Ma anche quelli che non mettono in piedi nessuna offerta alternativa credibile per i giovani, che oggi hanno evidentemente bisogno di altro per una socializzazione sana e rispettosa”.

“Ora però – ha concluso- piango un compagno di giochi, un padre di famiglia, e anche un bambino – suo figlio – che ha visto tutto. Come città dovremmo stare vicino alla sua famiglia. Non con la rabbia della vendetta ma con la salda convinzione che questa tragedia debba trasformare le coscienze di questa comunità ferita. E impoverita. Ciao Giacomo!”

Intanto ha parlato Sara Tognocchi, compagna di Giacomo Bongiorni, in un’intervista al Corriere della Sera: “Non è vero che Giacomo è morto perché è caduto per terra dopo un cazzotto. È morto per le botte, ho continuato a chiedere aiuto, a dire che dovevano smetterla. Ma loro non hanno smesso. L’hanno pestato a morte”

Sabato sera eravamo usciti con alcuni amici, c’era anche mio fratello Gabriele con suo figlio – ha continuato -. Stavamo andando a prendere un kebab, erano da poco passate le 21:30. In piazza Palma c’era un gruppetto di giovani: erano in sei, forse sette. Hanno cominciato a lanciare bottiglie contro la vetrata del negozio e mio fratello ha detto ‘ma non tirate le bottiglie: ci sono le persone che possano farsi male’. Gabriele si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente”.

Poi “hanno circondato mio fratello e poi il mio compagno. Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Non hanno detto nulla. Li picchiavano e basta. Mio fratello è finito per terra e hanno continuato a picchiare. Non si sono mai fermati. Pestavano Giacomo, io lo vedevo a terra e loro sopra”. “Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato – ha continuato la donna -. A quel punto e solo a quel punto sono scappati. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: ‘Babbo, alzati. Per favore alzatì. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra. Non ci credo ancora che sia morto sotto gli occhi di chi lo amava. Sotto gli occhi miei e quelli di suo figlio, che poi, per lo choc, è stato portato in ospedale. E questo per cosa?”.

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