"Chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione" - 2/2
Nella petizione di “Siamo ai titoli di coda” si legge: “Chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello il 6 Maggio 2026 e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica. Quella sala deserta sarà la conseguenza di questo scenario e il nostro grido: non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana”.
Questi i motivi:
Tradimento dell’Eccezione Culturale: Denuncia della trasformazione del cinema da “bene culturale” a “prodotto di mercato”, favorendo le logiche del profitto globale a discapito della diversità delle storie italiane.
Asservimento alle Major Straniere: L’Italia viene ridotta a un semplice “service logistico” per le produzioni americane, sovvenzionando i monopoli esteri con fondi pubblici invece di sostenere l’indipendenza culturale nazionale.
Tagli Drastici al Settore: Il fondo per il cinema subirà tagli lineari pesanti, con una previsione di riduzione a soli 500 milioni di euro entro il 2027, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’intera filiera. Lo scenario si aggrava vedendo le modalità di ripartire queste risorse a discapito del cinema nazionale per favorire quello estero.
Gestione di Cinecittà: L’uso dei fondi PNRR (300 milioni) viene criticato perché destinato a creare un hub per i colossi USA, con costi inaccessibili per le imprese italiane che vengono così escluse dai grandi teatri di posa.
“Censura Morbida” e Criteri di Finanziamento: Accusa di uno smantellamento culturale che boccia progetti di alto profilo civile per finanziare l’intrattenimento commerciale. Viene inoltre denunciata l’assenza di registe donne tra i progetti finanziati e la presenza di figure politiche nelle commissioni d’esperti.
Perdita di Sovranità Normativa: Critica alla presenza della Motion Picture Association (MPA) americana nelle commissioni parlamentari italiane per influenzare la scrittura delle leggi nazionali sul cinema.
Sottomissione Etica: Protesta contro il finanziamento pubblico a un sistema industriale legato a nazioni che alimentano conflitti e crisi geopolitiche.
Clima di Paura e Propaganda: Volontà di rompere il silenzio imposto dalla “gogna mediatica” e dalla propaganda ministeriale che nasconde la crisi reale del comparto dietro successi di facciata.