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Davanti alla manipolazione politica dei social, la GenZ africana usa un’arma infallibile: toglie l’attenzione

Quando i governi interrompono il traffico dati, i ragazzi trasformano i propri dispositivi in una maglia di comunicazione orizzontale
Davanti alla manipolazione politica dei social, la GenZ africana usa un’arma infallibile: toglie l’attenzione
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Le tattiche di resistenza digitale non hanno più confini. Migrano da un continente all’altro, si copiano, si adattano. Quello che funziona a Kathmandu arriva a Lagos nel giro di ore.

In Nepal, a settembre 2025, il governo decise di bandire 26 piattaforme social – tra cui TikTok, WhatsApp e Facebook – con il pretesto di contrastare i “crimini online”. La risposta fu senza precedenti. La GenZ nepalese non si limitò a scendere in piazza, ma in meno di una settimana rovesciò l’esecutivo. Quella spinta dal basso ha trovato sbocco istituzionale il 5 marzo 2026, con le elezioni generali. Il voto ha decretato la vittoria del nuovo primo ministro Balendra Shah, noto come “Balen”. Trentacinque anni. Ex rapper della scena underground. Il suo è un profilo di rottura: primo capo di governo di origine Madheshi nella storia del Paese.

L’ultimo fronte di questa tensione è il Gabon, dove dal 17 febbraio 2026 l’autorità garante delle comunicazioni ha imposto un blocco a tempo indeterminato delle principali piattaforme social, inclusi Facebook, TikTok, WhatsApp e YouTube. La misura, ufficialmente giustificata dalla necessità di contrastare la “disinformazione” e il “cyberbullismo”, è scattata in risposta alle crescenti proteste sindacali e agli scioperi degli insegnanti iniziati a dicembre 2025.

I giovani africani della GenZ – ragazzi tra i 14 e i 25 anni – sono ormai oltre 500 milioni e rappresentano circa il 30% della popolazione del continente. In molti Paesi il controllo del dissenso ha abbandonato le forme rudimentali: si è fatto invisibile e sistemico. Una “ingegneria del silenzio”.

Al di là dei blackout totali della rete, già sperimentati durante le fasi elettorali in Uganda, Etiopia e Tanzania, le autorità adottano oggi tecniche di manipolazione algoritmica estremamente raffinate. Ripristinano la connettività, ma attivano una censura selettiva: i contenuti che documentano gli abusi delle forze di sicurezza vengono rimossi con il pretesto della violazione degli standard della community. Gli hashtag della protesta subiscono improvvisi malfunzionamenti tecnici. Nel frattempo, i feed si riempiono di narrazioni filogovernative, veicolate da influencer che promuovono messaggi di pacificazione nazionale. La realtà dei conflitti sociali sparisce sotto una coltre di normalità costruita.

Il ruolo delle Big Tech, in questo scenario, è determinante quanto ambiguo. Meta opera con sedi strategiche a Johannesburg, Lagos e Nairobi. A dicembre 2025, in conformità con le direttive della Tanzania Communications Regulatory Authority, ha limitato drasticamente le voci del dissenso tanzaniano.

La risposta giovanile a questo assedio ha un nome: “igiene digitale condivisa”. Quando i governi interrompono il traffico dati, i ragazzi trasformano i propri dispositivi in una maglia di comunicazione orizzontale: protocolli Bluetooth, applicazioni come Bridgefy. I telefoni diventano nodi di una rete capace di trasmettere informazioni su arresti e posti di blocco per chilometri, senza passare dai server centralizzati.
Ma la reazione più drastica si è consumata sul fronte culturale. Dopo gli scontri del 29 ottobre 2025 in Tanzania, che hanno causato centinaia di vittime tra i giovani, il silenzio delle stelle del Bongo Flava è stato sanzionato duramente. Diamond Platnumz, Harmonize, Zuchu, Ali Kiba: nessuno ha parlato di quello che è successo, nessuno ha preso posizione. E così i fan hanno risposto svuotando le playlist, rimuovendo il “follow”. L’arma politica più efficace: la capacità di distruggere la popolarità digitale è l’unica valuta che conta nel nuovo ordine sociale.

Internet è un campo di battaglia asimmetrico: i giovani sono più veloci, l’intelligenza collettiva batte il controllo verticale e il silenzio diventa presa di posizione. Quando tutto il resto fallisce, resta l’arma più semplice e devastante: togliere l’attenzione.

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