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“I genitori sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. Mi sembra surreale”: così Paolo Crepet

Lo psichiatra critica i genitori che aspettano i figli tredicenni ubriachi a notte fonda

di Redazione FqMagazine
“I genitori sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. Mi sembra surreale”: così Paolo Crepet

Paolo Crepet continua a girare l’Italia con lo spettacolo “Il reato di pensare“, mentre il 14 aprile uscirà il nuovo libro “Riprendersi l’anima”. Lo psichiatra e sociologo nell’intervista a Il Tirreno ha anticipato dei temi della sua ultima fatica editoriale.

“C’è un capitolo in cui racconto cosa è accaduto a due giornalisti che sono andati a piazza Santa Croce a Firenze alle tre di notte – ha raccontato – per documentare quello che succede: tredicenni ubriachi, armati di coltelli. Ma la cosa ancora più sorprendente è che, dopo aver parlato con loro sul giro di pusher in piazza, proprio sotto gli occhi di Dante (la statua, ndr), poco distante hanno incrociato un affollamento di automobili dei genitori di quei ragazzi, che li aspettavano pazientemente, a notte fonda, per riaccompagnarli a casa. Una situazione al limite della schizofrenia“.

I genitori? “Sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. È come se fossimo pavidi, incapaci di reagire. Mi sembra surreale. Ai genitori andrebbero poste due domande: pensi che questo sia un buon inizio di vita per tuo figlio, o ti stai solo adeguando a quello che fanno tutti? E poi, soprattutto: visto che concedi ai tuoi figli queste stupide libertà (perché queste sono stupide, non autentiche libertà) pensi che siano più felici? Perché se qualcuno lo pensa davvero, abbiamo vissuto due vite diverse”.

Il titolo del libro “Riprendersi l’anima” non è scelto a caso perché si chiede “se siamo felici, se lo siamo stati o se speriamo di poterlo essere, può sembrare un esercizio provvisorio e perfino ingenuo, ma alla fine è l’unica domanda che ha un senso compiuto”.

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