Se la bella stagione è sinonimo di lunghe passeggiate all’aria aperta, per i proprietari di cani rappresenta anche l’inizio di un periodo di costante apprensione. Oltre a zecche, vipere e forasacchi, uno dei pericoli più temibili è rappresentato dalla Thaumetopoea pityocampa, comunemente nota come processionaria del pino. Questo lepidottero è tristemente famoso non solo per la sua azione distruttiva sulle chiome degli alberi, ma per l’elevatissima tossicità che sprigiona durante il suo stadio larvale. A complicare il quadro è intervenuto il riscaldamento globale: le temperature anomale hanno anticipato il ciclo biologico dell’insetto, che ormai abbandona i nidi invernali già a partire dal mese di febbraio, esponendo precocemente animali e bambini al rischio di contatto.
Come riconoscerla e dove si nasconde
La processionaria è un bruco lungo tra i 3 e i 4 centimetri, caratterizzato da un capo nero, un corpo grigiastro sui fianchi e fulvo sul dorso. L’elemento distintivo, che le conferisce il nome, è il suo comportamento sociale: le larve si spostano a terra rigorosamente in fila indiana, formando delle lunghe “processioni” alla ricerca del luogo ideale in cui interrarsi per compiere la metamorfosi in farfalla (fase in cui, paradossalmente, diventeranno inoffensive). Non solo pini. Sebbene il pino nero e il pino silvestre siano le sue vittime predilette, il pericolo si estende a molte altre specie arboree. Esiste infatti la Thaumetopoea processionea, specifica della quercia, e si registrano infestazioni anche su castagni, faggi, betulle, larici e persino sui cedri ornamentali piantati nelle aree urbane.
Il segnale d’allarme: prima di sostare in un’area verde o di liberare il cane, è fondamentale ispezionare le chiome degli alberi. La presenza di nidi sericei di colore bianco (simili a fitte ragnatele o sacchetti di cotone) sospesi tra i rami indica un’infestazione in corso. In questi casi, la zona va abbandonata e il ritrovamento va segnalato alle autorità comunali per la bonifica.
I rischi clinici: dall’edema alla necrosi
Il potere patogeno della processionaria risiede nella fitta peluria urticante che ricopre il corpo della larva. Questi microscopici peli, muniti di minuscoli uncini, vengono rilasciati nell’aria quando il bruco si sente minacciato e possono essere trasportati dal vento. Contengono una proteina fortemente irritante (la traumatoproteina) in grado di scatenare reazioni infiammatorie e allergiche severe, sia nell’uomo che negli animali, potendo portare allo shock anafilattico con esito fatale. Per i cani, l’istinto di annusare o, peggio, di prendere in bocca il bruco si rivela devastante. I peli uncinati si conficcano nelle mucose rilasciando istamina. I sintomi del contatto includono:
- Ipersalivazione immediata e abbondante.
- Vomito, diarrea e dolore addominale (se ingerita).
- Tosse, starnuti e difficoltà respiratorie (se inalata).
- Perdita di vivacità, febbre e anoressia.
Il danno locale è gravissimo: il processo infiammatorio a carico della lingua e delle mucose buccali è talmente violento da causare, se non trattato con tempestività, la necrosi (morte cellulare) dei tessuti, che si conclude con il distacco e la mutilazione di intere porzioni di lingua.
La prevenzione: gestione al guinzaglio
Evitare il contatto è l’unica vera cura. In primavera (e ormai già a fine inverno), la gestione del cane in aree alberate richiede massima attenzione.
- Mantenere il controllo: è fortemente sconsigliato lasciare i cani liberi senza guinzaglio in boschi, pinete o parchi non bonificati. Utilizzare lunghine o guinzagli avvolgibili (flexi) permette di lasciare spazio all’animale mantenendo la possibilità di intervenire istantaneamente.
- Controllo dei tronchi: i bruchi, prima di arrivare a terra, si mimetizzano perfettamente scendendo lungo le cortecce degli alberi, zone che i cani tendono naturalmente ad annusare per marcare il territorio.
- Limiti della museruola: sebbene una museruola anti-boccone prevenga l’ingestione della larva, non può in alcun modo impedire l’inalazione dei peli urticanti aerodispersi.
Protocollo di emergenza: cosa fare (e non fare)
Se, nonostante le precauzioni, il cane entra in contatto con una processionaria, ogni minuto è prezioso per limitare i danni tissutali. Ecco il protocollo da seguire:
- Allontanamento e sicurezza: spostate immediatamente il cane dal luogo dell’incidente, poiché è altamente probabile la presenza di altre larve. Fate attenzione alle reazioni di dolore dell’animale, che potrebbe mordere involontariamente.
- Lavaggio immediato: munitevi di guanti in lattice (per evitare di ustionarvi a vostra volta) e lavate abbondantemente la bocca del cane con acqua. L’uso di una bottiglietta con tappo a beccuccio è ideale per indirizzare un getto forte. Il lavaggio deve avvenire facendo defluire l’acqua verso l’esterno, assicurandosi che il cane non ingerisca l’acqua contaminata dai peli. (L’aggiunta di bicarbonato all’acqua può aiutare ad attenuare l’acidità della tossina).
- Corsa dal veterinario: non perdete tempo a cercare il vostro specialista di fiducia se è lontano. Recatevi d’urgenza alla clinica veterinaria più vicina. Non inducete mai il vomito: se il cane ha ingoiato la larva, i peli urticanti danneggerebbero nuovamente l’esofago e le mucose durante la risalita.
- Kit salvavita (solo su prescrizione): chiedete preventivamente al vostro veterinario di fornirvi indicazioni su un kit di primo soccorso (spesso a base di cortisonici) da portare in passeggiata per tamponare l’emergenza clinica e il rischio di shock anafilattico durante il tragitto verso la clinica. L’automedicazione non supervisionata è tuttavia sconsigliata.