Musica

“Prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail”: Cosmo presenta “La Fonte”

Il cantautore presenta il nuovo album in uscita il 17 aprile: "Un disco più sensuale e meno tecno, con autotune a profusione"

di Andrea Conti
“Prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail”: Cosmo presenta “La Fonte”

“Se ci fosse stato un ballo da accompagnamento ai miei nuovi brani, ne avrei immaginato uno più lento e sensuale”. Parola di Cosmo, che oggi 8 aprile ha presentato il nuovo album “La Fonte”, in uscita il 17 aprile. “Il disco va a esplorare più una dimensione sensuale rispetto magari alla tecno, o linguaggi che abbiamo usato fino ad ora più martellanti”, ha detto.

Scritto, prodotto e suonato da Cosmo insieme ad Alessio Natalizia – produttore e musicista di base a Londra noto con l’alias Not Waving – l’album è composto da 11 tracce, 9 inediti sommati ai singoli che negli scorsi mesi hanno fatto da apripista al progetto, “Ciao” e “Incanto”.

Abbiamo usato autotune a profusione, – ha ammesso- una cosa che ho iniziato a sperimentare già con lo scorso disco, un accenno anche a quello prima, però a questo punto l’abbiamo sdoganato. Non so esattamente perché ma avevo voglia di farlo, di sperimentare anche qualcosa che uscisse fuori un po’ dalla mia zona di comfort, da quello che ho usato finora. E quindi abbiamo anche giocato con lo stilema urban come in ‘Totem e tabù’, si sente un po’ questa ispirazione trap e anche soul”.

Poi il pezzo più politico del disco “La fine”, dove anche quando tutto sembra crollare, nulla è definitivo. La storia non è un percorso prestabilito, ma un terreno di trasformazione e conflitto. “In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, – ha detto Cosmo – in cui sta veramente andando a rotoli tutto, mi sono chiesto a posteriori perché avessi fatto un disco in cui ci fosse così poca politica rispetto anche a quanto mi esponga. Mi sono dato la risposta che, in realtà, per me era una sorta di terapia, avevo bisogno di fare queste cose, di sentire questi suoni, di coccolarmi un po’, proprio perché siamo in un momento anche un po’ difficile. Quindi ho pensato che forse stavo anche dando al pubblico, alle persone qualcosa di cui sentivo anch’io il bisogno. Cioè qualcosa che mi accarezzasse un po’ di più, visto che sono tempi così ruvidi”.

E ancora: “Ci sono delle frasi emblematiche come ‘il male si sta alzando veloce’. Nasce dalla riflessione sul fatto che in realtà per quanto possa andare tutto a rotoli a livello di storia umana, la parola fine non ferma mai del tutto il male perché ha qualcosa dentro che non si arrende. C’è sia una parte dell’umanità che lavora alla distruzione, ma c’è tutta un’altra parte dell’umanità che non lo fa e che si oppone”. E su questi ultimi si fonda la speranza per il futuro.

“C’è una cosa che tengo a precisare: mi dissocio completamente – ha aggiunto – dal soft clubbing, non credo in quel modello. Evidentemente è il segno dei tempi e c’è qualcosa nello Zeitgeist di sicuro, però quello da cui mi dissocio io è questo ideale della sobrietà, questo cercare di addomesticare quello che fai di notte riportandolo alla dimensione diurna e apollinea, in cui tutto è sotto controllo e in cui sei sobrio. I miei concerti non saranno una versione del soft clubbing, ma semplicemente uno spostare un concerto al mattino per sentire alterare le energie e giocare con gli orari”.

Infine come riporta Il Corriere: “Mi dissocio dall’ideale della sobrietà e dal voler addomesticare quel che fai di notte, anzi prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail ed essere sbronzo marcio alle 14. Non è che certe cose devi farle solo di notte, ma è il dionisiaco che prosegue”.

Successivo
Successivo
Playlist

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.