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San Siro, colpa dei Verdi? Magari fossero stati abbastanza forti da bloccare la vendita

L'ex sindaco berlusconiano di Milano Gabriele Albertini ha dichiarato al Giornale che il caso stadio è la conseguenza di un pasticcio prevedibile
San Siro, colpa dei Verdi? Magari fossero stati abbastanza forti da bloccare la vendita
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Da grande testa lucida qual è, l’ex sindaco berlusconiano di Milano Gabriele Albertini – quello vero, non la celebre imitazione di Teocoli in mutande – ha dichiarato al Giornale che il caso San Siro è la conseguenza di un pasticcio prevedibile: “La giunta Sala aveva i Verdi-talebani all’interno della sua maggioranza, tanto che lo stesso sindaco nel suo secondo mandato si è iscritto al partito dei Verdi, zavorre della società e contrari a ogni tipo di cambiamento. Così hanno paralizzato l’azione della giunta per 7 anni”.

Uno così va preso come le recensioni agli spettacoli di certi paludati critici: possono persino valere qualcosa ma solo rovesciando il giudizio. E la sparata anti-ecologista di Albertini va dunque presa molto sul serio nel senso opposto, ovvero mettendo bene a fuoco il ruolo e il peso effettivo dei Verdi a Milano. Senza farla troppa lunga, al di là del grottesco tentativo di riposizionamento annunciato dal Sindaco nel 2021, con l’adesione ai Verdi europei, non si sono quasi mai visti funzionare con efficacia i contrappesi che gli ecologisti dicevano di voler portare nell’azione concreta di governo di Milano. Sì, certo, ci sono stati vari tira-e-molla, dimissioni minacciate e magari in qualche caso effettivamente date, ma nessun verde è riuscito davvero a ‘disturbare il manovratore’, durante il ruggente decennio post-Expo, con il sacco edilizio e l’accentuazione delle diseguaglianze in favore dei ricchi.

La riprova più clamorosa è stata appunto la svendita di San Siro ai privati con la conseguenza di un’altra obbrobriosa distruzione, in nome dell’ennesimo progetto di gentrificazione, e – forse ancora peggio – l’obiettivo dichiarato di dare a Milano un nuovo stadio Premium: un’arena del calcio all’altezza del rango di ‘hypercity’ per il consumo dei ceti sociali abbienti, stile Dubai, con tante belle lounge di lusso per tifosi.

Un altro snodo su cui fa impressione il silenzio glaciale dei verdi in questi anni è la vetrina del Salone del Mobile, che tra poche settimane cancellerà con un bagno di realismo danaroso tutte le chiacchiere come queste nostre. Il mito mondiale della Milano Design Week, con i suoi vari Distretti che celebrano ovunque il modello Premium (persino intorno e sotto la Stazione centrale, nei tunnel dove vivono e dormono i clochard), con quel mix unico di iper-turismo, consumismo esclusivo, ostentazione di ricchezza, anche pseudo-culturale: il tutto mentre la città torna più intasata di traffico che nei Caroselli del Cynar di Calindri.

Il punto vero di cui prendere coscienza, anche proprio dal caso San Siro e dall’immagine di questa Milano da ri-bere, è che in Italia la sensibilità ecologista non ha ancora trovato una vera rappresentanza politica. Si è accasata in parte nei Cinquestelle originali di Beppe Grillo e in parte nell’Alleanza Verdi Sinistra, partitello posticcio che mostra un po’ dovunque un automatismo a coprire in qualche modo con le bandiere rosse e verdi le posizione movimentiste (esempio aulico, Ilaria Salis) più che un preciso intendimento politico. Certo, poi non c’è tavolo del campo largo o telegiornale in cui non facciano capolino le singolari capigliature dei due leader AVS, abbastanza lesti anche a varare le giuste alleanze di potere senza badare troppo alle conseguenze (a Bologna per stare nella giunta di Matteo Lepore AVS è arrivata alla rottura frontale con i suoi stessi iscritti).

Questo è il punto: se ci fossero stati davvero dei Verdi a Milano e la diffusa domanda di una maggiore attenzione all’ambiente avesse trovato un efficace sbocco di rappresentanza politica, la giunta comunale non avrebbe potuto vendere in quel modo San Siro e, in generale, forse si sarebbe trovato un qualche riequilibrio al decennio ruggente delle diseguaglianze. E questo è un punto chiave da tenere presente per il dopo Sala, altrimenti ci ritroveremo un altro sindaco diverso solo in apparenza.

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