Crime

E’ morto Vittorio Baioni, l’uomo indicato come il carceriere di Emanuela Orlandi: “Ha avuto un incidente nel deserto in Libia”

Lo ha annunciato ieri la Rai nel Tg1 delle 20 che ha mostrato le sue poche foto disponibili, tutte in tenuta da motociclista

di Alessandra De Vita
E’ morto Vittorio Baioni, l’uomo indicato come il carceriere di Emanuela Orlandi: “Ha avuto un incidente nel deserto in Libia”

Vittorio Baioni è morto in Libia in un incidente motociclistico a 70 anni. Il suo nome era diventato noto dopo essere finito nel mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi.

La morte

L’ex militante di estrema destra è morto nel sud del deserto libico. Lo ha annunciato ieri la Rai nel Tg1 delle 20 che ha mostrato le sue poche foto disponibili, tutte in tenuta da motociclista. Racconta al Tg1 Ugo Filosa, organizzatore del tour di motocross in Libia: “Nel guidare, non ha visto il gradino dietro la duna ed è caduto ma ha fatto un salto di un metro e mezzo”, senza aggiungere altri dettagli.

I collegamenti col caso Orlandi

Circa due anni fa, Baioni era stato suo malgrado coinvolto nel caso della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983. Era stato indicato come il suo ex carceriere a Londra. Così aveva detto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi alla conduttrice di Verissimo Silvia Toffanin, dopo essere stato contattato, nell’autunno del 2022, tramite il dark web da un tale che gli si presentò come Vittorio Baioni, facendo a Orlandi delle rivelazioni. Quest’uomo che si spacciò per Baioni, gli consegnò anche dei documenti sulla vicenda di sua sorella Emanuela.

Il finto Baioni

L’uomo che contattò Pietro Orlandi presentandosi come Vittorio Baioni disse di aver sorvegliato per anni sua sorella Emanuela a Londra, in un istituto di Padri Scalabriniani a Chapman Road. Questo indirizzo coincide con quello citato nei “cinque fogli” (ritrovati in una cassetta di sicurezza degli Affari Economici del Vaticano) contenenti la nota spese per il mantenimento “della cittadina Emanuela Orlandi” da parte del Vaticano, a Londra. Dopodiché quest’uomo, spacciatosi per Baioni, è scomparso e ha chiuso ogni contatto con Orlandi. Questo potrebbe essere stato un ennesimo depistaggio, uno dei tanti che caratterizzano il mistero della Vatican Girl.

Il vero Baioni alla commissione d’inchiesta

Dopo essere stato tirato in ballo nella vicenda di Emanuela Orlandi, il vero Vittorio Baioni ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori per dimostrare la sua estraneità alla vicenda della cittadina vaticana. Lo scorso 16 ottobre ai parlamentari di Palazzo San Macuto Baioni ha detto, come si legge dalla sua audizione: “Sono caduto dalle nuvole quando ho sentito il mio nome tirato in ballo nel caso Orlandi, non ho mai avuto rapporti con la famiglia; tra l’altro non sono mai stato a Londra. Non ho inviato io le email a Pietro Orlandi e dopo che è stato fatto il mio nome sono andato in procura per farmi sentire e l’ho querelato. Questa situazione, ormai da oltre un anno, mi ha molto danneggiato”, aveva espresso con toni molto amari.

Chi era Vittorio Baioni

Ci sono poche tracce del passato del vero Vittorio Baioni, di lui sappiamo che era vicino ai Nar (Nuclei rivoluzionari armati) e che militava nell’estrema destra romana. Nato a Varese il 5 aprile del 1956, ma trasferitosi presto a Roma, era stato compagno di classe dell’ex terrorista nero Cristiano Fioravanti. “Conoscevo Cristiano Fioravanti ma non ho mai fatto attività politica con lui. Ci siamo frequentati nel periodo di gioventù”, ha detto Baioni rispondendo alle domande della Commissione e spiegando che quando Emanuela scomparve “ero ancora in carcere. Sono stato additato come il carceriere di Emanuela, capisco il dolore di Pietro ma prima di fare il mio nome in tv doveva svolgere verifiche più approfondite”. L’uomo, 69 anni, era finito nelle inchieste sui Nar negli anni ’80, e fu condannato in primo e secondo grado per reati legati alla detenzione di armi. Baioni è stato detenuto in carcere (tra Rebibbia e Regina Coeli) dal 27 maggio del 1982 e il 28 luglio del 1983 in regime di custodia cautelare. Ed è stato poi assolto in via definitiva dalla Suprema Corte di Cassazione.

Con la morte di Baioni scompare per sempre un altro tassello di questa oscura vicenda. La sua morte sopraggiunge a quella della testimone chiave del caso Sabrina Minardi avvenuta lo scorso marzo, e a quella del giornalista d’inchiesta Andrea Purgatori che ha seguito il caso sin dal primo giorno, dando un significativo contributo alle indagini con le sue inchieste. Per la morte di Purgatori, avvenuta nel luglio del 2023, sono stati rinviati a giudizio quattro medici con accuse di errori nella diagnosi e nella somministrazione della cura.

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