Cucina

“Alla soglia dei 60 la gente fa sempre più caso al mio aspetto. Non è che non invecchio: cerco di arrugginirmi più lentamente. Le diete? Non le amo. Ecco qual è il pilastro che regge tutto”: così Jill Cooper

"Sull’anti-invecchiamento da quando avevo 27 anni: sono trent’anni che pratico quello che dico", ha spiegato la personal trainer a Cook del Corriere della Sera

di Redazione FqMagazine
“Alla soglia dei 60 la gente fa sempre più caso al mio aspetto. Non è che non invecchio: cerco di arrugginirmi più lentamente. Le diete? Non le amo. Ecco qual è il pilastro che regge tutto”: così Jill Cooper

L’obiettivo di Jill Cooper, divulgatrice di benessere e personal trainer, è quello “di invecchiare serenamente nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali”. L’americana che da 37 anni vive nel nostro Paese ha raccontato la sua filosofia a Cook, del Corriere della Sera. Nata nel 1968, lavora – spiega – “sull’anti-invecchiamento da quando avevo 27 anni: sono trent’anni che pratico quello che dico. E alla soglia dei 60 la gente fa sempre più caso al mio aspetto. Non è che non invecchio: è che cerco di arrugginire più lentamente. Ci si riesce a patti di fare qualcosa per se stessi tutti i giorni. Una dieta rigida e un’ora di attività senza regola o quando capita portano poco lontano. Prima o poi si molla perché a prevalere è la testa che preferisce restare nella propria comfort zone. Se d’altra parte mangio equilibrato tutti i giorni e tutti i giorni pratico pochi minuti di attività, il corpo si abitua e alla fine quella routine diventa irrinunciabile. Una finestra di benessere sul quotidiano. Per semplificare: meglio 15 minuti di esercizio al giorno da lunedì a domenica che un’ora due volte alla settimana. E a beneficiarne è anche l’alimentazione”.

“Non amo le diete. Per loro natura iniziano e finiscono, come parentesi forzate”

Cooper spiega che l’importanza è la costanza nel tempo e non solo, anche le scelte “secondo natura”: “A chilometro zero e di stagione. La natura ha una logica impensabile. La primavera, ad esempio, offre i carciofi, il tarassaco, il cardo mariano, le erbe amare. Alimenti che, non a caso, sostengono il fegato. Il fegato, per chi non lo sapesse, raggiunge il culmine della sua attività energetica proprio in questo periodo, agendo come organo principale per la disintossicazione e il rinnovamento dell’organismo dopo l’inverno. Mangiare questi vegetali aiuta la fase di transizione. Poi c’è l’estate”. In ogni stagione, precisa la personal trainer, la natura offre “ciò che ci serve” . E tornando alle diete, ha un’opinione molto netta: “Non le amo. Per loro natura iniziano e finiscono, come parentesi forzate nella vita quotidiana. Si stringe, si controlla, si perde peso. Il corpo si adatta, abbassa il metabolismo basale per difendersi, e quando si torna a mangiare ‘normalmente’ il peso ritorna, spesso con gli interessi. È un meccanismo fisiologico, non una mancanza di volontà. Le diete di moda, poi, sono quasi sempre insostenibili nel lungo periodo e, nei casi più fragili, possono diventare l’innesco di un rapporto disfunzionale con il cibo. Altra cosa è il digiuno intermittente”. Secondo Cooper questa via non ha come “obiettivo ‘saltare i pasti’ per dimagrire, ma ridurre l’infiammazione cronica di basso grado — quella che oggi chiamiamo inflammaging — e migliorare la sensibilità insulinica”. E lei cosa fa? “Nella pratica, inizio a mangiare tra le 11 e le 14 e concludo verso le 21. Non sono rigida: per me la parola chiave è sostenibilità. Sarebbe ideale cenare molto presto, ma questo significherebbe rinunciare alla vita sociale. E uno stile di vita funziona solo se è mantenibile nel tempo. Meglio un equilibrio imperfetto ma duraturo di una perfezione impossibile da sostenere”.

“Il sonno è il pilastro che regge tutto il resto”

Non va dimenticato il “pilastro su cui si regge tutto il resto“, ovvero il sonno”. Perché? “Durante il sonno profondo si attiva il sistema glinfatico, una sorta di ‘servizio di pulizia’ del cervello che elimina scorie e proteine associate al rischio neurodegenerativo. Dormire poco non significa solo essere stanchi: altera gli ormoni della fame, aumenta la ricerca di zuccheri e grassi e può portare a mangiare fino al 30% in più, soprattutto cibo ultraprocessato, anche dopo un pasto adeguato. Poi viene il resto: idratazione costante, allenamento breve ma quotidiano, alimentazione semplice, digiuno intermittente se compatibile con la propria vita”.

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