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Quattro Passi di Nerano, il Tar conferma la chiusura per abusi del ristorante stellato ma apre uno spiraglio: “La proprietà vuole demolire”

Il celebre locale della penisola sorrentina resta chiuso, ma il giudice sospende il termine per l'acquisizione al patrimonio comunale

di Vincenzo Iurillo
Quattro Passi di Nerano, il Tar conferma la chiusura per abusi del ristorante stellato ma apre uno spiraglio: “La proprietà vuole demolire”

La proprietà dei Quattro Passi di Nerano vuole “procedere alla demolizione” di alcuni dei manufatti abusivi sequestrati dalla magistratura penale di Torre Annunziata. Pertanto il Tar Campania, pur rigettando l’istanza di sospensiva delle ordinanze sanzionatorie emesse dal Comune di Massa Lubrense, ha ravvisato “l’opportunità di sospendere, nelle more, il termine per l’acquisizione al patrimonio del Comune”, i 90 giorni di legge.

E’ questo l’esito della prima battaglia giudiziaria sulle sorti del celeberrimo ristorante stellato di Giovanni Antonio Mellino, chef insieme al figlio Fabrizio, che insieme alla signora Rita Vinaccia, moglie di Mellino, amministra il locale diventato nel tempo un punto di riferimento per chi può permettersi cene e vacanze extralusso con vista sul mare. Per il momento il locale è chiuso per pausa invernale. E non può riaprire: il Gip ha sigillato l’intera area del complesso turistico “incluse le strutture attualmente destinate a ristorante, recezione alberghiera, piscina e parcheggio”.

E’ un bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista, quello versato dalle due ordinanze firmate dal presidente della settima sezione del Tar Campania, Maria Laura Maddalena. Il collegio, dopo aver analizzato le ragioni del Comune, rappresentato e difeso dall’avvocato Erik Furno, e quelle della famiglia Mellino, rappresentata e difesa dagli avvocati Andrea Abbamonte, Ferdinando Pinto e Giulio Renditiso, ha stabilito che “l’istanza cautelare non possa essere accolta in quanto, in pendenza di sequestro penale (eseguito a fine gennaio, ndr), spetta all’autorità giudiziaria ordinaria ogni valutazione circa le proposte di parte ricorrente su eventuali interventi di demolizione”.

Con altra ordinanza il Tar ha però stabilito che va fermata la clessidra dei 90 giorni per ripristinare lo stato dei luoghi dove si sarebbe compiuta la lottizzazione abusiva. E’ l’accusa più grave, sia sul versante penale che su quello amministrativo: perché se non si obbedisce all’ordine di ripristino, l’area e i manufatti vengono acquisiti al patrimonio pubblico.

Non è questa l’intenzione della famiglia Mellino, che nelle scorse settimane ha chiesto e ottenuto dal pm un dissequestro del Quattro Passi per una settimana, per consentire “l’accesso ai luoghi al tecnico di parte ricorrente per effettuare rilievi ed accertamenti, finalizzati alla produzione di un progetto di demolizione di alcuni dei manufatti oggetto di sequestro”.

Un segnale di buona volontà che il Tar ha valorizzato: “Ritenuto – si legge – che tale istanza denoti comunque l’intenzione di parte ricorrente di procedere alla demolizione e ravvisata pertanto l’opportunità di sospendere, nelle more, il termine per l’acquisizione al patrimonio del Comune”, i giudici amministrativi hanno accolto l’istanza degli avvocati Abbamonte, Pinto e Renditiso “nei sensi e limiti di cui alla motivazione, ai limitati effetti della sospensione del termine per l’acquisizione al patrimonio del Comune delle aree oggetto dell’ordinanza di demolizione impugnata”. In parole povere: il congelamento dei termini di 90 giorni è finalizzato a consentire la demolizione per evitare l’acquisizione al patrimonio pubblico. Ora la battaglia si sposta sul fronte penale.

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