Olimpiadi, dopo le medaglie arrivano le inchieste: a Belluno aperto un fascicolo sulla cabinovia di Socrepes
Finite le Olimpiadi comincia l’epoca degli accertamenti e delle inchieste. Nell’ultima settimana dei Giochi gli ispettori del lavoro sono saliti a Cortina, Anterselva e Predazzo per raccogliere le deposizioni dei lavoratori, dopo alcune denunce di supposte irregolarità contrattuali, turni massacranti e condizioni di impiego molto difficili. Quei verbali sono ora all’attenzione degli uffici, anche se nessuna determinazione è stata per il momento assunta.
A Belluno si apre, invece, il primo scenario penale, che riguarda il tribolato e controverso impianto di Socrepes, la cabinovia che danza su una frana. In passato erano stati inviati alla Procura della Repubblica alcuni esposti che mettevano a fuoco sia l’instabilità del terreno, sia le procedure di costruzione, a stralci, in assenza di un progetto esecutivo e della dichiarazione di immunità di frana da parte della Regione Veneto. Tutto è confluito sul tavolo del pubblico ministero Simone Marcon, che ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti.
Nel dossier sono innanzitutto inseriti gli esposti presentati da residenti e proprietari di case nella frazione di Lacedel, interessata dall’attraversamento della cabinovia e dall’installazione dei piloni, oltre che dalle stazioni già realizzate. Sono assistiti dagli avvocati Primo Andrea e Alessandro Michielan, gli stessi legali che hanno sostenuto i ricorsi al Tar del Lazio, che però non hanno impedito la prosecuzione dei lavori. Lo scorso settembre un analogo esposto era stato presentato da Luana Zanella, capogruppo alla Camera di Alleanza Verdi Sinistra, con la richiesta di verificare se le procedure non abbiano contribuito a provocare o accentuare la frana che insiste sul versante.
A fine agosto a Socrepes, infatti, si era determinata una spaccatura nel terreno, all’altezza del cantiere della stazione di arrivo, dove erano aperti altri due lavori, per la ristrutturazione dello ski bar della società Franz Kraler e per la nuova cabinovia Sem 243 Lacedel-Socrepes di Ista. Un muro di contenimento del terreno, nel cantiere Kraler, si era spostato a seguito del movimento del terreno. Alcuni giorni fa è stato segnalato anche uno sversamento di cemento in un punto dove si stava realizzando un muro di contenimento vicino alla stazione intermedia. Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), che ha assegnato l’appalto alle ditte Graffer, Dolomiti Strade ed Ecoedile, si è affrettata a spiegare che non si è trattato di un crollo, ma di un incidente di cantiere. In ogni caso, la strada è rimasta bloccata per consentire il ripristino del cassero e dello stato dei luoghi.
Dalla Procura di Belluno trapela ora la notizia dell’apertura del fascicolo. I punti critici sotto osservazione sono numerosi, ma andranno letti anche nel quadro della finalità indicata al momento dell’assegnazione dell’appalto da 35 milioni di euro. La cabinovia serviva per portare in quota gli spettatori delle gare di sci alpino femminile. Era questo che giustificava l’urgenza e l’interesse pubblico. L’obiettivo è stato però clamorosamente fallito e solo ora sono cominciate le prove per far girare il cavo con le prime cabine, prodotte da una società turca. È facile pensare che il magistrato farà acquisire la documentazione riguardante il progetto in carico sia Simico, che alle società coinvolte, alla Regione Veneto e al Comune di Cortina d’Ampezzo, ciascuno per le rispettive competenze. Le ipotesi da verificare sono numerose: dal disastro alla frana, alla violazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Alcuni filmati avevano infatti mostrato operai che installavano i piloni sul versante di Mortisa senza indossare tutti i dispositivi di sicurezza individuale richiesti.
Luana Zanella ha dichiarato: “Abbiamo scritto al prefetto di Belluno chiedendo il sequestro del cantiere. Un primo esposto, inviato alla Procura e alla Forestale dei Carabinieri a settembre dello scorso anno, è stato integrato con nuovi dati a dicembre”. La lettera al prefetto Antonello Roccoberton ricorda: “L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali (ANSFISA) ha confermato che alla vigilia dell’apertura dei Giochi non era stata trasmessa da parte di Simico tutta la documentazione tecnica necessaria per lo scioglimento delle riserve e la verifica di ottemperanza delle richieste di integrazioni contenute nel nullaosta temporaneo rilasciato dalla stessa Agenzia”. Anche il parere di immunità di frana della Regione Veneto (firmato il 5 gennaio scorso) conferma le problematiche legate alla frana e all’erosione del terreno, indicando una serie di prescrizioni che non si sa se siano state rispettate.
“L’iter di approvazione del progetto definitivo e di affidamento dei lavori è stato fortemente accelerato con l’uso dei poteri commissariali conferiti dal Governo al commissario straordinario Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Simico. – conclude Zanella, rivolgendosi al prefetto – La prego di voler valutare un suo autorevole intervento presso le autorità competenti perché sia verificata l’opportunità di disporre l’immediato sequestro dell’area di cantiere e avviare le opportune indagini da parte delle competenti articolazioni delle forze di polizia giudiziaria, sulle ipotesi del reato colposo di frana anche a tutela e garanzia dei lavoratori impiegati nei cantieri e della sicurezza della popolazione residente”.
Tra i primi atti istruttori compiuti dalla Procura di Belluno ci sarebbe l’interrogatorio di alcuni dirigenti della ditta Leitner di Vipiteno, invitata a costruire la cabinovia, che aveva rinunciato per le difficoltà tecniche, i tempi stretti dell’appalto e il rischio di frana.
La società Simico ha diffuso una dichiarazione: “Collaboriamo pienamente con gli inquirenti, corrispondendo a tutte le richieste, in un clima di serena e proficua interazione. Sorprende constatare, ancora una volta, la scelta di alcune testate di privilegiare titoloni infondati alla verità e alla realtà. È legittimo e doveroso informare i cittadini sull’andamento dei lavori pubblici; meno corretto è ricorrere a una narrazione allarmistica quando i fatti dicono altro”. Simico non precisa a chi si riferisca, nè quali sono i fatti che contesta. Rende però noto “di aver provveduto nei mesi scorsi a presentare un esposto agli organi competenti per denunciare azioni di procurato allarme che si auspica non siano finalizzate a tutelare solo interessi di parte. Su questo gli organi competenti, verso cui si ha totale fiducia e rispetto, si è certi faranno luce”.