Antonio Albanese torna alla regia con “Lavoreremo da grandi“, dal 5 febbraio nelle sale italiane. Nel cast oltre all’attore e regista anche Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero, Francesco Brandi, Marianna Folli, Claudia Stetcher e Bebo Storti. “Torno sul lago tra quattro scappati di casa che, cullati dalle onde, consumano le loro vite senza interrogarsi troppo. In oguno dei personaggi ci sono miei ricordi. Credo che gli spettatori si affezioneranno a loro”, ha detto Albanese a “Sette” de “Il corriere della sera. Poi ha aggiunto: “Dopo un film di tutt’altra atmosfera, come ‘Cento domeniche’, e il mio romanzo, ‘La strada giovane‘, avevo un desiderio veramente forte di tornare a far ridere, di sentire proprio la gente in sala che ride”.
“È bello poter alternare le cose, ma negli ultimi tempi ero riuscito ad accumulare l’energia giusta per affrontare un’esperienza del genere. – ha continuato – La comicità è più faticosa, oltre che un mistero. Adesso ero pronto, anche grazie agli attori bravissimi che hanno preso parte al progetto”.
Il protagonista di “Lavoreremo da grandi” attraversa mille fallimenti: “È un uomo che ha cercato in tutti i modi di raggiungere delle cose, senza riuscirci. Non in amore, nemmeno con i figli o sul lavoro. C’è un dettaglio: è figlio di benestanti. Qui si apre un argomento che può durare settimane, su quelli che si ritrovano una tranquillità economica che non si sono costruiti loro“.
“Ai figli credo vada data, se si riesce, la possibilità di studiare. Studiare e studiare. – ha detto – Poi non bisogna dare altro, per non umiliarli. Si dovrebbe dare ai nostri figli la possibilità di rischiare, di fare di testa loro e di entrare nel mondo, nella vita, con le proprie gambe. Ci sono quelli che vivono sempre di rendita: ecco, io lo trovo umiliante. Un corpo adulto, se in salute, dovrebbe sostenersi”.
In questo momento il cinema italiano sta attraversando un periodo florido, basti pensare al grande successo di “Buen Camino” di Checco Zalone: “È una cosa bella, dobbiamo essere felici. Il film può piacere o no, come tutto. Ad esempio io non ho amato il film di Jarmusch Father Mother Sister Brother, eppure ha vinto il Leone d’oro a Venezia. Ma un Paese civile non può che gioire dei numeri di Checco Zalone”.