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“Zalone? Va apprezzato per il coraggio artistico. E a proposito di soldi, non ha mai fatto pubblicità, lasciando fuori dalla porta decine di milioni di euro. È rispetto verso il pubblico”: parla Nunziante

di Redazione FqMagazine
“Zalone? Va apprezzato per il coraggio artistico. E a proposito di soldi, non ha mai fatto pubblicità, lasciando fuori dalla porta decine di milioni di euro. È rispetto verso il pubblico”: parla Nunziante

Secondo Gennaro Nunziante “la differenza la fanno gli spettatori. Gli incassi rendono tutto più freddo e materiale, ciò che conta è il rapporto che il pubblico ha avuto con il film, che ha svelato un lato inedito di Luca ed è stato apprezzato”: ‘Luca’ è Luca Medici, alias Checco Zalone e lui è il regista che lo affianca da anni. Insieme con Buen Camino hanno battuto ogni record. Su Repubblica, il 62enne racconta com’è stato crescere in una famiglia che non aveva soldi e come ha cambiato la sua vita la ricchezza: “Ero felice. A casa mia si rideva, si scherzava. Ricordo un periodo in cui ero così contento che papà stava sempre con noi e mia sorella mi disse ‘deficiente, non hai capito che papà è disoccupato?’. Mia madre invece diceva: è meglio fare invidia che pietà. I soldi non hanno determinato il mio percorso di vita, ho un totale distacco dal possesso delle cose, mi ingombrano l’esistenza. I soldi però rappresentano anche il rispetto per il tuo lavoro quindi vanno oltre il bene materiale, sono segno di riconoscenza. Economicamente va tutto bene, ci mancherebbe. Ma non è quello il campo: non è il cambio economico. Quanto al successo, ti toglie cose invece che aggiungerle, ma ti permette di gestire bene il tuo tempo, cosa non da poco”.

Il racconto va subito su Zalone con il quale, precisa Nunziante, “non abbiamo mai litigato (…) Abbiamo vissuto ogni film in grande libertà, dandoci una specie di nuovo appuntamento, senza vincoli” e a proposito di Tolo Tolo che l’attore ha diretto da solo, va dritto: “È stato un atto di coraggio uscire dai binari di Quo vado?. Luca va apprezzato per il coraggio artistico e perché a proposito di soldi non si è mai prestato a fare pubblicità per alcun prodotto. Dal 2009 al 2026 ha lasciato fuori dalla porta decine di milioni di euro che gli offrivano. Questo racconta il suo rispetto verso il pubblico. Altri avrebbero preso. Lui ha un rapporto rigoroso: sparisce, lascia sedimentare, poi torna. Questo è bello, nella maschera di Checco”.

È impeccabile, Nunziante, quando parla dlel cinismo che oggi sembra dominare ogni cosa: “Il cinismo è la lingua del potere. Non dà risposte, specula. Non aiuta a risolvere nulla. La vita continua peggio di prima. L’ironia è diventata cinismo, preso come modalità di tutti i linguaggi, gli intellettuali si sono prostituiti all’ironia, al dileggio, l’approfondire richiede sacrificio mentre con una battuta si va dritti all’incasso. Non è un caso che la tv utilizzi rozzi opinionisti invece che uomini di raffinata sapienza, perché la conoscenza è stata sostituita dall’opinione e l’educazione dalla teatralità pacchiana. Ci sono fette della società che vivono e fatturano attraverso il cinismo. Attraverso il vomito sugli altri si assicurano il proprio pasto. È molto triste. Questa non è la stagione del cinismo, ma della relazione, dell’amore. Chi crede di combattere il cinismo di questa società usando il cinismo come arma pedagogica o è stolto o in malafede. Ecco perché sono importanti i finali dei film: se il cinismo di partenza lascia spazio all’attenzione verso l’altro o se invece specula per profitto personale”.

Dal primo incontro a Telenorba, al “piacere di ridere delle stesse cose”, quella con Checco Zalone è storia che va avanti da anni e anche se Nunziante ha lavorato con Rovazzi, Pio e Amedeo, Angelo Duro, Luca Medici ha qualcosa di diverso: “Una sintonia che parte dalle nostre origini, anche geografiche. E poi c’è un elemento connotativo di Luca: è uno che porta tante cose sulla tavola, la musica, la comicità, il pensiero, il personaggio. È una condivisione ormai ventennale, e questo è un grandissimo vantaggio reciproco: ci si conosce, ci si relaziona a quello che si deve costruire già sapendo i gusti. Poi, parliamoci chiaro: abbiamo cominciato nel 2009, sono passati sedici anni. Noi partiamo da un’idea che poi si evolve con il lavoro. Partiamo sempre da chi è Checco oggi, la storia viene poi assoggettata a questo”. E sulla domanda se Buen Camino sia un film politico, nessun dubbio: “Assolutamente sì. Ma tutto è politico, non conosco nulla che non lo sia, ma nulla può o deve essere propagandistico. Sono cresciuto con persone che gridavano ‘padroni di niente, schiavi di nessuno'”.

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