Arrestati gli zii di Alessandra, la bimba di 4 anni morta a Tufino un anno fa: l’accusa è di omicidio aggravato
Omicidio aggravato. È l’accusa per cui sono stati arrestati i due zii della piccola Alessandra, la bimba di quattro anni morta a Tufino (Napoli) nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2024. A loro il padre naturale aveva affidato la bimba, non disponendo di una dimora stabile, mentre il tribunale dei Minori stava valutando la capacità genitoriale sua e della madre, coppia che aveva interrotto la relazione e, in un crescendo di contrasti, si contendeva la custodia della piccola occupandosene in un modo “inadeguato e gravemente pregiudizievole”, come si legge in un atto del dicembre 2023.
L’udienza definitiva, in cui probabilmente i giudici avrebbero sottratto Alessandra alla patria potestà per affidarla alla nonna materna, avrebbe dovuto tenersi a marzo scorso. Troppo tardi per salvare la bimba, morta nella casa degli zii da subito finiti nel mirino delle indagini dei carabinieri per le loro dichiarazioni lacunose e contraddittorie. I due erano stati indagati da subito per maltrattamenti e omicidio colposo, dopo che sul corpo della piccola erano stati riscontrati segni di ustioni. La spiegazione iniziale fu che Alessandra fosse morta cadendo dalle scale, ma l’inchiesta ha fatto emergere un quadro di abbandono e violenze.
L’arresto arriva dopo un anno di indagini: i Carabinieri della Compagnia di Nola hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura nolana, nei confronti dei due indagati. La complessa indagine ha preso avvio a seguito del decesso avvenuto nell’abitazione del nucleo familiare affidatario e alla richiesta di intervento del medico del pronto intervento giunto sul luogo del decesso, allarmato per le condizioni del cadavere, che riportava lividure, bruciature e segni di malnutrizione.
Gli elementi raccolti nel corso dei rilievi effettuati da personale specializzato della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna e del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Roma – Sezione Biologia, insieme agli esiti di una di consulenza medico-legale collegiale, di una consulenza informatica e l’acquisizione di elementi di natura documentale, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire in ordine cronologico lo sviluppo della vicenda che ha condotto alla morte della bambina, a decorrere dall’affido della minore alla coppia, avvenuta nell’estate del 2024, dopo la sospensione della patria potestà dei genitori naturali.
Inoltre, dallo scambio di messaggi tra indagati e dalle dichiarazioni rese durante gli interrogatori, sono emersi episodi gravi di maltrattamenti ai danni della piccola, tecnicamente qualificati come child neglect, che hanno determinato una grave denutrizione della bambina. Sono state accertate anche condotte violente che, unitamente allo stato di denutrizione, hanno condotto la vittima ad un profondo decadimento fisico, sino ad uno stato ”cachettico”, che ha determinato il decesso, favorendo – unitamente ad altri traumi sopportati dalla minore, tra i quali gravi ustioni, piaghe da decubito ed una frattura – l’insorgenza di una grave patologia polmonare.
I due arrestati – un cugino di primo grado del padre naturale della bimba e la sua compagna – avevano anche tre figli propri, all’epoca di 12, 11 e due anni, anche loro visti dai vicini in condizioni di sporcizia e abbandono, con la ragazzina dodicenne costretta a prendersi cura anche dei fratelli e della cuginetta. Nessuno denunciò nulla, però, prima della morte di Alessandra. Anzi, agli atti dell’inchiesta c’è una relazione dei servizi sociali risalente a settembre 2024, tre mesi prima del decesso, che descriveva Alessandra serena, sorridente e in buona salute. Realtà diametralmente opposta a quella che i carabinieri riscontrarono nell’inchiesta, e che ha portato il tribunale dei Minori a sottrarre alla coppia i tre figli.
Scenario della tragedia un rione popolare di Tufino, comune di quattromila abitanti della provincia di Napoli ai confini con l’Irpinia. Un contesto dove – dichiarò il sindaco Michele Arvonio, nei primi giorni dell’inchiesta – “è complicato per gli amministratori intercettare situazioni di disagio sociale e familiare, che spesso difficilmente emergono anche perché nascoste dai diretti interessati”.