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L’affondo di Mediaset contro Fabrizio Corona: “Lucra attraverso l’insulto. Libertà di espressione non è libertà di diffamare”

La nota dell'azienda di Cologno Monzese dopo l'ultima puntata di Falsissimo, durante la quale l’ex "Re dei Paparazzi" attacca Alfonso Signorini, la famiglia Berlusconi e Mediaset

di Redazione FqMagazine
L’affondo di Mediaset contro Fabrizio Corona: “Lucra attraverso l’insulto. Libertà di espressione non è libertà di diffamare”

“La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone“. A poche ore dall’ultima puntata di Falsissimo intitolata Il prezzo del successo e andata in onda su Youtube, Mediaset si scaglia contro Fabrizio Corona. “Quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero”, si legge nella dura nota dell’azienda. L’ex “Re dei Paparazzi”, durante l’ultima puntata del suo format (che registra subito milioni di visualizzazioni), attacca Alfonso Signorini, la famiglia Berlusconi e l’azienda Mediaset, menziona alcuni dei volti più noti dell’azienda televisiva di Cologno Monzese (come Maria de Filippi, Gerry Scotti e Silvia Toffanin), e cita Marina e Pier Silvio Berlusconi, oltre a sollevare dubbi sulle fortune imprenditoriali di Silvio Berlusconi.

Mediaset replica respingendo “con fermezza menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e ribadisce il proprio impegno a tutelare le persone e tutta l’azienda”. L’azienda reagisce a quella che definisce una “reiterazione di falsità gravissime, menzogne che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa e, ancora peggio, di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie”. “Siamo di fronte – prosegue la nota – a un metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità ma anche per la dignità umana. Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto“.

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