Capotreno ucciso, Jelenic aveva un ordine di allontanamento. Era stato fermato più volte con coltelli
Aveva in tasca un biglietto per l’Austria, due coltelli e anche un ordine di allontanamento dall’Italia caduto nel vuoto. Marin Jelenic, il croato di 36 anni fermato per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna, stava forse progettando una fuga definitiva oltre le Alpi attraverso una tratta ferroviaria che conosceva bene, avendola percorsa più volte come dimostrano i ripetuti controlli ai quali era stato sottoposto. Spesso anche con conseguenza, ma sempre minime e per questo – almeno fino al 23 dicembre – era stato libero di muoversi su e giù per le stazioni del Nord Italia.
Dopo l’omicidio di Bologna e una notte trascorsa nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda di Milano, però, Jelenic era forse prossimo alla fuga definitiva. Quando è stato fermato a Desenzano sul Garda dagli investigatori della polizia, infatti, l’uomo aveva già acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, al di là del confine austriaco. La partenza era prevista per le 10.30 di martedì mattina. Non era la prima volta che Jelenic passava i confini nazionali: era stato infatti controllato alla frontiera di Trieste il 30 dicembre e il 10 novembre sempre a Tarvisio. Lunedì sera sul treno da Fiorenzuola a Milano il 36enne aveva chiesto in prestito a un passeggero il telefono cellulare, con cui ha tentato invano di fare una chiamata verso un numero croato. Stessa richiesta fatta diverse volte il giorno dell’omicidio quando si è aggirato a lungo nello scalo bolognese. Non si esclude che possa aver domandato di fare una telefonata anche al capotreno ucciso, per motivi ancora da chiarire.
Dopo i controlli a Fiorenzuola, era poi arrivato in stazione nel capoluogo milanese: le telecamere lo avevano ripreso in piazza Duca d’Aosta, all’uscita della stazione Centrale. Poi è salito su un tram della linea 4 a mezzanotte e un quarto per arrivare poco dopo al Niguarda. Al mattino successivo è salito su un autobus ed è stato riconosciuto e fermato a Desenzano del Garda. Aveva con sé due coltelli, armi su cui verranno svolti accertamenti per comprendere se si tratti di quella che ha ucciso il capotreno. Il fermato aveva in particolare precedenti proprio per il porto di coltelli.
L’ultimo gli era costato un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano emesso il 23 dicembre dal Prefetto di Milano dopo che nel capoluogo lombardo era stato trovato in possesso di un coltello da cucina. L’allontanamento sarebbe dovuto avvenire entro dieci giorni. Dal 2023 Jelenic è stato controllato e denunciato almeno cinque volte nel Nord Italia per il porto di coltelli, ma alcuni di questi procedimenti, secondo quanto si apprende, sono finiti con l’archiviazione per la speciale tenuità del fatto. A giugno 2025 il 36enne era stato controllato all’Happy Center di via Di Vincenzo, a Bologna, dai carabinieri, dopo che era stato dato l’allarme perché molesto all’interno dello spazio per senza dimora. I militari gli avevano sequestrato un cutter e un astuccio con 20 lame. E ancora: il 18 ottobre scorso aveva messo sottosopra un supermercato nel centro di Udine, dopo essere stato scoperto a nascondere alcune birre nello zaino, ha raccontato a Messaggero Veneto e Il Piccolo il titolare del punto vendita, Alfredo Vasto, che ha riconosciuto l’uomo dalle foto segnaletiche. Risulta aver avuto un’unica condanna, a Vercelli, per resistenza a pubblico ufficiale, con pena sospesa. È quindi rimasto sempre a piede libero.