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“Siamo ai titoli di coda. Questi tagli non sono un risparmio. Sono un atto di vandalismo culturale”: l’appello dagli Stati Generali dello Spettacolo

L'appuntamento ha riunito per tre giorni artiste e artisti, lavoratrici e lavoratori, associazioni, imprese e rappresentanti istituzionali in un confronto aperto sulle sfide e le prospettive del sistema culturale italiano

di Andrea Conti
“Siamo ai titoli di coda. Questi tagli non sono un risparmio. Sono un atto di vandalismo culturale”: l’appello dagli Stati Generali dello Spettacolo

La terza edizione degli Stati Generali dello Spettacolo, promossi da Left Wing e Unita e curati da Annarita Masullo (operatrice culturale), si è chiusa sabato 8 novembre ospitati negli spazi di Officina Pasolini a Roma.

L’appuntamento ha riunito per tre giorni artiste e artisti, lavoratrici e lavoratori, associazioni, imprese e rappresentanti istituzionali in un confronto aperto sulle sfide e le prospettive del sistema culturale italiano. Gli Stati Generali dello Spettacolo, nati come movimento dal basso e divenuti negli anni un vero e proprio laboratorio collettivo di idee, hanno mantenuto la loro natura di spazio di partecipazione, progettazione e proposta, costruito grazie all’impegno volontario di una rete di professionisti del settore.

La giornata conclusiva, culminata con la plenaria in teatro, ha offerto un momento di restituzione dei lavori e di confronto tra le diverse componenti del settore. Artisti, operatori, rappresentanti istituzionali e imprese culturali hanno discusso le proposte emerse nei tavoli tematici, sottolineando l’importanza di un patto condiviso per sviluppare politiche culturali più eque, sostenibili e inclusive.

Tra i molti interventi quello di Dario Indelicato (Titoli di Coda): “Due anni. Questo è il tempo che è passato e quello che avete appena sentito è l’eco del silenzio che abbiamo subito. Siamo ‘Ai Titoli di Coda’ di un film che non vogliamo più recitare, e siamo qui per portare la voce e il grido della spina dorsale invisibile del cinema italiano: le lavoratrici e i lavoratori precari, intermittenti e strutturali che compongono le nostre troupe. Lo diciamo subito: non chiamatela ‘crisi’; chiamatela ‘responsabilità’. Questa paralisi è la diretta e calcolata conseguenza di scelte scellerate e non proficue”.

E ancora: “Signori politici, questi tagli non sono un risparmio. Sono un atto di vandalismo culturale e una condanna all’incertezza per decine di migliaia delle nostre famiglie. Il cinema non è un costo marginale; è un bene strategico, un’industria vitale e, soprattutto, un baluardo del libero pensiero critico del nostro paese. Noi siamo e saremo dissidenti di una volontà egemonica di qualsiasi colore. L’arte è e deve essere libera. La seconda crisi è la crisi di coscienza di un settore che ci ha lasciati da soli. Ci avete fatto diventare una categoria fantasma, senza credibilità istituzionale e senza un contratto collettivo nazionale dal 1999! Il problema non sono più le quantità di produzioni operative. La verità è che la qualità e la sostenibilità del nostro lavoro stanno affrontando un collasso strutturale”.

“La qualità crolla quando il valore umano viene cancellato! – ha continuato – Il cinema deve costruire il libero pensiero e liberarci scavando dentro con le domande necessarie. Dove è finita la necessità delle storie? Il cinema deve essere scomodo. L’intellettuale ha l’imperativo morale di essere critico, contro il potere e il conformismo. Un artista deve per forza essere sempre scomodo. È giunto il momento di un cambio di sceneggiatura. Noi vediamo un nuovo orizzonte davanti a noi e siamo pronti a ricostruire il cinema italiano tutti insieme, ma la base deve essere solida: tutelando prima di ogni cosa le sue maestranze, i suoi tecnici e i suoi interpreti. Dobbiamo, possiamo, vogliamo tornare a fare cinema che abbia il valore del tempo, non merce che guarda solo gli incassi. Se si vuole davvero salvare il cinema in Italia è giunto il tempo che scendiate tutti quanti dai titoli di testa e veniate definitivamente ai titoli di coda”.

Intervento importante anche di Tosca Donati (Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini): “Penso alla musica, al settore che più conosco: un mondo pieno di talento e di energia, ma spesso lasciato in balìa della precarietà, della solitudine, dell’assenza di tutele. Credo che ci sia bisogno di tre cose, soprattutto educazione, riconoscimento e rete. Educazione – perché bisogna insegnare ai giovani che la musica non è un hobby, ma un linguaggio, una disciplina, un lavoro che richiede studio e rispetto. Riconoscimento – perché chi fa musica, chi scrive, chi insegna, chi lavora dietro le quinte deve essere tutelato come qualsiasi altro lavoratore. E rete – perché da soli non si cambia nulla. Bisogna costruire ponti tra artisti, istituzioni, scuole, teatri, radio, centri di produzione, per dare continuità e dignità a un sistema che oggi vive troppo spesso di eccezioni e non di regole. E allora sì, ben vengano gli Stati Generali dello Spettacolo, se servono a fare squadra, a mettere in comune idee e bisogni, a disegnare una visione condivisa del futuro. Perché lo spettacolo non è un lusso. È una forma di pensiero”.

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