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“Schiacciato dalle aspettative, basta piacere agli altri. Il rap fuori dalle classifiche Usa? Succede, ora si va altrove”: così il re Mida dei produttori Charlie Charles

“La bella confusione” traccia una nuova direzione che potrebbe, in qualche modo, anticipare anche il nuovo corso dell'hip hop italiano, che sembra evolversi verso altro sull'onda lunga della “scomparsa” clamorosa del rap in America

di Andrea Conti
“Schiacciato dalle aspettative, basta piacere agli altri. Il rap fuori dalle classifiche Usa? Succede, ora si va altrove”: così il re Mida dei produttori Charlie Charles

Il re Mida dei produttori italiani, tutto ciò che ha toccato si è trasformato in oro. Dietro di lui ci sono i successi di Sfera Ebbasta, Ghali, Mahmood e Ernia, con cui è tornato a collaborare nel bel disco “Per soldi e per amore”. Charlie Charles poi si è messo in stand by per ricare soprattutto se stesso, dopo essere uscito da un vortice in cui (forse) ha anche preteso troppo e per il suo ritorno ha sfornato l’album “La bella confusione”. Il disco traccia una nuova direzione che potrebbe, in qualche modo, anticipare anche il nuovo corso dell’hip hop italiano, che sembra evolversi verso altro sull’onda lunga della “scomparsa” clamorosa del rap dalle classifiche americane Billboard, dopo 35 anni. Un disco destrutturato, intenso, con la collaborazone di amici e colleghi come Ernia, Madame, Blanco, Mahmood, Massimo Pericolo, Bresh, Sfera Ebbasta, Nayt e Elisa.

“Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo?”, per citare lo spezzone che apre il disco tratto da “8½” di Federico Fellini?
Direi proprio di sì e penso di averlo dimostrato con questo disco.

Da dove arriva questa decisione?
Forse non sono stato mai veramente capace di legarmi a una cosa per renderla mia, ma in un senso più universale, perché la musica è sempre stata la mia cosa, però l’ho osservata da tanti punti di vista, da tante prospettive. La cosa più autentica alla fine è l’amore per la musica e forse era la cosa che un po’ mi ha mancata.

Come mai ti è mancata?
A un certo punto della mia carriera tutto era diventato un po’ più ‘devo farlo perché va fatto’ e ‘devo farlo così perché questo è quello che ci si aspetta da me’. Ecco, in quel momento, ho sentito il bisogno di ritrovare dentro di me le motivazioni e le risposte alla domanda ‘perché voglio fare ancora musica?’. Quella spinta ce l’avevo, ma non trovavo più veramente la forza.

Schiacciato dalle aspettative esterne?
Più che una aspettativa del pubblico rivolta verso di me, ce l’avevo verso me stesso. È questo, insomma, il tema principale, quello che mi ha smosso poi a trovare una risposta per cambiare il mio approccio rispetto a questa cosa. La risposta stessa è stato il viaggio per scoprirla, non l’arrivo. Il disco rappresenta benissimo tutto questo.

Da dove nasce il tuo desiderio di piacere a tutti?
In qualche modo parte tutto dall’infanzia, da quando siamo bambini. Credo dipenda anche dall’eredità familiare. Forse la manca ti fa cercare quella cosa lì. Ma anche in terapia non la etichetto facilmente questa attitudine, magari è la somma di tante cose che mi hanno fatto, come dire, vivere questa sensazione. I miei genitori si sono separati, mio papà l’ho visto poco e raramente ho avuto la sua approvazione su alcune scelte della mia vita. Ma non ne faccio una colpa sia chiaro, però tutto questo mi è servito per capire il perché volessi piacere a tutti e a tutti i costi.

Poi hai detto basta?
Sì l’ho fatto con questo disco. Ho voluto dire a me stesso che l’importante è piacersi, poi il resto sarà quello che sarà. Non potrò decidere, ma non potrò neanche fingere per piacere all’altro, oppure di vestire altri panni o indossare una maschera, in fondo io sono quello che sono.

“Paolo” è un dialogo-canzone che rivolgi a te stesso, fatto anche di perdono. È il ritratto di chi sei adesso?
Mi piace che venga descritta con una canzone è una forma brutalista quasi della canzone . Io penso che come tutte le cose non c’è mai una costante, non è una cosa che io apprendo e porto avanti appunto con una costante, ma oscillo molto di più. Se prima ero molto estremo nell’annullarmi, quindi a non guardarmi, a non apprezzarmi, a non farmi del bene… Adesso riesco a ritagliarmi gli spazi da dedicare a me, sempre nell’ottica dell’amare se stessi, prendersi un po’ cura di se stessi. È una questione di valori.

Sei anche papà, diventare oggi genitori non è un po’ un atto di coraggio?
Tutte le epoche storiche hanno avuto i momenti di criticità estrema. Nonostante quello che ci circonda penso che potrò fare un buon lavoro da padre. Ho una certa consapevolezza che mi permette di dirlo e spero di riuscire a trasmettere dei valori umani a questo bambino. Poi senza pretese, lui sarà quello che sarà, però sento che avrà accanto delle figure che lo sosterranno e sapranno trattarlo essere umano.

Per la prima volta in 35 anni non c’è rap nelle classifiche americane. Il tuo disco sembra quasi fare da apripista a ciò che verrà dopo nel mondo dell’hip hop?
Prendo la risposta alla larga. Io penso che gli artisti – io mi permetto di mettermi all’interno di questa cerchia- abbiano la sensibilità di affacciarsi verso nuovi orizzonti e di approcciarsi in modo diverso alla musica. E capisco che anche là fuori accada quello che sta accadendo nel mondo dell’hip hop. La trap è stata un fenomeno globale dall’America alla Francia fino in Italia. Sicuramente viviamo in un momento di stanchezza generale, quindi è normale cercare altri orizzonti. Ma è il solito corso ciclico della musica.

Pensi di andare a Sanremo?
In passato diversi artisti e amici mi hanno invitato ad andare con loro sul palco. So che questo mio disco suona molto ‘Sanremo Friendly’, ma c’è una profondità dentro che penso che sul palco dell’Ariston andrebbe persa.

A guardare Google hai cambiato spesso taglio e colore di capelli, come mai adesso li porti lunghi?
Ero in America per lavoro e ad un certo punto ho visto passare un furgoncino con un barbershop dentro. Bellissimo. Incuiriosito mi sono avvicinato per farmi sistemare i capelli ma mi hanno chiesto 200 dollari per farmi due sfumature. Così ho deciso che sarebbe stato il mio ultimo taglio. Quindi non li taglio più da allora.

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