Garlasco – “I soldi della famiglia Sempio agli avvocati, non ai magistrati”, informativa della Guardia di finanza
Non soldi a magistrati, ma ai legali di fiducia o “persone diverse”. C’è anche questa possibile ricostruzione che emerge da un’annotazione del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia, depositata alla Procura nell’ambito dell’indagine sull’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco.
La nota degli investigatori delle Fiamme gialle, datata 30 luglio 2025, rivela la richiesta di accertamenti bancari sui conti del giudice Fabio Lambertucci, gip che nel 2017 archiviò l’indagine a carico di Andrea Sempio, allora sospettato di omicidio in concorso. Verifiche richieste anche per alcuni membri della famiglia Cappa (tra cui le gemelle Paola e Stefania), per lo stesso Venditti e per i familiari di Sempio. Controlli che poi non hanno riguardato né la famiglia Cappa, né il giudice per le indagini preliminari.
Gli approfondimenti investigativi sembrano non fornire nessuno spunto né per Venditti, né per i due militari. Sentiti il 26 settembre scorso come testimoni i genitori di Andrea Sempio affermano che i soldi sono stati utilizzati per pagare in nero gli avvocati. Parole che sembrano trovare conferma in un passaggio di un’altra annotazione del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Brescia: “Dalla lettura delle intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri (nel 2017, ndr), emerge un chiaro riferimento ai presunti pagamenti della famiglia Sempio nei confronti dei legali di fiducia”, tra cui anche l’attuale difensore Massimo Lovati. Una conclusione che però è preceduta da un’altra ipotesi: “Le modalità prospettate sembrano più vicine all’ipotesi di dover pagare in maniera occulta persone diverse piuttosto che i difensori di fiducia, come invece sostenuto da Giuseppe Sempio”.
Il sospetto iniziale era che, dietro l’archiviazione, potessero celarsi pagamenti in nero a funzionari giudiziari. Ma dalle intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri, ora citate nelle carte della Guardia di Finanza, emerge un’altra ipotesi: i soldi sarebbero andati agli avvocati difensori, come Massimo Lovati (al centro di una tempesta mediatica per le sue dichiarazioni, ndr), e non a soggetti terzi o a magistrati.
In una conversazione tra Giuseppe Sempio e i suoi familiari, si fa riferimento alla necessità di “trovare la formula per pagare quei signori lì”. Quando la moglie chiede di chi si tratti, Sempio risponde: “Eh, portare i soldi all’avvocato visto che escono…”. I familiari discutono poi possibili modalità per evitare pagamenti tracciabili. Tuttavia, secondo l’annotazione “le modalità prospettate sembrano più vicine all’ipotesi di dover pagare in maniera occulta persone diverse”. Una parte dei pagamenti sarebbe stata effettuata tramite assegni da altri parenti, e quindi tracciabile.
“Non si rilevano anomalie” è la conclusione che viene ripetuta più volte nell’annotazione della Guardia di finanza di Brescia, insieme al Gruppo Pavia e al Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, chiamata a dare conto degli esiti degli accertamenti bancari disposti nel caso Garlasco. La Procura guidata da Francesco Prete autorizza gli accertamenti – che riguardano le movimentazioni tra il primo gennaio 2016 e il 31 dicembre 2017 – per Venditti e i due carabinieri della polizia giudiziaria Silvio Sapone e Giuseppe Spoto (perquisiti a fine settembre e non indagati, ndr) e la famiglia (zii e nonna compresi) Sempio. Per la procura di Pavia però c’è un “punto”, che il padre di Sempio, Giuseppe, ha messo tra i numeri 20 e 30, che farebbero ritenere quei numeri la somma di “20mila o 30mila euro” per scagionare il figlio. L’ormai noto appunto, trovato in un quaderno del padre del 37enne, infatti, conteneva questa scritta: “Venditti gip archivia X 20.30 euro”.
Articolo aggiornato il 31 ottobre 2025 da redazioneweb