“Anche membri del Tony Blair Institute dietro al progetto della Riviera Gaza di Trump”
Riappare di nuovo il volto dell’ex premier britannico Tony Blair dietro al fumo delle guerre in Medio Oriente. Questa volta però, a differenza dell’invasione dell’Iraq del 2003, non si tratta di attaccare un Paese e rovesciare un regime con false giustificazioni come le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, ma di contribuire al business della ricostruzione. Secondo quanto rivelato dal quotidiano finanziario britannico Financial Times, membri dello staff del Tony Blair Institute, società che fornisce consulenze ai governi mondiali, hanno lavorato al tanto criticato progetto mostrato da Donald Trump in un video creato con l’intelligenza artificiale sul futuro della Striscia dopo la guerra, il piano ribattezzato Riviera Gaza.
Inizialmente sembrava una delle tante boutade del presidente americano, ma quando ha iniziato a sponsorizzare questo piano per una Dubai in salsa gazawi, ipotizzando deportazioni di massa della popolazione palestinese, si è capito che l’idea, per quanto illegale secondo il diritto internazionale, era tutt’altro campata in aria. Oggi il Financial Times aggiunge un ulteriore elemento alla storia: a lavorare a questo progetto c’erano anche membri della società dell’ex leader dei Labour, con Il Foglio che proprio lunedì riporta un’intervista rilasciata al World Economic Forum in cui parla anche del futuro di Gaza. Il progetto era stato condiviso con l’amministrazione Trump e portato avanti con Boston Consulting Group, una delle maggiori società di consulenza strategica mondiali, assieme ad alcuni uomini d’affari israeliani. L’idea ricalcava quella espressa da Trump nelle sue dichiarazioni: deportare mezzo milione di palestinesi da Gaza promettendo loro un indennizzo da 9mila dollari a testa. Va precisato che il Tony Blair Institute non ha redatto né approvato la presentazione finale, ma due membri dello staff dell’istituto hanno partecipato a gruppi di discussione e chiamate durante lo sviluppo del progetto, si legge.
Nello specifico, dall’inchiesta del Ft è emerso che due membri della società hanno preso parte alle discussioni con la Casa Bianca. È da uno di loro che sarebbe stato presentato un progetto dettagliato sugli interventi da svolgere per trasformare l’enclave palestinese massacrata da un anno e mezzo di guerra in una Las Vegas mediorientale. Nel paper parla di isole artificiali davanti alla costa, iniziative commerciali basate sulla blockchain, un porto e, ça va sans dire, un regime a bassa fiscalità. Via i palestinesi e dentro resort, casinò e un paradiso fiscale. Il Tony Blair Institute ha negato ogni coinvolgimento e di aver approvato il progetto, mentre il Boston Consulting Group ha sostenuto che l’iniziativa era stata portata avanti all’insaputa dei vertici della società e ha licenziato i due partner.