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“Prima c’era più equilibrio”: quando Chivu parlò dell’Inter. Sull’intesa mancano solo le firme

L'allenatore firmerà un contratto di due anni ed esordirà al Mondiale per Club. Una prima indicazione tattica? Nelle sue parole dello scorso febbraio
“Prima c’era più equilibrio”: quando Chivu parlò dell’Inter. Sull’intesa mancano solo le firme
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Manca soltanto l’ufficialità, poi Christian Chivu diventerà il nuovo allenatore dell’Inter. Dopo aver abbandonato la pista Cesc Fabregas per il “no” secco del presidente del Como Suwarso, la società nerazzurra ha individuato nell’allenatore del Parma la figura da cui ripartire al posto di Simone Inzaghi e nella serata di giovedì le parti hanno raggiunto l’accordo.

Chivu – che venerdì mattina era nella sede nerazzurra per ratificare tutto – firmerà un biennale e avrà il compito di guidare una squadra reduce da una brutta sconfitta in finale di Champions League per 5-0 contro il PSG. Il suo esordio avverrà nel Mondiale per Club, il 18 giugno, nella prima giornata contro il Monterrey.

Le parole di Chivu a febbraio sull’Inter

C’è curiosità intorno a Chivu, uno degli eroi del Triplete nel 2010, e c’è attesa per le sue prime parole da tecnico nerazzurro. Ma andando indietro di qualche mese, a febbraio 2025 con esattezza, l’allenatore parlò a Radio Serie A anche della situazione dell’Inter, in quel periodo ancora in corsa su tutti i fronti. “Secondo me la propositività che cercano di portare nel gioco di questa stagione – attaccando con sette o otto giocatori – il voler dominare e controllare una partita, li porta probabilmente a esporsi un po’ di più su qualche transizione o ripartenza degli avversari”.

L’allenatore ha anche fatto un paragone con la stagione precedente, quando l’Inter subì soltanto 22 gol – dominando il campionato – contro invece i 35 dell’ultima Serie A, con lo scudetto perso in una lotta serrata con il Napoli: “Lo scorso anno c’era più equilibrio, una difesa più bassa, i giocatori cercavano di riaggredire subito dopo aver perso la palla o si abbassavano di più. Vivevano più di transizioni fatte bene e ciò li ha portati a vincere”.

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