Sanità, le Regioni scrivono al governo: “Preoccupa il sottofinanziamento”. Schillaci: “Ma i soldi vanno spesi bene”
Il sottofinanziamento della sanità pubblica in Italia “è preoccupante”. Le Regioni, unite, hanno inviato una lettera al governo con una richiesta bipartisan di risorse aggiuntive, ritenute indispensabili per combattere le liste d’attesa e far fronte ai nuovi bisogni di cura e di organici. Gli assessori alla Sanità chiedono un incontro urgente all’esecutivo perché le loro ragioni vengano tenute in considerazione in vista della prossima manovra di Bilancio. Una richiesta che arriva pochi giorni dopo la diffusione dell’ultimo rapporto Gimbe, dove si elencano dati drammatici sulla sanità pubblica in Italita (solo nel 2023 circa quattro milioni e mezzo di italiani hanno rinunciato a curarsi). La lettera, inviata ieri 9 ottobre, porta la firma del coordinatore della commissione salute della Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini. Nella lettera si chiede, inoltre, un incontro urgente. Ma non solo. Nel giorno di apertura del G7 Salute ad Ancona, è arrivato anche l’appello del Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani: “Servono 10 miliardi”.
Quanto vuole stanziare il governo – Il ministro della Salute, interpellato a margine dell’evento nelle Marche, ha cercato di dare garanzia sull’arrivo di nuovi fondi. E non solo: ha anche messo in dubbio che gli investimenti fatti finora, a livello locale, siano corretti: “Come ha detto il ministro Giorgetti qualche giorno fa”, ha assicurato, “la sanità avrà il suo spazio nella Legge di bilancio, io sono assolutamente tranquillo e fiducioso. Oltre ad avere più soldi, che ci saranno, bisogna che vengano spesi bene soprattuto in tutte le parti d’Italia. Faccio un esempio: liste d’attesa, i soldi ci sono ma non tutti li hanno spesi. Ce ne saranno altri ma vanno spesi bene per la salute dei cittadini”. Resta da capire quanti saranno però e se saranno effettivamente risolutivi. Secondo le notizie trapelate nei giorni scorsi da fonti tecniche nella manovra 2025 e riportate nelle scorse ore dall’agenzia Ansa, rispetto alla cifra stanziata nella legge di bilancio dello scorso anno, pari a 5 miliardi complessivi, si va verso una integrazione da quantificarsi con il ministero dell’Economia. Secondo alcune ipotesi si potrebbe arrivare ad un aumento dei fondi di circa 2 o 2,5 miliardi. Più o meno quanto quantificato al ministero della Salute e il ministro Schillaci che ha già fatto alcune verifiche con il ministro Giorgetti. L’obiettivo è quello di trovare 0,8 punti di Pil (circa 2 miliardi). Attualmente infatti la spesa sanitaria in Italia è ferma al 6,2% del Pil, molto al di sotto dei livelli dei Paesi Ocse. Ma le Regioni temono che ciò non basti o, peggio, che questa aspettativa sia disattesa.
La lettera delle Regioni – Per le Regioni, la situazione è già insostenibile. Per questo, tra le richieste elencate nella lettera, ci sono: l’aumento del Fondo sanitario nazionale, risorse per il problema delle liste d’attesa, riforma del payback dei dispositivi medici e approvazione del Dm tariffe per l’entrata in vigore dei nuovi Lea, finanziamento aggiuntivo per la spesa farmaceutica, per il Piano vaccini e per il Piano pandemico. Ma il documento cita anche la questione farmaci: si chiede il finanziamento della maggior spesa farmaceutica ma anche misure “per contenere il trend di incremento della spesa” in medicinali.
“Da tempo”, si legge nel documento, “è stata richiamata l’attenzione dei governi sul preoccupante sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale che rischia di compromettere la sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari. La difficoltà per assicurare il mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario dei Sistemi sanitari riguarda la maggior parte delle Regioni, incluse quelle che si collocano da anni ai primi posti della griglia LEA, a dimostrazione che le criticità sono prevalentemente determinate da un insufficiente livello di finanziamento“. Per gli assessori “il nostro sistema sanitario, pubblico ed universalistico può contare su un livello di finanziamento in termini di incidenza percentuale rispetto al Prodotto Interno Lordo, decisamente inferiore rispetto a quello garantito nei principali Paesi europei. Questo ha comportato che negli anni della pandemia e dell’incremento dei costi energetici la maggior parte delle Regioni sia riuscita ad assicurare l’equilibrio dei bilanci sanitari soltanto attraverso un significativo utilizzo di risorse proprie e di risorse straordinarie, la cui disponibilità è esaurita”.
Inoltre, “i limitati incrementi del livello di finanziamento dell’anno 2024 sono stati quasi interamente vincolati nell’impiego per finanziare il rinnovo contrattuale del personale dipendente e convenzionato, la riduzione delle liste d’attesa, l’incremento del tetto di spesa per acquisti dal privato accreditato, le prestazioni aggiuntive richieste al personale del SSN, eccetera”. Le risorse chieste, spiegano, debbono rimanere nella disponibilità delle Regioni quale quota indistinta del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale senza alcun vincolo di accantonamento, con la possibilità di essere utilizzate anche per finanziare ulteriori e diverse occorrenze della spesa sanitaria, tenuto anche conto che le Regioni e Province Autonome hanno contribuito a creare le condizioni per l’entrata in vigore delle nuove tariffe e per l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza.
L’appello delle Società scientifiche – Il governo promette più risorse, ma secondo il Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani non sono sufficienti. “La situazione drammatica delle liste di attesa”, ha dichiarato all’Ansa il coordinatore del Forum Francesco Cognetti, “e il caos nei Pronto soccorso sono legati alla gravissima carenza di risorse. Questi problemi non potranno essere risolti con provvedimenti tampone e senza incrementare in modo significativo i fondi per la sanità pubblica con almeno 10 miliardi già in questa legge di bilancio”. Il depotenziamento delle strutture sanitarie e l’esiguità del numero di specialisti ospedalieri e di infermieri, ha continuato, è legato al sotto finanziamento: “Per la spesa sanitaria pubblica siamo ultimi tra i Paesi del G7”. Attualmente, ha ricordato, registriamo un divario della spesa sanitaria pubblica pro capite di 889 euro rispetto alla media dei Paesi Ocse membri dell’Ue con un gap complessivo che sfiora i 52 miliardi, con quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure e livelli sempre più crescenti di mobilità interregionale. Per preservare universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale, ha detto Cognetti, “occorre mettere in atto un’azione graduale ed iniziare fin da subito con lo stanziamento per il prossimo anno di almeno 10 miliardi di euro in più da utilizzare al meglio e senza gli sprechi, che ancora purtroppo sono numerosi”. Mentre “non potranno essere i 2-3 miliardi che il governo pensa di stanziare in più nella Finanziaria del 2025 a risolvere tutti questi problemi”. Prioritario è rivedere i tetti di spesa del sistema ospedaliero per personale, strutture e posti letto, adeguando i contratti di lavoro al trattamento economico per medici ed infermieri che ci sono in Europa. Bisogna, inoltre, “risolvere la dicotomia storica tra territorio ed ospedale e introdurre nuovi modelli di organizzazione, investendo più in prevenzione, che riceve appena il 6% del finanziamento pubblico”. Le società scientifiche, ha concluso, “avanzano queste considerazioni già da due anni con documenti di analisi e proposte” ma “purtroppo non hanno registrato alcun seguito”.