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Sinner e il caso doping, l’ex fisioterapista Naldi: “Spero di poter raccontare anch’io cos’è successo, non posso dire altro”

Le sue dichiarazioni: ""Sinner mi ha scritto quando è nata mia figlia, è stato carino"
Sinner e il caso doping, l’ex fisioterapista Naldi: “Spero di poter raccontare anch’io cos’è successo, non posso dire altro”
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Coinvolto in prima persona nel caso Clostebol per una catena di leggerezze pagata a caro prezzo con il licenziamento, l’ex fisioterapista di Jannik SinnerGiacomo Naldi – ha parlato così a margine della presentazione del progetto Open Food Factory: “Sono dispiaciuto come tutti. Non posso dire altro, spero solo, prima o poi, di poter raccontare anche io cosa è successo per dare un quadro generale, come sa chi ha letto la sentenza”. Nonostante la decisione presa dal numero 1 al mondo – che è coincisa con l’arrivo del nuovo fisioterapista Ulises Badio – il rapporto con il tennista altoatesino non è cambiato: “Sinner mi ha scritto quando è nata mia figlia, è stato carino come tutto lo staff”. Sui social, invece, “ho ricevuto e letto anche cose non belle, ma fa parte del gioco”. Archiviata l’esperienza nel mondo del tennis, il sogno di Naldi è quello di poter tornare a lavorare per la Virtus Bologna (era stato il suo impiego fino al 2022): “Dal club bolognese sono stati molto gentili nei miei confronti subito dopo quello che è successo. Mi piacerebbe tornare, ci potrebbe essere anche una possibilità ma dieci giorni fa sono diventato padre per la prima volta. Mi prendo un po’ di tempo per fare le cose con calma, lavoro in studio (a Casalecchio di Reno, ndr). L’impegno di una squadra è importante”.

La catena di leggerezza costata cara a Naldi (e Ferrara)
Il caso risale al torneo di Indian Wells, quando Sinner era risultato positivo a un controllo antidoping. Le analisi avevano rilevato tracce di Clostebol, un anabolizzante proibito, utilizzato principalmente in pomate cicatrizzanti. Il caso di positività era dovuto al contatto accidentale con il Trofodermin, crema acquistata dal preparatore atletico Ferrara il 12 febbraio nella farmacia Santissima Trinità di Bologna, portata negli Stati Uniti un mese dopo: Ferrara aveva dato lo spray al fisioterapista Nardi, che lo aveva utilizzato per curare una ferita al dito. Successivamente aveva massaggiato Sinner senza usare guanti. Una catena di leggerezze che ha portato all’inevitabile licenziamento.

Nel frattempo, il caso Clostebol non è ancora chiuso per Jannik Sinner. La WADA (Agenzia mondiale antidoping) ha deciso di fare ricorso alla Corte Arbitrale dello Sport di Losanna dopo il proscioglimento del tennista italiano, scagionato il 19 agosto dalla International Tennis Integrity Agency (Itia). L’Agenzia mondiale antidoping ha deciso di voler andare fino in fondo alla vicenda, facendo appunto appello al Tas e chiedendo quindi per Sinner una squalifica da uno a due anni.

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