La Spagna e “la strategia” degli agenti infiltrati nei movimenti: 9 “smascherati” in due anni. “Diritti umani violati”, ma il ministro li difende
Marta de Aranjuez, un volto noto all’interno dell’associazione Madres Contra la Represión, non era la persona che le sue compagne credevano di conoscere. Dietro al suo nome si nascondeva, infatti, l’agente della Policía Nacional Maria Ángeles G.A., in servizio dal giugno del 1985. Grazie a un’inchiesta congiunta de El Salto e La Directa, è stato svelato che Maria Ángeles ha operato sotto copertura per quasi due decenni, infiltrandosi in numerosi gruppi e spazi sociali, come il centro sociale El Laboratorio, i collettivi di supporto ai prigionieri del Grapo e del PCE(r), gruppi baschi e l’area della Coordinación Antifascista.
Negli ultimi sette anni, Maria Ángeles si è inserita nel gruppo di Madres Contra la Represión, fingendo di essere una donna simpatica e coinvolta in cause sociali. Una delle sue compagne ricorda come si fosse avvicinata al gruppo durante una manifestazione per la libertà di Alfon, un attivista incarcerato in seguito allo sciopero generale del 14 dicembre 2012: “Si avvicinò e prese lo striscione senza paura. La conoscevamo già di vista perché frequentava altri spazi”. Altre compagne ricordano la sua presenza costante e il modo in cui condivideva dettagli della sua vita privata, inviando foto dei suoi figli e dei suoi viaggi. Tuttavia, una volta scoperta la sua vera identità, molte attiviste hanno espresso sentimenti di tradimento e dolore, una situazione aggravata dalla fiducia che avevano riposto in lei.
Il caso di “Marta” è solo l’ultimo di una serie di agenti infiltrati smascherati dal 2022, grazie al lavoro giornalistico di La Directa ed El Salto. Con lei, il numero degli infiltrati “accertati” sale a nove. Il primo caso a emergere fu quello di “Marc“, infiltrato nel movimento indipendentista giovanile a Barcellona. Successivamente, fu scoperto “Dani“, che operava nell’area anarchica, utilizzando anche droghe e relazioni amorose per raccogliere informazioni. A Valencia, invece, l’agente “Ramon” si era inserito nelle lotte del quartiere di Benimaclet. Altri nomi includono Sergio, Juancar, Mavi e due diverse agenti con il nome “Maria“.
Un aspetto comune di molti di questi agenti è che si erano infiltrati intorno al 2020, tutti provenienti dalla stessa classe dell’accademia di polizia di Ávila. Questo coincide con il primo mandato del governo socialista di Pedro Sánchez, sotto la guida del ministro dell’interno Fernando Grande-Marlaska. Durante questo periodo, sono state avviate diverse operazioni di intelligence, in particolare contro il movimento indipendentista catalano. Oltre agli infiltrati, ci fu anche lo scandalo dello spionaggio con il software Pegasus (Catalangate), che colpì figure politiche di spicco come presidenti della Generalitat, parlamentari europei e attivisti.
Dopo la rivelazione dell’ultimo caso, i partiti politici Sumar e Compromís hanno sollevato la questione in Parlamento, chiedendo chiarimenti ufficiali. Iñigo Errejón, portavoce di Sumar, ha dichiarato che “non si stanno perseguendo crimini, ma idee e impegno“. Ha annunciato una richiesta formale di spiegazioni al ministero dell’Interno, aggiungendo: “Non possiamo impedire queste infiltrazioni, ma possiamo impedire che vengano normalizzate nel silenzio e nell’impunità“. Alberto Ibáñez, del partito valenciano Compromís, ha chiesto quante altre infiltrazioni siano state condotte in movimenti come quelli per il diritto alla casa, gruppi ambientalisti e sindacati, mettendo in evidenza la disparità di controllo rispetto a settori privati come banche, compagnie petrolifere e farmaceutiche.
Le domande sollevate non hanno ancora trovato una risposta concreta. Dopo la scoperta degli agenti “Dani” e “Maria”, che avevano intrattenuto relazioni sentimentali con attivisti catalani, il centro per la difesa dei diritti umani Irídia ha dichiarato che tali infiltrazioni rappresentano “una grave violazione dei diritti umani”, sottolineando come queste operazioni violino l’integrità morale e l’autonomia sessuale delle persone coinvolte, oltre a infrangere la libertà di associazione. Tuttavia, il ministro dell’Interno Grande-Marlaska ha difeso le operazioni sotto copertura, affermando che “non si perseguono ideologie o idee, ma i fatti” e lodando “la dignità e il buon nome” degli agenti coinvolti.
Il crescente numero di agenti infiltrati nei movimenti sociali in Spagna ha sollevato gravi preoccupazioni riguardo alla protezione dei diritti civili e alle pratiche adottate dalle forze di sicurezza. Mentre le autorità difendono queste azioni come necessarie per prevenire atti illeciti, molte organizzazioni e partiti politici chiedono un dibattito pubblico più approfondito e trasparente su quanto accaduto, per evitare che si ripetano violazioni dei diritti fondamentali.