I primi nodi iniziano ad arrivare al pettine. Sulla realizzazione dei progetti del Pnrr l’Italia sta accumulando ritardi. Per ora non una situazione da allarme rosso ma certo un’evoluzione preoccupante e da monitorare con attenzione. Anche perché il meccanismo dei finanziamenti è strutturato in modo che il mancato rispetto delle scadenze intermedie (milestone) blocchi l’erogazione delle risorse. L’Italia è il primo beneficiario del programma europeo, da cui attingerà 191 miliardi di euro (122 miliardi sono prestiti che dovremo poi restituire seppur con interessi ridotti). Da qui a fine anno andrebbero “chiusi” 25 obiettivi per potersi presentare al 2023 con l’agenda almeno formalmente in ordine. In alcuni casi si tratta di rifiniture marginali o di semplici adempimenti burocratici e normativi. In altri la situazione è più complicata. Il grosso della partita si giocherà nei prossimi due/tre anni, quando le valutazioni si sposteranno soprattutto sui lavori davvero effettuati. Già ora si può però dare quasi per certo il mancato rispetto delle tempistiche per alcuni capitoli e revisioni sostanziali per altri.

CANTIERI – Finora, la spesa effettiva è stata molto inferiore al previsto. All’inizio la previsione era di 42 miliardi entro fine 2022, poi ridotti a 33 e infine a 22. Ora anche questo traguardo minimale sembra in bilico. Dietro ci sono ragioni oggettive che hanno favorito alcuni ritardi: il cambio di governo comporta sempre una fase di assestamento, le condizioni economiche e di mercato hanno subito sconvolgimenti a causa della guerra. In particolare il forte aumento di alcune materie prime ha reso sorpassati i parametri con cui sono stati costruiti i primi bandi di assegnazione delle opere e il sistema concepito per gli adeguamenti è risultato troppo farraginoso e lento (si veda il caso della diga foranea di Genova). Detto ciò, in queste settimane si sta assistendo ad una sorta di rimpallo delle responsabilità tra vecchio e nuovo esecutivo che non lascia ben sperare.

ASILI NIDO – È uno dei dossier più tormentati del Pnrr. Dopo una serie di rinvii, il piano asili nido sarà, con ogni probabilità, il primo vagone a deragliare rispetto al tragitto fissato con Bruxelles. Le scadenze sono due: una milestone che prevede l’aggiudicazione entro il 30 giugno 2023 dei contratti per la costruzione, la riqualificazione e la messa in sicurezza, e un target che prescrive di creare 264.480 nuovi posti tra asili nido e scuole materne entro la fine del 2025. Sarà la prima scadenza a subire uno slittamento. Sono infatti troppi i ritardi accumulati dal programma che stanzia 4,7 miliardi di euro per finanziare interventi in 333 scuole materne e 1.857 fra asili nido e poli per l’infanzia. Siccome alla chiusura del bando il 28 febbraio erano pervenuti progetti per solo la metà delle risorse stanziate (3 miliardi dei quali 2,4 per i nidi), il ministero dell’Istruzione allora guidato da Patrizio Bianchi era stato costretto a prorogarne la scadenza al 31 marzo, a sua volta prolungata al 31 maggio per venire incontro ai comuni del Mezzogiorno che, frenati dal timore di non avere le risorse necessarie per gestire le strutture, avevano dato forfait. Dopo la pubblicazione della graduatoria con gli interventi finanziati il 16 agosto, ci sono voluti oltre due mesi per registrare il decreto con il riparto delle risorse alla Corte dei Conti. Cosa che ha impedito di procedere con gli step successivi.

Oggi la stessa Corte ha accertato il mancato rispetto dell’obiettivo intermedio (milestone) nazionale relativo alla selezione degli interventi da ammettere a finanziamento (scaduto il 31 marzo 2022), evidenziando il rischio che il ritardo accumulatosi pregiudichi l’obiettivo intermedio europeo di aggiudicazione dei lavori, da raggiungersi entro il secondo trimestre 2023.

La magistratura contabile ha menzionato le spese di gestione tra le cause dell’inadeguata risposta degli enti locali all’avviso pubblico per l’aumento dei posti negli asili nido, raccomandando al Ministero dell’istruzione una razionalizzazione, nonché la gestione unitaria dei fondi, da trasferire agli enti locali medesimi, destinati ai servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni, correlando le spese da sostenere con i nuovi posti previsti dal Piano.

I rallentamenti hanno fatto saltare anche il cronoprogramma stabilito dal ministero. Il 15 novembre scorso il nuovo ministro Giuseppe Valditara ha spostato il termine per l’aggiudicazione degli appalti dal 31 marzo al 31 maggio 2023. Un differimento che mette a rischio la scadenza Ue del 30 giugno, data entro la quale devono iniziare i lavori. E ad oggi oltre 3.400 comuni con gravi carenze di asili nido non hanno partecipato al programma. Il problema riguarda anche i bandi. Già a gennaio, l’Ufficio parlamentare di bilancio definiva i criteri seguiti dal ministero “discrezionali” e “senza alcun apparente fondamento”.

RESIDENZE UNIVERSITARIE – Per non bucare la scadenza europea del 31 dicembre relativa al piano per la realizzazione delle residenze universitarie è servito un escamotage. I posti letto assegnati saranno mille in meno rispetto ai 7.500 previsti, ma l’obiettivo sarà considerato raggiunto – dopo interlocuzioni con la Commissione – con la mera ricezione delle manifestazioni di interesse. Il cronoprogramma richiedeva invece l’assegnazione degli alloggi agli studenti, ad oggi rinviata al 28 febbraio. Il Pnrr stanzia complessivamente 960 milioni di euro per triplicare i posti letto disponibili per i fuori sede, portandoli a 105.500 entro il 2026. In agosto il ministero, allora affidato a Maria Cristina Messa, aveva messo a disposizione 300 milioni di euro (la prima tranche) per assegnare entro il 31 dicembre 7.500 alloggi. Ad oggi ne sono stati assegnati soltanto 6.562, 4.478 finanziati dal Pnrr con 150 milioni di euro e altri 2.084 con risorse nazionali.

La scarsa partecipazione è stata causata dall’esclusione dei privati, stabilita proprio dal decreto del 26 agosto. Un problema a cui il ministero ha cercato di porre rimedio con un altro decreto emanato il 15 settembre. Ma non è stato sufficiente. Il 2 dicembre il ministero, nel frattempo passato sotto la guida di Anna Maria Bernini, ha stanziato i 150 milioni avanzati dal bando precedente, rinviando, al tempo stesso, la scadenza per l’assegnazione.

ITALIA 1 GIGA – Alcuni giorni fa il sottosegretario il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con deleghe per la digitalizzazione, Alessio Butti, ha pronunciato parole sibilline sul piano per portare la banda ultralarga a 7 milioni di case. “Ci sono problemi sulle aree grigie (le zone scarsamente abitate per cui gli investimenti in banda larga richiedono una co partecipazione pubblica, ndr). Noi rischiamo di bucare le milestone previste dal Pnrr per quanto riguarda le aree grigie. Questo mi sembra chiaro a tutti ed è chiaro anche in Europa”, ha detto. In realtà la scadenza 2022 è tutt’altro che proibitiva visto che dev’essere completata appena l’1% della copertura complessiva. Più impegnativo l’obiettivo al 2023: entro settembre si dovrà raggiungere il 20% del progetto che dovrebbe arrivare al 60% ad inizio del 2025 per essere infine completato nel 2026. Lo stanziamento complessivo di fondi europei è di 3,5 miliardi di euro. Il percorso di realizzazione subisce anche le traversie della complicata vicenda della rete unica, progetto a cui i governi che si sono succeduti hanno lavorato in questi anni senza trovare una “quadra”. In sostanza si tratta di portare sotto il controllo di un unico soggetto la rete in fibra ottica italiana attualmente divisa tra Tim e Open Fiber (partecipata al 60% da Cassa depositi e prestiti).

Open Fiber in particolare si è aggiudicata 8 lotti su 15 per un totale di 3.881 Comuni in 9 regioni: Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. Alcuni bandi gestiti dalla società lo scorso settembre erano andati deserti, le gare sono state però rinnovate e aggiudicate. In particolare la società fa sapere di aver già assegnato tutte le gare per la progettazione e la realizzazione dei lavori per il raggiungimento della prima milestone prevista dal bando al 31 dicembre 2022 e di avere avviato i procedimenti di gare ad evidenza pubblica per progettazione e lavori relative alle milestone successive (la seconda è prevista al 30 giugno 2022), per circa 920 milioni di euro. Queste gare verranno per la gran parte assegnate entro la fine dell’anno. Né il dipartimento per l’Innovazione né Infratel (la società del governo che gestisce le procedure per l’infrastrutturazione) hanno risposto alla richiesta di informazioni del fattoquotidiano.it sullo stato di avanzamento dei lavori.

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