È ormai ufficiale: Antonio Pappalardo, generale dei Carabinieri in pensione e leader del Movimento Gilet Arancioni, si candiderà alle prossime elezioni del 25 settembre. Il suo ambizioso programma politico viene snocciolato quotidianamente su diverse pagine Facebook facenti capo al Movimento, dove Pappalardo, nonostante gli anatemi contro il regime, gli spioni dei servizi segreti, le tv che non lo invitano e gli immancabili politici abusivi, ha accantonato temporaneamente l’obiettivo di arrestare tutti.

Con il logo del Movimento alle spalle, spilletta d’ordinanza, occhiali a goccia e maestoso cappello arancione, Pappalardo annuncia : “Ci candidiamo alla faccia vostra. Faremo come ci ha insegnato Gesù Cristo: taglieremo le mani e le butteremo via. Tutte le cose le faremo in 48 ore. Pappalardo diventa capo del governo, riunisce il Consiglio dei Ministri e immediatamente firma i decreti”.
E non solo: le candidature per le prossime elezioni saranno spontanee. “Per primi nella storia della Repubblica – afferma il politico – accettiamo le autocandidature. Venite da noi, ci dite che vi volete candidare e noi vi diamo la candidatura. Questa è la differenza che c’è tra noi, che siamo altamente democratici, e questi fottutissimi dittatori che stanno rovinando il Paese”.

Il progetto politico pappalardiano prevede innanzitutto la creazione di un’unica Polizia confederale, che ovviamente sarà l’Arma dei Carabinieri, a cui è affidata la sicurezza internazionale e il controspionaggio. Via la Polizia di Stato (“Lo ha detto anche Cossiga, è stata fatta per darli ai comunisti”), via la Polizia Municipale, via i servizi segreti.
Sul fronte internazionale, coi Gilet Arancioni l’Italia diventerà Paese della Pace. “Fuori dalla Nato, così si levano dalle balle – declama il generale – Italiani, che continuate a votare il bel Draghetto, Salvini, Di Maio, Letta e company, ma lo sapete che se questi vincono le elezioni, i vostri figli andranno a combattere in Ucraina? Noi invece usciremo dalla Nato e qualificheremo Roma come Città Santa. Usciremo anche dall’Europa, ma non perché ce l’abbiamo coi Paesi Europei. L’Italia appartiene a tutto il mondo e quindi gli argentini, i colombiani, i messicani, tutti i cristiani del mondo si vedranno in noi. Hai capito Germania? Hai capito Gran Bretagna? Avete capito?”.

Ma il vero pezzo forte del programma di Pappalardo è l’immarcescibile lira italica, già proposta senza successo alle elezioni regionali in Umbria con la benedizione, a dire del generale, di Mario Draghi, incontrato casualmente in un viottolo di Città della Pieve.
“Una lira equivale a un euro – spiega il leader dei Gilet Arancioni che inveisce contro il reddito di cittadinanza – è una moneta a credito e non a debito. Noi daremo immediatamente 1500 lire al mese alle casalinghe, così i bambini vengono educati bene: curano i figli, curano la casa e invece lo Stato dà a queste donne un calcio nel sedere. Poi a tutti gli italiani rapinati dallo Stato dal 2000 restituiremo 1200 lire italiche. Non ci credete? Fatemi capo del governo e io il giorno dopo telefono al direttore generale del ministero del Tesoro, faccio stampare questa moneta e vi arriva il giorno dopo a casa. Che cosa volete di più?”.

Pappalardo, oltre ai 5 Stelle e al centrosinistra, non risparmia neppure Giorgia Meloni, accusata di voler replicare il programma di Mario Draghi: “Parecchie persone stanno scappando da Fratelli d’Italia perché sono schifati da questo comportamento della Meloni. Ma vogliamo dare il governo ad Antonio Pappalardo? Io farò come Cincinnato: starò lo stretto tempo indispensabile per mettere tutte le cose a posto e poi mi ritiro. Non bisogna diventare mummie viventi come Berlusconi, che a 90 anni sta ancora in mezzo ai piedi. No Meloni, no Paragone, no imbroglioni, no mistificatori, no millantatori”.

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