“Siamo sicuri che i dati sulla povertà sono tutti in aumento”. E’ l’allarme lanciato da Leonardo La Piana, segretario generale della Cisl di Palermo e Trapani. Dopo due anni di pandemia che hanno aggravato la situazione di povertà di singoli e famiglie nel capoluogo siciliano, come in tutto il Mezzogiorno, a peggiorare la situazione di indigenza di molti sono i rincari legati all’inflazione che galoppa. “Non si tratta solo di luce, acqua e gas, diesel e benzina – continua il sindacalista della Cisl -, anche fare la spesa è diventato ormai insostenibile per tanti, perché a subire forti aumenti sono anche i beni di prima necessità. Il momento è dunque emergenziale ed è adesso che bisogna reagire, concretamente con interventi immediati”. I dati ufficiali sono già preoccupanti: in tutto il Meridione, secondo il report Istat sulla povertà assoluta in Italia pubblicato lo scorso 15 giugno, la pandemia ha pesato moltissimo nel 2020 e nel 2021 si è registrato un ulteriore peggioramento in controtendenza con il resto del Paese. Al Sud le famiglie indigenti sono salite da 545mila a 595mila, mentre a livello nazionale si registrava un calo da 2 a 1,9 milioni.

Ai due anni di crisi pandemica vanno ad aggiungersi adesso gli aumenti che negli ultimi mesi si sono registrati sui beni primari. Una situazione di allarme che fa temere un ulteriore aggravamento: “Non è un timore, è una certezza”, ribadisce La Piana. “Di certo negli ultimi tempi le richieste di aiuto sono aumentate”, riferisce anche Giuseppe Giambusso della Caritas diocesana di Palermo. I rincari vanno ad incidere lì dove il tessuto sociale “è molto fragile”, sottolinea anche Mario Ridulfo, segretario generale della Cgil di Palermo. “I nostri uffici ci permettono di misurare la situazione: negli ultimi mesi sono in tanti a venire da noi per chiederci perché si ritrovano queste cifre in bolletta e comprano la pasta al 20% in più”, aggiunge Luisella Lionti, segretaria regionale della Uil. “I poveri di oggi lo sono per le scelte dei politici fatte ieri, così come le scelte di oggi ricadranno sui poveri di domani: il problema vero è che la politica non si intesta un investimento serio per fornire non solo aiuti in emergenza ma una progettualità di lungo corso”, è l’analisi di Fabrizio Arena di Zen Insieme, un’associazione che da anni opera in una delle zone più degradate del capoluogo siciliano.

I dati della Caritas delineano un contesto di povertà già grave prima che arrivasse la fiammata dell’inflazione: “Nel 2021 risultano assistite circa 15.000 famiglie (11.500 famiglie nel tessuto urbano e 3.800 nelle zone limitrofe) per un totale di 45.500 persone (34.038 Persone nella Zona urbana e 11.496 extraurbana)”, si legge nel report della Caritas di Palermo. Nel capoluogo siciliano sono presenti 178 parrocchie: di queste, 91 svolgono servizio di aiuto ai più bisognosi. I dati pubblicati lo scorso febbraio dalla Caritas sono stati raccolti da maggio del 2020 ad ottobre del 2021. “Nel corso del periodo, si sono rivolti ai nostri centri 486 persone senza dimora, delle 880 persone intercettate dai servizi delle mense territoriali, in prevalenza uomini italiani tra i 35 e i 65 anni. In linea con le rilevazioni nazionali, l’età media si abbassa nel caso di persone straniere”. E manco a dirlo: “Le maggiori richieste di aiuto e sostegno – registra il report – riguardano le spese ordinarie: generi alimentari, affitto, pagamento delle utenze, spese sanitarie e spese straordinarie come quelle per malattie improvvise o lutti familiari”.

Quella però era la situazione fino ad ottobre del 2021. Poi le cose sono peggiorate. “Adesso pure comprare le uova è un’incognita, il prezzo subisce una variazione continua. In queste condizioni la situazione andrà per forza ad aggravarsi”, sottolinea Arena. “Le misure di contrasto alla povertà come il Reddito di Cittadinanza hanno sicuramente alleviato una situazione, che come confermato dalle testimonianze degli operatori dei centri di ascolto, sarebbe stata altrimenti difficilmente affrontabile”, scrive la Caritas. “Il Rdc è uno strumento che va accompagnato a un investimento sul lavoro: l’occupazione è sotto il 20 per cento. I ragazzi non vogliono lavorare? Le offerte sono per posti mal pagati, venti ore di lavoro consecutivo in alcuni casi: io dico che il Rdc è una misura che va accompagnata a un investimento serio sull’occupazione. Cosa che finora non abbiamo registrato”. Ma se viene a mancare il sussidio che succede? “L’aumento delle richieste d’aiuto adesso è dovuto soprattutto alla sospensione del reddito: c’è chi ne aveva fatto richiesta un anno fa e adesso attende il rinnovo. Anche quel mese di sospensione incide in maniera importante, tanto da doversi rivolgere a noi”, spiega Giambusso. “La misura di certo va rivista ma non può essere tolta”, sottolinea anche Arena.

Allo Zen dove lui opera da anni ci sono circa ventimila persone, la gran parte delle quali in condizione di abusivismo: “Questa zona di Palermo vive di un profondo pregiudizio – spiega – In realtà molte famiglie sono riuscite con grandissima dignità a mandare i loro figli a scuola, a farli mangiare con regolarità. Gli abitanti di Zen 1 e Zen 2 hanno una forte identità e hanno fatto un lavoro su stessi molto importante”. Quello che manca, dal suo osservatorio, è “una politica che si intesti la questione povertà, se non con interventi tampone che non danno reale possibilità di emancipazione da una situazione di indigenza. A pagare le conseguenze della pandemia più di tutti gli altri, poi, sono stati i bambini e le bambine, e su di loro non c’è la volontà politica di investire. Col risultato che stiamo già creando i poveri di domani”.

A pagare è tutto il tessuto sociale: “A Borgo vecchio un imprenditore come Giuseppe Piraino ha denunciato il pizzo e adesso non riesce a pagare i suoi operai: non è un buon messaggio per nessuno”. Piraino aveva denunciato i suoi estortori perfino registrando un video che gli coglieva in flagranza e che portò al loro arresto. Una storia come ce ne sono tante in un territorio inginocchiato dalla pandemia: “Prima del 2020 i segnali di ripresa c’erano tutti, soprattutto nell’ambito turistico i numeri erano favorevoli – continua il segretario palermitano della Cgil – la pandemia ha bloccato quella che era una ripresa non organizzata ma che segnava numeri positivi tra porto e aeroporto”. Poi ci sono i problemi storici: “Il tessuto economico della città e della provincia soffre del fatto che non abbiamo un apparato industriale e il lavoro pubblico negli ultimi anni con il blocco delle assunzioni non ha supplito. Ne risulta un apparato pubblico segnato da età avanzata e precariato: il 50% del corpo dei vigili urbani ha un contratto part time”. Poi c’è la carenza di infrastrutture che inginocchia l’economia legale: “La cooperativa Placido Rizzotto – segnala ancora il segretario provinciale della Cgil – da più di vent’anni coltiva i terreni sottratti alla mafia corleonese, producono vino, coltivano grano, pomodori: adesso i fornitori si rifiutano di arrivare fin da loro e redistribuire i loro prodotti perché la strada per arrivare è dissestata e da quando sono state abolite le province nessuno interviene”.

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