L’Opec + (L’organizzazione che riunisce gran parte dei principali produttori di petrolio e include anche la Russia) conferma un aumento della produzione da 648mila barili al giorno per il mese di agosto. Lo affermano i delegati presenti alla riunione citati dall’agenzia Bloomberg, precisando che non si è discusso dei livelli di produzione per il mese di settembre. La decisione di alzare la produzione, dopo le insistenti richieste di Stati Uniti e altri paesi occidentali, ha lo scopo di cercare di contenere gli aumenti delle quotazioni favoriti anche dalla guerra in Ucraina. L’Arabia Saudita, secondo produttore al mondo e peso massimo dell’organizzazione, ha accettato di alzare il greggio immesso sui mercati dopo un’iniziale resistenza. Al momento il petrolio Brent, che funge da riferimento per i mercati europei, viene scambiato a 115 dollari al barile. Nelle prime settimane di guerra il petrolio aveva superato i 133 dollari. Nell’ultimo mese le quotazioni si sono ridotte di 4 dollari. Per la prima volta da un mese oggi si sono registrati dei cali nei prezzi medi di benzina e gasolio. Sulla rete italiana il prezzo medio nazionale per la benzina in modalità self è passato da 2,073 a 2,071 euro al litro (2,073 il valore precedente). Il prezzo medio praticato del diesel self è 2,037 euro al litro (2,039 il dato precedente).

Nuovi rialzi invece per il gas che oggi viene scambiato sul mercato di Amsterdam a 149 euro al megawatt/ora. Il colosso russo Gazprom ha annunciato il temporaneo stop alla distribuzione dei dividendi, dopo l’annuncio il titolo ha perso il 25% sulla borsa di Mosca. Il gruppo tedesco Uniper, principale acquirente di gas russo del paese, ha lanciato un allarme utili in seguito alla riduzione dei flussi dalla Russia. Non è esclusa la richiesta di un aiuto pubblico. Le compagnie energetiche tedesche stanno facendo pressione sul governo perché autorizzi un trasferimento degli aumenti sulle bollette di famiglie e imprese. Secondo Timm Kehler, presidente del gruppo industriale del gas naturale Zukunft, le utility chiedono che il governo imponga una tassa sui consumatori in modo che le aziende possano essere rimborsate per i costi aggiuntivi associati alla sostituzione dei flussi di gas russi mancanti. “Una crisi di liquidità dovrebbe essere evitata. L’onere aggiuntivo dovrà essere condiviso congiuntamente da tutti i consumatori”. Pochi giorni fa il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha parlato dell’esistenza di “un effetto Lehman nel sistema energetico... se le perdite diventano tanto grandi da non poter essere più sorrette, l’intero mercato rischia di crollare a un certo punto”. Il prossimo 11 luglio verrà chiuso “per manutenzione” il gasdotto Nord Stream 1 che trasporta il gas russo in Germania attraverso il mar Baltico con una capacità di 30 miliardi di metri cubi l’anno. La condotta dovrebbe riaprire dopo 10 giorni.

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