Con Bernardo Mattarella amministratore delegato e Rocco Sabelli presidente si apre una nuova pagina per la gestione di Invitalia, la mano operativa e finanziaria dello Stato sul fronte del sostegno al sistema imprenditoriale, dalla nascita di startup ai ‘salvataggi’ delle aziende e rilancio delle aree di crisi industriali. Si chiude la lunga stagione di Domenico Arcuri che ha guidato la società per 15 anni, dal 2007, e che da marzo 2020 a marzo 2021 è stato sotto i riflettori – chiamato dal Governo Conte – per il ruolo di commissario straordinario per l’emergenza Covid

Sono le ultime nomine della tornata di designazioni di maggior rilievo nelle aziende pubbliche. Bernardo Mattarella, nipote del Capo dello Stato, in Invitalia arriva al vertice dopo un percorso di crescita interna: direttore finanziario dal 2007 al 2011, dal 2011 al 2017 ha diretto la business unit Incentivi e Innovazione; è amministratore delegato di Banca del Mezzogiorno-MedioCredito Centrale, acquisita da Invitalia nel 2017 quando ne ha assunto la guida per essere poi riconfermato ad aprile 2020.

Una carriera quasi ‘circolare’ quella di Mattarella anche in Mediocredito Centrale dove viene assunto nel 1997. La lascerà nel 2000 dopo essere stato responsabile dell’Ufficio Organizzazione, dell’Ufficio Partecipazioni e Vice Responsabile del Servizio Pianificazione e Partecipazioni per poi ritornarvi nel 2017 da ad ed esserne riconfermato ancora nel 2020. Dal 1990 al 1997 invece è in Arthur Andersen dove ricopre il ruolo di Responsabile Italia per progetti di Risk management e Processi di business di Area Finanza ed è stato responsabile per l’ufficio di Roma di progetti di Corporate finance per aziende bancarie, Pianificazione strategica, Reporting direzionale, Controllo di gestione, Process re-engineering. 56 anni, romano, Mattarella è anche titolare della Cattedra di Economia e management dell’innovazione presso l’Universitas Mercatorum.

Alla presidenza di Invitalia arriva invece il manager Rocco Sabelli, cresciuto in aziende come Eni e Telecom, apprezzato da Roberto Colaninno che nel 2003 lo volle alla guida della finanziaria Immsi e della Piaggio. Dal 2008 è lui, come amministratore delegato di Alitalia, a gestire il ‘piano fenice’, uno dei capitoli della travagliata storia della compagnia che lascia nel 2012. Nel mondo delle aziende del Tesoro arriva nell’aprile del 2019 come presidente e ad di Sport e Salute, società in house del Ministero dell’Economia che ha lasciato poco dopo anche per “una sintonia mai nata”, come scrisse dimettendosi, con l’allora ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. In quella occasione Sabelli se ne andò sbattendo la porta: “Con la politica pasticciona che ho conosciuto in questi ultimi mesi – commentò – non ho più alcuna voglia di lavorare”.

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