“Occidentali? Li odio. Sono bastardi e fanatici, farò di tutto per farli sparire”. Così il “mite” Dmitri Medvedev, già presidente fantoccio di un Putin in attesa di reincarico, lancia il suo anatema contro l’Europa e gli Stati Uniti. Parole che hanno accesso una ridda di polemiche per l’odio che gronda da ogni sillaba, rivolto a un generico nemico occidentale già sull’orlo di una crisi interna per via delle sanzioni e delle forniture d’armi che potrebbero allargare il conflitto fino al rischio nucleare cui Medvedev, senza citare l’atomica, sembra riferirsi con quel “farli sparire”. Non è la prima volta che invocando il silenzio delle armi i leader dei paesi in guerra o in essa coinvolti si lasciano andare a dichiarazioni choc, definizioni ingiuriose se non insulti veri e propri. Nessuno si è sottratto alla pratica contribuendo a una “escalation verbale” che spesso annuncia, a volte segue, quella delle armi. Sulla scia di ambizioni tardo-imperialiste che accomunano Mosca e Washington, con le promesse di “denazificare” l’Ucraina da una parte e quella elettorale da “America is back” dall’altra. Ecco alcuni momenti topici della guerra verbale che insieme ai colpi d’artiglieria sovrasta un possibile colloquio di pace.

17 marzo 2021 – Biden: “Putin un assassino”
Un anno prima che iniziasse il conflitto si era assistito a un assaggio, almeno sul piano verbale. Il 17 marzo, giusto qualche settimana prima dell’insediamento, il neopresidente Usa Joe Biden durante un’intervista di ABC aveva definito Putin “un assassino”. Ma il tema era allora la presunta interferenza del leader del Cremlino nelle elezioni presidenziali 2020. L’uscita di Biden arrivava infatti l’indomani di un rapporto dell’Intelligence americana secondo il quale Putin in persona aveva autorizzato le operazioni per denigrare Biden e aiutare Donald Trump, minando così la fiducia nel processo elettorale ed esacerbando le divisioni socio-politiche degli Stati Uniti. Mosca per tutta risposta richiamò l’ambasciatore.

18 marzo 2021 – Putin: “Chi lo dice sa di esserlo”
Il giorno dopo, il 18 marzo 2021, fu lo stesso Putin a replicare come farebbe a un bambino: “Chi lo dice sa di esserlo”. Perché allora sembrava effettivamente un gioco delle parti, non il preludio a una guerra dove incrociare cannoni veri al posto degli insulti a salve.

16 marzo 2022 – Biden: “Putin criminale? Sì, lo è”
Durante il confitto si assiste a una riedizione, anche se la posta in gioco non è solo americana ma globale, con tanto di vite umane ed economie continentali in gioco. Ad alzare il tiro è ancora Biden perché Putin lascerà ai membri della Duma delegittimare il leader della potenza rivale insinuando un pessimo stato di salute sia fisico che mentale. Il 16 marzo scorso durante un evento alla Casa Bianca un giornalista gli chiede se considerasse Putin un criminale. Il presidente degli Stati Uniti prima risponde di no, poi ci ripensa e torna indietro: “sì, lo è”.

17 marzo 2022 – Medved evoca l’instabilità mentale di Biden
Una bufera di critiche della destra americana lo assale ma il giorno dopo a Capitol Hill per un evento nel giorno di San Patrizio difende le sue parole: “Putin è un dittatore omicida (…) un puro criminale”. A replicare è il portavoce di Putin che batte sullo stesso tasto dell’instabilità mentale di Biden: “Avendo presente l’irritabilità e la smemoratezza del signor Biden, che finiscono per portare a esternazioni aggressive, preferiamo astenerci da qualsiasi commento per non suscitare ulteriori aggressioni”, dice Medvedev.

26 marzo 2022 – Biden: “Putin macellaio, non può restare”
Si conclude a Varsavia il tour europeo di Biden. Nell’ultimo discorso l’insulto spunta proprio all’ultima riga: “Per l’amor del cielo, quest’uomo è un macellaio, deve lasciare la guida della Russia”. Le agenzie di tutto il mondo battono questa dichiarazione e a poco valgono i tentativi dello sfaff della Casa Bianca di limitare i danni facendo intendere che Biden si riferisse non alla Federazione ma al potere che Putin esercita sugli stati vicini, maldestro tentativo di negare l’auspicio di un cambio di regime a Mosca.

5 aprile 2022 – Biden: “Genocidio in ucraina, Putin da processare”
Le immagini degli orrori di Bucha offrono il destro per alzare a Biden per alzare il tiro e lui non perde l’occasione per sparare dritto contro Putin indicato come iol diretto responsabile del “genocidio”, un “macellaio” che va processato.

10 aprile 2022 – Lavrov: “Americani hanno coscienza sporca”
Il ministro degli Esteri di Mosca ingaggia un alterco all’Onu sui fatti di Bucha sostenendo che le immagini delle fosse comuni erano in realtà una “messa in scena” a scopo provocatorio messa in atto dai radicali ucraini con il beneplacito degli americani. I rappresentanti diplomatici al Palazzo di Vetro seguono la traccia del ministro accusando i colleghi occidentali di annegare una fake news in discussioni demagogiche sulla natura della crisi in Ucraina”. L’accusa, non troppo velata, è pesantissima: passare su morti, veri o finti, per fare propaganda contro la Russia.

7 giugno 2022 – Medvedev: “Occidentali bastrdi degenerati, voglio farli sparire”
“Odio gli occidentali, voglio farli sparire“: parole dure quelle pronunciate da Dmitri Medvedev, ex presidente e ora vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo. “Spesso mi viene chiesto perché i miei post su Telegram sono così duri con gli occidentali – ha proseguito il fedelissimo di Putin – la risposta è che li odio. Sono dei bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. Finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”.

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