Marracash non sta nella pelle. Il King del Rap è pronto a tornare live, dopo i numerosi rinvii del tour a causa della pandemia con 32 appuntamenti estivi e autunnali (di cui 11 già sold out) dal 12 luglio, tra grandi rassegne estive, i palasport italiani e l’Arena di Verona. Abbiamo incontrato l’artista durante un vernissage dedicato al nuovo video “Dubbi”, ultimo singolo estratto dal triplo platino “Noi, Loro, Gli Altri”, animato e realizzato da Tarik Berber. In mostra allo Spazio Assab One di Milano una selezione dei 2500 disegni, il fulcro della video animazione.

Il tuo ultimo disco “Noi, Loro, Gli Altri” è triplo disco di platino con oltre 450 milioni di stream. Ti aspettavi una accoglienza così forte?
Onestamente non me l’aspettavo. Lo ritengo un disco più ambizioso del precedente “Persona” (cinque volte disco di platino, ndr). Avevo delle cose da dire e sapevo che sarebbero risultate fuori da ogni logica commerciale. Eppure la risposta è stata magnifica e ho avuto pure i complimenti da personalità che non hanno a che fare con la musica come l’attore Valerio Mastandrea o i registi i fratelli D’Innocenzo. Mi ha fatto molto piacere.

L’album è uscito all’improvviso e contro ogni pianificazione commerciale. Perché?
È stato un album difficile da scrivere, emotivamente ne sono uscito provato. Per scrivere certe cose devi scavare dentro di te e quando accade non è quasi mai piacevole. Ho dovuto fare i conti con me stesso. Quindi era mosso da urgenza di comunicazione.

“Noi, Loro, Gli Altri” può essere considerato una evoluzione di “Persona”?
È una sorta di seduta spirituale di ‘Persona’. In qualche modo ho avviato delle riflessioni personali ben prima della pandemia. La gente che è rimasta chiusa in casa ha fatto i conti con il proprio io e col fatto di affrontare temi che in mezzo alla quotidianità, distrattamente, non si dà peso. In questi due anni e mezzo ci sono uomini e donne – con famiglia o senza – che si sono ritrovati spalle al muro a fare i conti con loro stessi.

E il risultato qual è stato?
Che il tema della terapia e della sanità mentale è diventato un problema di tutti e che se ne parla molto di più. Siamo usciti a pezzi, fa parte del percorso e, secondo me, ci farà bene.

Qual è lo stato di salute dell’hip hop?
Credo stia affrontando un momento di rivoluzione e transizione. Io non trovo che sia così rivoluzionario mettersi una collana d’oro, come negli Anni 90, per sottolineare le origini, il ghetto. Oggi faccio fatica ad ascoltare certi dischi che mi sembrano uguali a tanti altri. Per non parlare di certi live con il rapper messo solo lì che stecca pure con l’autotune (ride; ndr).

Cosa ti colpisce delle nuove generazioni?
Trovo che dal punto di vista generazionale ci sia una commistione di generi che comporta la perdita di identità. Insomma non capiamo cosa o chi c’è dietro. C’è una attitudine a simulare e mi fanno paura i ventenni che non sono ribelli. Trovo che sia spaventoso.

In cosa Marracash fa la differenza?
Nel tour anzitutto. Questa estate porterò in giro uno show suddiviso in tre segmenti. Ci sarà una band composta da Jacopo Volpe (Dir. Artistico e batteria), Alessandro Marz (producer-sequenze), Eugenio Cattini (chitarra), Roberto Dragonetti (basso) e Claudio Guarcello (tastiere). Ci sarà anche un dj set… Stiamo facendo prove da tre settimane. Sarà una cosa mai vista. Voglio alzare l’asticella.

Ci saranno anche dei visual ispirati all’arte come nel caso del tuo ultimo video “Dubbi” o riferimenti alla politica?
Certo! Stiamo preparando anche delle immagini che proietteremo su un grande ledwall. Voglio che ci sia una parte visiva importante ad enfatizzare la componente politica che è pure molto presente nell’ultimo disco.

Del tour autunnale cosa puoi anticiparci?
Sarà nei palazzetti e ogni data avrà degli ospiti speciali che saliranno sul palco con me.

Nel tuo percorso hai anche incontrato Vasco per “La pioggia alla domenica”. Com’è nato l’incontro?
Un’offerta che non si poteva rifiutare. Sono un grande fan di Vasco e della sua scrittura. Sono stato contattato dal management di Vasco e mi hanno chiesto di fare il duetto. Mi è piaciuta la canzone ho scritto la mia parte e ci siamo sentiti in video con Vasco. Così è nato tutto.

Elodie appare sulla copertina del tuo disco e anche nel video “Crazy Love”. Come sono i vostri rapporti oggi?
Con lei ho ancora un rapporto esistente, non possiamo fare finta di nulla. È un rapporto difficile da spiegare e capisco che la gente sia abituata ad incasellare o catalogare i rapporti. Non abbiamo una relazione come la intendono gli altri, ma ci vogliamo molto bene.

A Radio Italia Live sabato scorso non sei andato per “problemi tecnici”, dopo le prove. Cos’è successo?
Sostanzialmente un problema di arrangiamento con l’orchestra. Avevamo concordato prima delle partiture in maniera precisa, ma una volta arrivato lì mi sono reso conto che le canzoni suonavano diverse. Un po’ come ascoltare i Metallica senza chitarra elettrica, per intenderci. Per questo non me la sono sentita perché la performance non sarebbe venuta bella.

Foto di Stefano Bella

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