Prima la notizia rilanciata dai media tedeschi, con tanto di conferma della multinazionale, poi in serata la smentita. L’ex cancelliere Gerhard Schröder ha detto di aver rinunciato già da tempo alla sua nomina al consiglio di vigilanza della società energetica russa Gazprom e lo ha già comunicato all’azienda. A scriverlo sul portale Linkedin è stato lo stesso Schröder e l’autenticità del post è stata confermata alla Dpa.

La nomina era nell’aria da tempo ma non era mai stata ufficializzata. Ormai però sembrava essere tramontata definitivamente, visto che appena pochi giorni fa lo stesso Schröder aveva deciso di lasciare il consiglio d’amministrazione di Rosneft, la società russa del petrolio. Dopo le polemiche per le sue poltrone in Russia e per la sua vicinanza a Vladimir Putin, la mossa dell’ex leader socialdemocratico era stata interpretata come un tentativo di sfuggire ad altri provvedimenti: oltre alla decisione del Bundestag di revocare alcuni dei benefici di cui godono in Germania gli ex cancellieri, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione non vincolante che punta anche a sanzionare direttamente Schröder.

Ma l’ex cancelliere tedesco mostra la volontà di non retrocedere dalle sue posizioni. Già da tempo Schröder, alla guida della Germana dal 1998 al 2005, è considerato uomo-simbolo della politica estera tedesca che ha creato una forte dipendenza energetica dal Cremlino. Mantiene ancora posizioni dirigenziali nelle compagnie Nord Stream e Nord Stream 2, dopo che sul gasdotto che collega Russia e Germania ha svolto una lunga attività di lobbying. Ora ottiene un incarico anche in Gazprom. Ancora lo scorso 24 aprile, in un’intervista al New York Times, lo stesso Schröder aveva dichiarato di non voler fare “mea culpa” per i suoi legami con la Russia di Putin.

In Germania il provvedimento più significativo lo ha preso appunto la commissione di bilancio del Bundestag, che ha votato per togliere a Schröder l’uso dell’ufficio e altri privilegi che spettano all’ex leader socialdemocratico in quanto ex cancelliere. Ma una soluzione più pesante potrebbe essere quella chiesta dal Parlamento europeo, che invita gli Stati membri a “estendere l’elenco delle persone soggette a sanzioni Ue fino ai membri europei degli organi direttivi delle principali società russe e ai politici che continuano a ricevere denaro dalla Russia”. Contro questa proposta Ue si è espresso negativamente il cancelliere in carica Olaf Scholz, che l’ha definita “non necessaria”.

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