“La famiglia non vuole monetizzare la morte della figlia, sono ancora sconvolti per l’accaduto”. I genitori di Francesca Tuscano, 32 anni, colpita e uccisa da una trombosi indotta dal vaccino Astrazeneca nell’aprile dello scorso anno come certificato dai periti nominati dalla procura di Genova, per ora si sono affidati allo studio legale di Tatiana Massara e Federico Bertorello soltanto per la pratica amministrativa che dà diritto a un indennizzo previsto per legge. Si tratta di 77.468,53 che la norma – la legge 210 del 1992 estesa nel 2021 al vaccino anti Covid – assegna in caso di decesso. Anche se la legge non chiarisce se la cifra dovrà essere versata a ognuno dei genitori, come avviene normalmente nei casi si risarcimento, oppure si tratta di un totale.

Francesca Tuscano

Quello di Francesca Tuscano, che lavorava per una cooperativa nella biblioteca universitaria, si tratta del terzo caso accertato in Italia tramite perizia di Trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (Vitt), la sindrome scoperta dai ricercatori tedeschi dell’Università di Greifswald. C’è il caso di Augusta Tauriaco, insegnante siciliana, che fu vaccinata l’11 marzo scorso e quello di Camilla Canepa, 18 anni, morta il 10 giugno dell’anno scorso, dopo essersi vaccinata in un Open day organizzato dalla Regione Liguria, quando ormai i vaccini a vettore virale – Astrazeneca e Janssen (Johnson&Johnson) – erano raccomandati soltanto per gli over 60. Una raccomandazione che diventò “forte” proprio subito dopo la morte della 18enne.

Camilla Canepa

Questo perché l’Agenzia europea del farmaco (Ema) non aveva innalzato, dopo le prime segnalazioni, la soglia d’età indicando il limitato rischio statistico di essere colpiti da trombosi dopo la somministrazione e che comunque il rapporto rischio beneficio era favore di quest’ultimo. Un rischio che, anche secondo i periti nominati dai pm liguri, si attesta in una casistica di un caso ogni 70 milioni.

Nel caso della 32enne non sono state individuate responsabilità mediche e quindi l’inchiesta penale, aperta subito dopo la sua morte, sarà archiviata. Inoltre vige lo scudo penale per il personale sanitario che è stato chiamato alle somministrazioni. Non vige uno “scudo civile” e non è detto che la famiglia Tuscano non intraprenda questa strada, anche se al momento non è stato conferito alcun mandato legale. La prescrizione comunque scatterà a 5 anni dalla morte. Il fatto che ci sia una perizia che indica nel vaccino una responsabilità questo non indica che ci sia “una esenzione della colpa da parte dello Stato” secondo lo studio legale.

Augusta Turiaco

Certo è che si tratterà di un percorso in salita perché non c’era obbligatorietà in quel momento, anche se le pressioni sul personale scolastico come su quello sanitario o agli appartenenti alle forze dell’ordine erano fortissime, e perché bisognerebbe dimostrare che il ministero della Salute fosse a conoscenza della pericolosità del composto. Come avvenne per esempio per il vaccino Sabin contro la poliomielite del quale era conosciuta la “pericolosità” perché contenente virus attenutati che si riattivavano: all’epoca era già noto il vaccino Salk che era invece inattivo. Per questo nel 2011 si era espressa la Cassazione contro il ministero. In molti casi, compreso quest’ultimo, è molto difficile raccogliere tutta la documentazione e sull’indennizzo dovrà esprimersi la commissione regionale a cui si rivolgono in tantissimi. Per i danni da vaccino è stato stanziato un fondo da 150 milioni di euro per due anni. Alla fine del 2021 uno studio ha spiegato – anche se l’ipotesi era stata già formulata mesi prima – che le trombosi venivano innescate dagli “adenovirus che si legano a una proteina”. Ma ormai i vaccini a vettore virale, in Italia e nel resto d’Europa, non erano più utilizzati. Il booster per tutti è stato un vaccino a Rna messaggero.

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