Da anni i principali leader europei chiedono una nuova Ue, che risponda alle esigenze di un’Unione a 27 Stati membri che deve confrontarsi con sfide economiche, umanitarie, ambientali e di sicurezza ben diverse da quelle del secolo scorso. Così, dopo gli appelli multipartisan, oggi il Parlamento di Strasburgo ha compiuto il primo passo approvando la risoluzione che avvia l’iter di attivazione dell’articolo 48 per chiedere agli Stati membri di aprire una Convenzione per la revisione dei trattati Ue. Una riforma che si svilupperà a partire dalle proposte e dalle richieste dei cittadini emerse nel corso della Conferenza sul futuro dell’Europa e che vedrà i leader del continente e quelli delle istituzioni di Bruxelles lavorare a stretto contatto per garantire in futuro un’Ue più unita, solidale al suo interno e pronta a rispondere a ogni tipo di emergenza.

Nel testo della risoluzione sono due gli elementi che richiedono una modifica sostanziale e messi in evidenza dagli eurodeputati. Cambiamenti che impatteranno non poco sul funzionamento delle istituzioni europee. Il primo conferisce maggior potere all’Eurocamera, vera espressione della volontà popolare europea in quanto eletta direttamente dai cittadini, conferendole il diritto di iniziativa legislativa, così come avviene ad esempio in Italia. In questo modo, l’Aula potrà proporre e far discutere delle proposte senza dover attendere che queste arrivino necessariamente dalla Commissione. In secondo luogo, ma questo è forse l’elemento su cui anche i leader europei hanno spinto maggiormente, si chiede l’eliminazione dell’unanimità per le decisioni prese in seno al Consiglio Ue, composto dai capi di Stato e di governo di tutti gli Stati membri. Una riforma che si è resa necessaria con il progressivo allargamento dell’Unione che, oggi, conta 27 Stati membri e alla luce delle difficoltà nel prendere decisioni condivise in tempi rapidi quando ci si è trovati di fronte alle emergenze. Ne è un esempio la discussione riguardante il Next Generation Eu, in piena pandemia, oppure la necessaria riforma degli Accordi di Dublino che da oltre cinque anni, dallo scoppio della crisi migratoria nel Mediterraneo e sulla rotta balcanica, non ha trovato una soluzione a causa del veto di alcuni Stati membri. Per non parlare della nuova emergenza alle porte dell’Ue, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin. Nell’ottica di affrontare con maggior forza e rapidità future crisi sanitarie come il Covid, emergenze migratorie o ambientali, il superamento dell’unanimità in sede di Consiglio Ue diventa quindi fondamentale.

Un tema, quest’ultimo, caro all’ex presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che negli anni del suo mandato ha più volte ripetuto la necessità di superare quello che è di fatto un diritto di veto per ognuno dei Paesi membri. Così come chiaro è stato ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che parlando proprio all’aula di Strasburgo ha anche lui sostenuto la necessità di una revisione dei Trattati: “Le istituzioni europee che i nostri predecessori hanno costruito negli scorsi decenni hanno servito bene i cittadini europei, ma sono inadeguate per la realtà che ci si manifesta oggi davanti – ha dichiarato – Abbiamo bisogno di un federalismo pragmatico, che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso, dall’economia all’energia, fino alla sicurezza. Se ciò richiede l’inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati, lo si abbracci con coraggio e con fiducia”.

Tra gli altri interventi richiesti dall’Eurocamera, poi, figurano anche “la semplificazione dell’architettura istituzionale dell’Ue, una maggiore trasparenza e rendicontabilità del processo decisionale e una nuova riflessione sulle competenze dell’Unione”. La relazione inoltre sottolinea come “in questo processo, l’Ue dovrebbe orientarsi verso un modello di crescita sostenibile, inclusivo e resiliente, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese“. Nel testo gli eurodeputati chiedono anche la “piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e che l’Unione dia prova di leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, nella tutela della biodiversità e nella promozione della sostenibilità”.

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