Chiude di nuovo in rialzo lo spread, il differenziale di rendimento tra un titolo di Stato decennale italiano e l’equivalente tedesco, che sfiora ormai i 190 punti. Un Btp a 10 anni paga oggi il 2,86%, lo o,08% in più di ieri. Soprattutto quasi lo 0,8% in più di un mese fa e l’1,9% in più di un anno fa. I rendimenti sono saliti oggi in tutta la zona euro ma nessun rialzo ha avuto l’ampiezza di quello italiano. I titoli tedeschi hanno segnato un incremento di 3 punti base (lo 0,03%), così come quelli francesi e greci. Per la Spagna e il Portogallo il rialzo è stato di 4 punti. Un bund tedesco, preso come termine di riferimento nel calcolo dei differenziali in quanto considerato un asset teoricamente a rischio zero, paga oggi lo 0,96% in rialzo dell’1,1% rispetto ad un anno fa quando i tassi erano negativi.

A spingere i rendimenti sono il contesto inflazionistico e le prospettive di una stratta monetaria da parte della Banca centrale europea. Se i tassi dovessero salire i titoli di nuova emissione verrebbero piazzati sul mercato con interessi più alti. Questo fa si che i titoli in circolazione, per allinearsi, vengano scambiati a prezzi inferiori. Gli interessi che offrono sono infatti fissi in valore assoluti ma espressi come percentuale rispetto al valore del titolo. Se protratto, l’incremento dei tassi è destinato a rendere più pesante per le casse pubbliche il servizio del debito pubblico, ossia l’ammontare degli interessi che ogni anno vengono pagati sui titoli di stato in circolazione. Grazie alle condizioni particolarmente favorevoli la spesa italiani per interessi si era ridotta negli ultimi anni da 75 a meno di 60 miliardi di euro. Aiuta le finanze pubbliche la ripresa dell’inflazione che beneficia tutti i debitori. Le somme da restituire perdono infatti più rapidamente il loro valore reale.

L’altro grande fenomeno che sta caratterizzando i mercati è il progressivo rafforzamento del dollaro. Da inizio anno la valuta statunitense si è rafforzata di circa il 12% sull’euro acquistando valore anche nei confronti di yen e sterlina. Per comprare un euro servono oggi 1,05 dollari, prima dell’inizio dell’invasione russa erano 1,13. A sostenere il dollaro sono anche le prospettive di un’imminente rialzo dei tassi statunitensi, atteso già mercoledì prossimo. Alcuni operatori considerano possibile il raggiungimento a breve termine di una piena parità euro-dollaro. La moneta Usa è utilizzata nel 65% degli scambi globali, seguita dall’euro che copre una quota del 20%.

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