Il segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, recatosi a Mosca il 26 aprile per interporre i suoi buoni uffici con Putin al fine di sospendere il fuoco, ha ricevuto dal dittatore russo la seguente risposta: “No alla pace senza Crimea e Donbass“. Questa condizione per l’inizio delle trattative è stata ribadita oggi da Dmitry Rodionov, direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto dello Sviluppo innovativo di Mosca, che fornisce studi e analisi al ministero della Difesa russo.

A questa proposta il presidente ucraino Zelensky ha ribadito che non cederà nemmeno un centimetro di Ucraina.

Su tali presupposti è ovvio che la guerra continuerà per anni, anche perché gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire all’Ucraina, dopo tutte le armi già inviate, altri 33 miliardi di dollari in armi pesanti, mentre le forniture di armi partono anche dall’Europa e da parte dell’Italia è in corso di fornimento un consistente apporto di armi, il cui importo in euro è stato secretato, come al solito, dal governo Draghi.

Per di più elemento di grave disarmonia in Europa è quello della fornitura del gas russo, alla cui rinuncia si oppone decisamente la Germania e di conseguenza il governo italiano, il quale, per bocca di Draghi, ha affermato che il nostro Paese si adeguerà alle decisione dell’Unione europea.

E in proposito è da sottolineare che gli Stati Uniti hanno diffidato l’Europa a non aggirare le sanzione verso Mosca (tra le quali rientra il pagamento in euro e non in rubli del gas), minacciando di adottare sanzioni contro le aziende europee che si muoveranno in tal senso.

In questa situazione l’Europa intera, nella quale gli Stati agiscono indipendentemente gli uni dagli altri, rischia di essere la principale vittima dal punto di vista economica di questa insulsa guerra. Ho più volte sottolineato che la causa fondamentale della mai raggiunta unione economica, sociale e politica dell’Europa dipende dal fatto che i Paesi economicamente più forti hanno trovato conveniente seguire la politica neoliberista secondo la quale non hanno rilievo le condizioni di parità fra i vari Stati, di cui all’articolo 11 della nostra Costituzione, e che i Paesi più forti devono ritenersi legittimati a adottare scelte economiche che trasferiscono le fonti di produzione di ricchezza dei Paesi più poveri ai Paesi più ricchi, che si arricchiscono con i relativi profitti, licenziano gli operai e riducono i Paesi più poveri, come soprattutto il nostro, in povertà assoluta.

Tutto, beninteso, in contrasto con la nostra Costituzione, sul cui fondamento deve ritenersi legittima la nostra appartenenza all’Unione europea.

In questo momento il disastro operato da questo insulso pensiero neoliberista, posto in essere dai nostri governanti succedutisi dall’assassinio di Moro in poi, sta dimostrando tutta la sua gravità, essendo a fondamento della diversità delle politiche all’interno dell’Europa. La quale dovrebbe essere unita e porsi con chiarezza l’obiettivo del raggiungimento della pace in Ucraina, la cui escalation mette a serio repentaglio la pace in Europa, a sua volta già minacciata addirittura dagli stessi Stati Uniti medesimi come detto sopra.

La cosa grave è che il governo Draghi non mantiene una posizione retta, ed è completamente succube di Biden, fino al punto di subire passivamente la minaccia cui ho accennato.

La situazione geopolitica in questo momento presuppone dunque che l’Europa diventi immediatamente un soggetto unitario e forte che possa opporsi alla incivile posizione adottata da Russia e Stati Uniti proseguendo questa orribile, ignobile, immorale guerra nella quale scorre a fiume il sangue degli ucraini, mentre il loro territorio sta per essere completamente distrutto.

Se l’Europa riacquistasse la sua dignità e la sua forza potrebbe essere l’arbitro naturale per risolvere questa gravissima situazione e l’obiettivo da perseguire sarebbe molto semplice.

Se è vero, come è vero, che la guerra significa un ritorno alla inciviltà dell’uomo nel branco, l’unico obiettivo da perseguire in modo razionale è quello di un ritorno alla civiltà e, considerato che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è praticamente bloccato dai diritti di veto, da un lato della Russia e dall’altro degli Stati Uniti, dovrebbe essere l’Europa a prendere in mano la situazione e, anziché inviare le armi per la continuazione di una guerra che non porta nessun risultato – se non quello di prefigurare l’esito di uno scontro nucleare – potrebbe imporre, con la propria forza difensiva, ad ambedue le parti in conflitto di sedersi al tavolo delle trattative, come prevede l’articolo 11 della nostra Costituzione.

Inoltre l’Europa avrebbe ancora un’altra possibilità: quella di riformare l’articolo 27 della Carta dell’Onu eliminando il diritto di veto dei membri permanenti di quel consiglio (Usa, Russia, Cina, Francia e Inghilterra), una posizione di privilegio che aveva fondamento nel fatto che detti membri permanenti erano gli Stati vincitori della Seconda guerra mondiale, mentre ora ci troviamo in un’epoca completamente diversa, con nuovi equilibri geopolitici e nuovi problemi, la cui soluzione potrebbe derivare solo da un’organizzazione Onu nella quale prevalga il principio democratico del voto di maggioranza, che certamente sarebbe a favore della pace, come già dimostra la risoluzione dell’Assemblea generale del 2 marzo ultimo scorso, nella quale i Paesi aderenti che hanno votato per la pace sono stati 141 contro 35 astenuti e 5 contrari.

Insomma: sono certo che i popoli non vogliano la guerra.

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