Insistere a parlare con Putin, “anche se è molto duro, anche se è talvolta inefficace”, per “preparare la pace”: altrimenti “saranno i non europei a costruire la pace in Europa”. Continuare a inviare armi per “aiutare al massimo gli ucraini”, ma tenendo “una linea rossa, che è quella di non entrare nella cobelligeranza“. E “parlare ai nostri partner, nel Golfo, in India, in Cina, per evitare una frattura del mondo“. Sono i propositi della politica internazionale europea che il presidente francese Emmanuel Macron traccia in un’intervista congiunta concessa a un giornale del proprio Paese, uno tedesco e uno italiano, il Corriere della Sera. Una linea diplomatica che fa il paio con quella espressa nelle stesse ore da Olaf Scholz: “Io faccio di tutto per evitare una escalation con la Nato che possa condurre a una terza guerra mondiale”, dice il cancelliere tedesco a Der Spiegel, nell’anticipazione di un’intervista dal titolo “Non ci dev’essere una guerra nucleare”. “È molto importante valutare ogni passaggio con molta attenzione e coordinarci strettamente l’uno con l’altro”, spiega, perché “le conseguenze di un singolo errore sarebbero drammatiche“, avverte.

Macron: “Se la Russia chiude il gas serviranno sforzi” – “Stiamo vivendo ore drammatiche e molto dure”, esordisce Macron nell’intervista resa a Parigi. “Con la prospettiva del 9 maggio (l’anniversario della vittoria sul nazismo, ndr), la Russia intensificherà i suoi attacchi sull’Est ucraino e dovremo prendere decisioni. E se decidiamo nuove sanzioni, o se la Russia decide contro-sanzioni sugli idrocarburi, ma ancora più sul gas, è chiaro che gli europei dovranno chiedere sforzi a tutte le famiglie. A quel punto spiegheremo che dovremo abbassare le temperature, ridurre un po’, per essere meno dipendenti. Non ne vedremo le conseguenze nella primavera o nell’estate 2022 (abbiamo ricostituito gli stock), ma l’inverno prossimo questo non accadrà se non avremo più il gas russo. Voglio rassicurarvi, non è lo scenario nel quale ci troviamo oggi, ma questo scenario può arrivare“, avverte.

“I pericoli: escalation nucleare e Nato belligerante” – Sul piano della tensione internazionale, ammette il capo dell’Eliseo, “c’è chiaramente una volontà di escalation da parte della Russia”: i due pericoli, spiega, “sono l’escalation verticale e quella orizzontale. La prima consiste nel cambiamento di natura della guerra e nel ricorso ad armi non convenzionali, da quelle chimiche alle nucleari balistiche. L’escalation orizzontale è la cobelligeranza dei Paesi alleati o di altre potenze. Penso che dobbiamo fare di tutto per evitare questo incendio, fermando la guerra. Ecco perché, accanto alla nostra politica di pressioni e di sanzioni, dobbiamo continuare a parlare ai nostri partner, nel Golfo, in India, in Cina, per evitare una disgregazione del mondo. Una frattura tale che, di fronte alla Russia, esisterebbe un solo campo, formato dagli Stati Uniti e dall’Europa, mentre altri potrebbero sfilarsi. La responsabilità dell’Europa è di continuare a parlare agli altri per evitare una frattura del mondo”. E per lo stesso motivo, aggiunge, “dovremo continuare a parlare a Vladimir Putin”: “Un giorno ci sarà un cessate il fuoco. Ci saranno potenze garanti, e noi saremo tra loro. Lo dico con molta gravità e, oserei dire, con una forma di peso etico, ma se per stanchezza scegliamo di non parlargli più, allora lasciamo la responsabilità di parlare con Vladimir Putin al presidente turco, al primo ministro indiano, al presidente cinese. E decidiamo che saranno i non europei a costruire la pace in Europa, il giorno dopo. Dunque, anche se è molto duro, anche se è talvolta inefficace, bisogna insistere“, dice.

Scholz: “Evitare confronto militare diretto” – Sulla fornitura di armi pesanti (come i carri armati) alla resistenza ucraina, Macron precisa che ogni Paese Ue “si prende le sue responsabilità con i suoi equilibri politici, e non mi immischio nella vita politica degli uni e degli altri. Siamo molto coordinati, consegniamo già forniture importanti e dobbiamo continuare su questa strada. Con sempre una linea rossa“, chiarisce, “che è quella di non entrare nella co-belligeranza”. Il dibattito al centro della politica tedesca, dice, riguarda “una scelta che appartiene in modo sovrano alla Germania”. Sulle armi, spiega, Parigi e Berlino hanno “la stessa strategia: dobbiamo aiutare al massimo gli ucraini, ma dobbiamo stare attenti a non essere mai cobelligeranti”. Un punto di vista ribadito anche dal cancelliere nell’intervista allo Spiegel: “Ho detto fin dal primo momento che bisogna fare di tutto per evitare un confronto militare diretto fra la Nato e una superpotenza fortemente armata come la Russia, una potenza nucleare”, ha spiegato Scholz, da giorni sotto pressione per la riluttanza a fornire armi pesanti agli ucraini. “Non esiste però un manuale per questa situazione, dove si possa leggere da che punto in poi si venga percepiti come parte del conflitto. Il libro viene scritto ogni giorno, alcune lezioni sono ancora davanti a noi”.

“Aiutare Kiev senza creare escalation incontrollabile” – “La Russia è in guai drammatici“, dice Scholz, “le sanzioni stanno causando enormi danni all’economia, la serie di sconfitte militari non può più essere nascosta dalla na propaganda del governo. Putin è sotto un’enorme pressione“. Potrebbe reagire con armi atomiche alla consegna di carri armati a Kiev? “Non arriveremo da nessuna parte con queste semplificazioni”, risponde il cancelliere, “considereremo tutto con attenzione, rivaluteremo la situazione in modo costante, ne discuteremo con i nostri alleati più vicini e non andremo da soli. Dobbiamo adeguare quotidianamente i nostri principi con la realtà, ma i principi non cambiano: affrontiamo la terribile sofferenza che la Russia sta causando in Ucraina con tutti i mezzi a nostra disposizione, senza creare un’escalation incontrollabile che scateni una sofferenza incommensurabile in tutto il continente, forse anche nel mondo”. E alla domanda se non tema di pentirsi in futuro di non aver fatto di più, risponde: “Non si può agire in modo responsabile senza darsi la possibilità di cambiare idea col senno di poi. Però io devo agire adesso. E le mie azioni si basano sui miei principi”.

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