Il Parlamento tedesco ha approvato la consegna anche di armi pesanti all’Ucraina con 586 voti a favore, 100 contrari e 7 astensioni. Il principale partito d’opposizione, la Cdu-Csu, ha rinunciato a presentare un proprio testo per spaccare la maggioranza ed ha sottoscritto una mozione unitaria coi partiti di governo. Con questo voto il governo guidato dal cancelliere Olaf Scholz ha ottenuto il via libera alla sua politica di sanzioni contro la Russia (che potrà arrivare fino ad escluderla dal sistema Swift), il sostegno alle inchieste sui crimini di guerra e l’impegno alla trasformazione delle infrastrutture per ridurre la dipendenza energetica da Mosca. “Il parlamento tedesco condanna nel modo più severo la brutale guerra di aggressione della Russia all’Ucraina. La Russia infrange con essa nel modo più palese il diritto internazionale ed umanitario e cerca di distruggere in modo permanente la pace in Europa” recita il testo. Ai soldati russi viene fatto appello di deporre le armi assicurando loro asilo in Europa.

La Germania non intende diventare parte in guerra ma non può lasciare l’Ucraina indifesa all’aggressione russa e per questo il Bundestag dà mandato al Governo di “continuare nella consegna di attrezzature idonee all’Ucraina, e dove possibile anche accelerarla, e tra queste anche l’invio di armi pesanti e sistemi complessi, anche allargando accordi di triangolazione” senza tuttavia pregiudicare le capacità di difesa tedesca nell’alleanza Nato ampliando la partecipazione alla difesa del fianco orientale, specie dei Paesi Baltici, anche con altri soldati e mezzi. Fine dev’essere il mantenimento dell’ordine di pace e sicurezza in Europa in cui a tutti gli Stati è garantita l’intangibilità delle frontiere.

Nel dibattito non sono però mancati toni polemici. Dopo che la deputata dei Verdi Britta Haβelmann ha affermato il diritto dell’Ucraina all’autodifesa, il capogruppo dei cristianodemocratici Friedrich Merz ha sottolineato la prolungata “titubanza, esitazione, ansietà” di Scholz, accusandolo di mancanza di capacità di guida. Ha definito “inaccettabile” che in un’intervista a Der Spiegel il cancelliere abbia usato toni paternalistici nei confronti della delegazione arcobaleno che nei giorni scorsi è andata a Kiev, definendo i parlamentari “giovani e fanciulle”. Merz ha aggiunto che Scholz alla fine ha ceduto alle pressioni all’interno della sua coalizione e ha demandato alla ministra della Difesa Christine Lambrecht l’annuncio della consegna di una quarantina di carri-antiaereo Gepard anziché rimandare il suo viaggio in Giappone per spiegare la linea dell’esecutivo in prima persona. La coalizione di governo, ha concluso Merz, ha presentato la sua istanza in Parlamento solo dopo che il gruppo Cdu-Csu aveva annunciato una propria iniziativa.

Alle accuse ha risposto piccato il capo della Spd Lars Klingbeil, che ha criticato come Merz non abbia condannato subito – in apertura del suo intervento – la guerra di aggressione russa, preferendo cominciare da fatti di politica interna, perdendo così l’occasione di mostrare spessore da uomo di Stato. Klingbeil ed i parlamentari della “coalizione semaforo” hanno comunque dichiarato gratitudine a Cdu-Csu per avere aderito ad un testo comune, consentendo di trasmettere a livello internazionale un messaggio univoco all’indirizzo della Russia. Sulla stessa linea anche il capogruppo dei liberali Christian Dürr che ha evidenziato l’opportunità di approvare consegne sia dirette che indirette di armi all’Ucraina perché deve concretamente guadagnare terreno. “Bucha non è un episodio singolo – ha detto Dürr – Ogni violazione russa comporta che i crimini si ripetano” ed “è interesse della Germania che l’Ucraina non perda questa guerra”.

Toni discordi sono venuti dalla AfD: Tino Chrupalla ha definito l’approvazione della mozione una “dichiarazione di ingresso in una guerra”. La Germania – sottolinea – non è in guerra con la Russia e la maggioranza della popolazione non lo vuole neppure, è nell’interesse della Germania invece avere buoni rapporti sia con l’Ucraina che con la Russia. Per Alexander Gauland – l’ultraottantenne fondatore del partito euroscettico di destra – “è improbo cercare giustificazioni per l’uccisione di bambini e la riduzione di città in cenere e macerie, e quando si tratta di libertà, democrazia e valori occidentali un Paese come la Germania deve essere dalla parte giusta della Storia, la morale batte sempre la geopolitica”. D’altra parte, però, precisa Gauland, “è un errore alimentare il conflitto con armi pesanti, ogni soluzione militare porta alla catastrofe”, quando si chiede che “la Russia non deve vincere si deve aggiungere anche che non deve perdere” perché è una potenza nucleare e userebbe i mezzi di distruzione che ha disposizione. Nella Storia un ordine di pace è stato duraturo solo quando gli sconfitti sono stati trattati in modo equo, ha continuato Gauland, il miglior esempio è stato l’ordine scaturito a Vienna nel 1815 dopo la sconfitta di Napoleone, coinvolgendo in modo paritetico la Francia si è evitato cadesse in un permanente stato rivoluzionario. Per Gauland, l’esatto opposto fu la pace di Versailles nel 1919 che fu foriera della Seconda guerra mondiale ed il mandato parlamentare odierno porta più il segno della pace di Versailles che del Trattato di Vienna.

Anche i parlamentari della Linke hanno votato contro. Il capogruppo Dietmar Bartsch ha sottolineato il “disastro comunicativo” della coalizione di Governo sulla questione degli armamenti all’Ucraina. Nel fine settimana Olaf Scholz aveva difeso la decisione di non consegnare armi pesanti a Kiev per non fomentare lo scoppio di una terza guerra mondiale atomica. “Milioni di persone in Germania hanno proprio queste preoccupazioni ed ansie” ha detto Bartsch. Quindi non si capisce perché appena 72 ore dopo la ministra della Difesa abbia annunciato il contrario.

Il Bundestag dovrà ancora varare il bilancio straordinario di 100 miliardi di euro per le forze armate tedesche che può essere approvato solo con una riforma costituzionale a maggioranza di due terzi dei parlamentari. L’opposizione Cdu-Csu pretende che il governo chiarisca come intenda recuperare il debito ed al contempo vincoli perennemente il 2% del Pil a coprire le necessità dell’esercito. La ministra Lambrecht ha messo a nudo le esigenze delle Bundeswehr: su 350 carri armati Puma in dotazione alle forze armate solo 150 sono utilizzabili, dei 51 elicotteri Tiger appena 9 possono volare e per fare capo alle esigenze Nato occorrono 20 miliardi per munizioni. Di fronte alla necessità di dare efficacia alla difesa nazionale è probabile che alla fine l’Unione Cdu-Csu accetterà un compromesso.

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