La Borsa di Mosca si appesantisce improvvisamente dopo la decisione della Banca centrale russa di ridurre i tassi al 17% dal 20%. La riduzione dei tassi tende a fornire una spinta all’economia ma anche a indebolire la valuta nazionale nei confronti delle monete estere. Il rublo viceversa anche oggi si rafforza, a significare come il taglio dei costo del denaro sia stato effettivamente letto più che altro come un segnale di “scampato pericolo”. La valuta russa ha recuperato i valori pre-invasione, raddoppiando il suo valore nei confronti del dollaro rispetto alle prime settimane del conflitto: per un biglietto verde servono attualmente 79 rubli, per un euro, invece, servono 86 rubli. Sebbene almeno la metà delle riserve in asset esteri della banca centrale russa siano al momento congelati dalle controparti occidentali e quindi indisponibili, Mosca può contare sul flusso di denaro che serve per pagare le forniture di materie prime. Solo l’Europa paga circa un miliardo di euro al giorno per gas, petrolio e carbone russi.

La banca centrale russa ha affermato che la riduzione del costo del denaro è stata decisa poiché i rischi per l’economia sono diminuiti e l’inflazione è rallentata. “Le condizioni esterne per l’economia russa restano difficili e limitano notevolmente l’attività economica. Permangono rischi per la stabilità finanziaria”, ha però avvertito la banca. Tuttavia, ha affermato che le sue rigorose misure di controllo dei movimenti di capitale hanno contenuto i rischi. Il nuovo tasso chiave sarà in vigore da lunedì, ha affermato la banca. La prossima riunione in cui la banca riconsidererà il suo tasso chiave si terrà il 29 aprile.

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